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Ancona

Green pass sul lavoro e presìdi, Acquaroli: «C’è forte disagio. Serve dialogo per far capire importanza vaccinazione»

Il presidente della Regione è intervenuto a margine della conferenza stampa per un anno dall'insediamento della Giunta, sulle manifestazioni contro il Green pass e le code di questi giorni nelle farmacie

Francesco Acquaroli, presidente della Regione Marche

ANCONA – «Va riconosciuta l’importanza che ha avuto la vaccinazione» nel superamento della fase più critica della pandemia, ma «va altrettanto garantito che la vaccinazione sia su base volontaria» e «la libertà a tutti i cittadini che scelgono di non vaccinarsi, senza arrivare a uno scontro che stiamo vedendo e che non è in questo momento auspicabile». Lo ha detto il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, a margine della conferenza a Palazzo Raffaello, dove ha fatto il punto ad un anno dall’insediamento della giunta regionale.

Con le farmacie prese d’assalto, ieri e anche oggi, con lunghe code per l’esecuzione dei test antigenici rapidi necessari per l’ottenimento del Green pass per chi non si è vaccinato contro il Covid e non è guarito dal virus, e il presidio ad oltranza dei “No Green pass” in via Mattei al porto di Ancona, il governatore è tornato a sottolineare l’importanza dell’«unità della popolazione marchigiana e italiana, essenziale per superare questa fase pandemica». 

Coda in una farmacia del centro di Ancona

Il governatore, che già in passato si era espresso chiaramente in favore della libertà vaccinale, e oggi, nel ricordare di essersi vaccinato e di credere «nella scienza come elemento importantissimo per superare questa fase pandemica della nostra vita» ha fatto notare «non posso non dire e non vedere che c’è un forte disagio che mi viene testimoniato da molte persone, lavoratori e imprenditori che comunque non hanno questa visione». Persone che secondo Acquaroli a volte sono «allontanati dalla vaccinazione da questo tipo di atteggiamento».

Il presidente aveva già espresso perplessità sul Green pass, perplessità che ha rinnovato. «Senza voler polemizzare con nessuno – ha detto – , si tratta di una divergenza di vedute metodologica: già a luglio-agosto dissi e misi in guardia dal pericolo di creare una frattura nel nostro Paese. Il fatto che la frattura riguardi il 15% degli aventi diritto non significa che non è una frattura e credo che dobbiamo cercare di fare di tutto e parlare con queste persone, per cercare di far capire loro, dialogando nei mezzi e negli strumenti con le figure che si ritiene più opportuno, dell’importanza dell’adesione alla campagna vaccinale».

Un dialogo che per il governatore deve essere «costruttivo e continuo, piuttosto che una imposizione che da tanti è letta come una sfida alla loro scelta di non vaccinarsi». Secondo il presidente della Regione Marche «le scene che ho visto questa mattina, sinceramente sono scene che a me dispiacciono molto», perché «in questo momento il Paese deve stare unito e forte nella battaglia alla pandemia» che «purtroppo creerà dei problemi economici».

«Nessuno ha la verità in mano» afferma, sottolineando che in questa fase la situazione è «sotto controllo nelle strutture sanitarie e, quindi, siamo particolarmente tranquilli, però nessuno può dirci quello che capiterà tra 3-6-8 mesi». A tal riguardo ha invitato la popolazione a restare molto attenta «rispetto alle misure di precauzione da adottare, perché l’errore fatale potrebbe essere proprio quello di pensare che la pandemia sia finita. Non lo dobbiamo pensare: ricordate l’anno scorso quello che è successo dopo l’estate? Nonostante oggi ci sia una situazione molto accettabile, grazie anche alla campagna di vaccinazione – conclude -, non dobbiamo pensare che la pandemia sia finita».