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Giornata della Terra, Farabollini: «Mancata cura del territorio può provocare tragedie»

Dal presidente dell’Ordine dei Geologi delle Marche l'appello alla prevenzione e cura del territorio specie in una fase di cambiamento climatico

Piero Farabollini
Piero Farabollini (Immagine di repertorio)

ANCONA – Prevenzione e cura del territorio hanno la massima priorità. L’appello arriva dai geologi delle Marche in occasione della Giornata mondiale della Terra. «Prenderci cura del territorio con costanza, gestirlo in modo sostenibile: non c’è modo migliore per onorare la giornata della Terra – dice Piero Farabollini, presidente dell’Ordine dei Geologi delle Marche -. I cambiamenti climatici in atto sono una realtà con la quale dobbiamo convivere, pur nello sforzo comune di ridurre l’aumento della temperatura il più possibile».

«Quando si parla di tutela del territorio e di prevenzione – continua Farabollini – le azioni da mettere in campo servono a limitare i danni in caso di terremoti di grande magnitudo, a evitare che le alluvioni invadano i nostri centri abitati o che una frana possa provocare vittime o danni a case e infrastrutture. Viviamo in un Paese dai paesaggi meravigliosi, ma è una bellezza caratterizzata da una grande fragilità: gli italiani vivono spesso immersi in contesti idrogeologici estremamente delicati. Questo significa che una mancata cura può provocare anche tragedie, come gli eventi dello scorso settembre nelle Marche ci hanno dolorosamente ricordato. Negli ultimi decenni abbiamo abbandonato le nostre montagne e colline. Se questo è stato il frutto di scelte personali, dettate da esigenze economiche, più colpevole è l’atteggiamento delle amministrazioni locali e nazionali che hanno disinvestito e ignorato le esigenze del territorio».

Secondo il presidente dei Geologi delle Marche «bisogna ripartire da qui, dall’osservazione, lo studio e il monitoraggio continuo di corsi d’acqua e versanti, da una pianificazione attenta che tenga conto del rischio sismico e idrogeologico. I cambiamenti climatici comportano un aumento degli eventi atmosferici estremi: questo rappresenta una sfida per gli stessi geologi che devono essere pronti a rivedere metriche e parametri consolidati in favore di un approccio più elastico. Per fare un esempio, non piove più come trenta anni fa, la distribuzione delle precipitazioni è cambiata e dobbiamo adattare l’intero sistema a questa nuova realtà. Il lavoro che ci attende è enorme e solo con un’azione comune a ogni livello potremo essere all’altezza di questa sfida».

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