Prevenzione, educazione e diagnosi precoce. L’Hiv si combatte a scuola: il progetto dell’Area Vasta 5

L'iniziativa avviata nel 2007 tocca gli istituti secondari di primo e secondo grado con azioni diversificate a seconda del grado di sviluppo degli alunni. Ceriscioli e Volpini: «Prevenzione fondamentale»

Da sinistra Martini, Ceriscioli e Volpini

ANCONA – Prevenzione, educazione nelle scuole e diagnosi precoce. Sono queste le armi a disposizione nella lotta all’Hiv. A ribadirlo con forza sono stati il presidente regionale Luca Ceriscioli e il presidente della IV Commissione Sanità regionale Fabrizio Volpini questa mattina in Regione, a Palazzo Raffaello, dove si è fatto il punto della situazione all’indomani della Giornata mondiale contro l’Aids, con il dirigente dell’Agenzia Regionale Sanità, Claudio Martini, con la referente della Promozione Salute dell’Area Vasta 5, Grazia Mercatili, il direttore delle Opere Caritative Francescane, Luca Saracini e responsabile della casa di accoglienza per persone con Hiv e Aids Il Focolare di Ancona, la responsabile del Centro italiano solidarietà e della struttura di accoglienza Casa Moscati di Pesaro, Lucia Magrini.

Il confronto è stato aperto dalla proiezione del filmato “Anche Io Dovrei Saperlo” realizzato dal Liceo classico “Stabili-Trebbiani” di Ascoli Piceno, successivamente al quale sono stati presentati in dati di incidenza relativi alla Regione Marche che si attesta sui 4,6 casi ogni 100mila residenti, con un trend in lieve diminuzione. Il maggior numero di diagnosi però è stato riscontrato nella fascia di età tra 20-29 anni, un dato che pone l’accento sulla necessità di fare prevenzione proprio fra i più giovani.

«È l’azione più significativa e importante per combattere la malattia», ha detto Ceriscioli. «Servono incontri con i ragazzi e con le scuole»  ha sottolineato il presidente regionale «per far crescere la consapevolezza». «È un male ancora molto grave e ancora presente – ha dichiarato – per cui bisogna adeguare i propri stili di vita per evitare di caderci», e per prevenire è indispensabile agire per «contrastare l’abbassamento della percezione del rischio e riattivare l’allarme promuovendo comportamenti corretti». Ma oltre alla prevenzione, è «fondamentale l’assistenza a chi ha contratto la malattia in termini di accesso alle cure e di tutela sociale» ha concluso Ceriscioli, elogiando il «contributo straordinario del mondo dell’associazionismo».

Fondamentale, per attuare la prevenzione, rivolgersi ai ragazzi, in tal senso «il ruolo della scuola è di vitale importanza» ha evidenziato Volpini, «sono i ragazzi a chiederci di poter ricevere informazioni sull’infezione da Hiv, sulle modalità di contagio e prevenzione direttamente dalla scuola e dai loro docenti». Volpini ha poi sottolineato che il centro regionale di Torrette è stato uno dei primi di eccellenza dai quali è uscita la figura del professor Guido Silvestri, «uno dei massimi esperti mondiali di Aids che oggi lavora ad Atlanta negli Stati Uniti e che è stato anche il promotore del patto trasversale per la scienza».

La diagnosi precoce è essenziale per l’attivazione tempestiva delle cure e per ridurre al minimo il rischio di trasmissione, ha evidenziato il direttore dell’Unità operativa complessa di Malattie Infettive dell’ospedale Marche Nord, Francesco Barchiesi. «La malattia è curabile grazie ai farmaci antiretrovirali particolarmente efficaci e con meno effetti collaterali rispetto al passato» ha detto Barchiesi. Inoltre, studi scientifici hanno dimostrato che «il soggetto con viremia non evidenziabile a livello del sangue è un soggetto che non rischia di contagiare il proprio partner sessuale», una verità scientifica che deve debellare lo stigma che per troppo tempo ha caratterizzato le persone affette da questa malattia.

In alcuni istituti marchigiani è stato attivato nel 2007 un progetto di prevenzione dell’Hiv, tutt’ora in corso, che ha interessato nel 2019, 13 istituti comprensivi, 22 plessi dell’Area Vasta 5, nell’ascolano, per un totale di 1.174 studenti delle terze classi degli istituti secondari di primo grado. Agli studenti gli psicologi hanno fornito informazioni sugli aspetti emotivi e relazionali dell’adolescenza e sullo sviluppo sessuale per incrementare la capacità di assumere decisioni consapevoli per la propria salute, come hanno spiegato la dottoressa Maria Grazia Mercatili e la psicologa Giulia Del Vais.

Nel biennio degli istituti secondari di secondo grado invece è stata realizzata una formazione su un gruppo di studenti, peer educator, che a loro volta hanno parlato con i loro compagni  per informarli sulle modalità di prevenzione e di trasmissione della malattia. Nel 2019 il progetto ha coinvolto 11 istituti, 14 plessi scolastici e 67 classi, raggiungendo 1.860 studenti, mentre i peer educator formati sono stati 56.

Nel triennio (terze, quarte e quinte classi) degli istituti secondari superiori di secondo grado, progetto attivato nel 2019, gli psicologi hanno lavorato sulla sessualità consapevole per evitare il rischio di malattie a trasmissione sessuale, Hiv in primis: 11 gli istituti interessati, 12 i plessi, 150 le classi e 3.895 gli studenti raggiunti.