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Ancona

Green pass, dagli spostamenti al lavoro: un anno di certificato verde

Introdotto il 16 maggio del 2021 prima per gli spostamenti e poi via via con un impiego sempre più largo, il Green pass ha regolato volente o nolente la vita sociale e lavorativa

ANCONA – È trascorso esattamente un anno da quando il Green pass veniva introdotto per la prima volta nel nostro paese. Dal momento del varo, 16 maggio 2021, il suo raggio d’azione si è ampliato passando dall’utilizzo per gli spostamenti a quello per il lavoro e successivamente per l’accesso ai locali. Uno strumento che volente o nolente ha regolato la vita sociale e quella lavorativa nell’ultimo anno della pandemia, quello il cui la campagna vaccinale anti-Covid ha raggiunto il suo clou.

Ma se oggi la certificazione verde può dirsi quasi archiviata, perché attualmente resta in vigore per accedere nelle Rsa e negli ospedali, c’è stata una fase, un anno fa, in cui il Green pass era stato lanciato per allentare le restrizioni sulla mobilità, tra regioni di diverso colore (gialle, arancioni e rosse) e rilanciare il turismo nell’attesa della certificazione verde europea, per poi farne un impiego sempre più largo.

Inizialmente cartaceo, il “lasciapassare” divenne digitalizzato e via via il suo utilizzo, al crescere del numero dei vaccinati e di quello dei contagi, venne ampliato: oltre a regolare gli spostamenti sul territorio nazionale, diventa obbligatorio anche per spettacoli, eventi sportivi, locali, banchetti di matrimoni e altre cerimonie. Poi viene introdotto anche per consumare al tavolo del ristorante e del bar, per i centri termali, per le palestre, le piscine, i cinema e i teatri.

Ma è solo ad ottobre 2021, che il certificato verde diventa obbligatorio sui luoghi di lavoro, un provvedimento tutt’ora contestato da una parte della popolazione. A dicembre il “salto di qualità” con il Green pass che raddoppia nella versione base (con esito negativo di un tampone) e Super Green pass (solo con ciclo vaccinale e guarigione dal Covid).

Se per alcuni la certificazione verde ha rappresentato uno strumento di “libertà” per altri è stato piuttosto uno strumento discriminatorio tanto che qualcuno parlò anche di “lockdown per i non vaccinati”. Nelle Marche, come anche nel resto del paese, c’è chi ha “formalizzato” il suo No al Green pass con proteste in piazza, mentre altri si sono spinti più in là e c’è anche qualcuno che ha tentato di aggirare il provvedimento del governo: operazioni delle forze dell’ordine circa i Green pass falsi sono balzate anche alla ribalta delle cronache nazionali ed altre vedono vicende giudiziarie tutt’ora in corso, basta pensare alla vicenda delle vaccinazioni fittizie al Paolinelli di Ancona. In ogni caso sullo strumento c’è ancora una divisione fra chi è a favore e chi è contrario.

A pensare che il Green pass sia stato sostanzialmente uno strumento che ha consentito maggior sicurezza e una ripresa della normalità è il professor Andea Giacometti, primario della Clinica di Malattie Infettive degli Ospedali Riuniti di Ancona.

Andrea Giacometti, primario Clinica di Malattie Infettive degli Ospedali Riuniti di Ancona

«Quali sono stati gli effetti benefici apportati dall’istituzione del Green Pass? Innanzi tutto il fatto che ha spinto molti alla vaccinazione» dichiara l’infettivologo Giacometti. «Probabilmente – prosegue – una buona percentuale di italiani non si sarebbe vaccinata se non avesse dovuto procurarsi questo “lasciapassare”, non tanto perché convinti “no-vax”, i convinti hanno rinunciato al Green Pass o se lo sono procurato con estenuanti file in farmacia o in altri modi, ma perché, dubbiosi sulla tollerabilità e sulla efficacia del vaccino, avrebbero preferito attendere per capire meglio se valesse la pena vaccinarsi».

Secondo il primario della Clinica di Malattie Infettive dell’ospedale regionale di Torrette «il Green Pass ha permesso una accettabile vita sociale, mi riferisco ai ristoranti, al cinema, in buona sicurezza. Dico buona, non assoluta, perché comunque ci sono i limiti nella efficacia del Green Pass. Limiti che sono sia correlati alla effettiva verifica della validità del documento, sia alla capacità di un virus che diventa più contagioso di eludere gli effetti della vaccinazione e delle misure di contenimento. Mi spiego meglio: a me hanno controllato decine di volte il Green Pass, ma nessuno mi ha mai chiesto un documento di identità. Inoltre, nel reparto che dirigo abbiamo avuto e abbiamo tuttora ricoverati tanti pazienti che hanno ricevuto tre dosi di vaccino ma hanno contratto lo stesso l’infezione da coronavirus SARS-CoV-2 perché ormai questo virus è così contagioso e mutato che riesce ad attecchire lo stesso, seppur causando raramente forme gravi». 

In ogni caso, conclude, «il fatto che sia così contagioso contribuirà a creare quella immunità di gregge da così tanto tempo auspicata e discussa. In autunno forse tale immunità la raggiungeremo grazie alla disponibilità di nuovi vaccini, sia al verificarsi di vera infezione da un virus che, speriamo, sarà ancora meno pericoloso. In quel caso il Green Pass potrebbe non essere reintrodotto, per lo meno non dovrebbe servire per l’accesso alla maggior parte degli ambienti e dei locali».

L’avvocato Patrizia Paolucci

Dall’altra sponda, quella che ritiene il Green pass uno strumento discriminatorio, c’è l’avvocato del foro di Ascoli Piceno Patrizia Paolucci, che segue legalmente sanitari, docenti e altri professionisti contrari all’obbligo vaccinale anti-Covid e alla certificazione verde.

«Il Decreto legge del primo aprile 2021 con cui è stato introdotto l’obbligo vaccinale per gli operatori sanitari (e poi per il personale scolastico) e il Decreto legge del 6 agosto 2021 con cui è stato imposto il sistema del Green pass e tutti quelli che si sono susseguiti sull’argomento, poi convertiti in legge, sono palesemente contrari a quanto deciso dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa il 27 gennaio 2021 (con la Risoluzione n. 2361) a favore del “No” all’introduzione dell’obbligo vaccinale anti-Covid. Nel caso di specie – spiega il legale – è stata calpestata la libertà e la stessa dignità dei destinatari dell’obbligo del vaccino e del Green pass in generale (in pratica tutti i cittadini che vogliono esercitare diritti inalienabili costituzionalmente garantiti); non è stata rispettata la ratio che sottende la promozione della certificazione verde, ossia realizzare uno strumento per coordinare la graduale revoca delle limitazioni alla libertà di circolazione all’interno dell’Unione Europea già messa in atto da diversi Stati membri».

Secondo il legale i vari decreti legge relativi al Green pass e all’obbligo vaccinale «violano palesemente quanto previsto dall’articolo 1, 2, 3 e 32 della Costituzione». Per quanto riguarda invece la sospensione dal lavoro senza retribuzione, scattata per le categorie professionali per le quali è stato previsto l’obbligo vaccinale (sanitari, docenti, forze dell’ordine), per l’avvocato Paolucci «è costituzionalmente illegittima perché contraria alla Costituzione». Non solo, «l’obbligo vaccinale (esibizione del Super Green pass) per l’accesso al luogo di lavoro e per potere offrire la propria prestazione lavorativa è contrario ai principi universalmente riconosciuti a tutela della persona ed ancora si evidenzia la violazione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, della Convenzione Europea sui Diritti Umani, della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione, del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea; della Convenzione di New York».

Secondo il legale «sono illegittimi» anche i decreti legge e le leggi che hanno imposto «l’obbligo vaccinale e il possesso-esibizione del Green pass per accedere al luogo di lavoro, luoghi di svago, servizi, perché contrari al Regolamento dell’Unione Europea» che «ha sancito nel prevedere il Green pass il divieto di discriminazione. Palese è l’incostituzionalità dell’obbligatorietà del trattamento medico in oggetto anche perché contrario a tutte le pronunce della Corte Costituzionale in materia. Per la Corte – aggiunge – i principi costituzionali subordinano la legittimità dell’obbligo vaccinale all’imprescindibilità di un “corretto bilanciamento tra la tutela della salute del singolo e la concorrente tutela della salute collettiva, entrambe costituzionalmente garantite”».

Infine la disamina dell’avvocato pone l’accento sulla vaccinazione anti-Covid che «non elimina la trasmissibilità e non rende immuni per questo è illegittima. Personalmente mi auguro che il sistema del Green pass con tutto ciò che comporta sia definitivamente eliminato dalla vita degli Italiani, nel mio piccolo sono fiera di contribuire a fare valere i diritti calpestati con l’introduzione del sistema Green Pass. Spero – conclude – che le persone si rendano conto che è necessario essere uniti e lottare a difesa della propria dignità di essere umani».