Giornata della gentilezza, per gli esperti: «Così il tempo rallenta e il futuro si illumina»

Un comportamento che a volte sembra sparito nella nostra società, soppiantato dall'egocentrismo. Sarà per questo che i Giapponesi nel 1988 hanno istituito questa data (13 novembre). Il nostro approfondimento

Un gesto gentile

ANCONA – «La gentilezza nelle parole crea confidenza, la gentilezza nel pensiero crea profondità, la gentilezza nel dare crea amore». Il filosofo cinese Lao Tzu già nel V secolo a.c. aveva ben compreso la potenza di questo comportamento che veicola cortesia, buona educazione e buone maniere, ma che allo stesso tempo trascende tutti questi atteggiamenti perché essere gentili significa anche essere una brava persona, altruista, generosa e disponibile con gli altri.

Un comportamento che a volte sembra sparito nella nostra società, soppiantato dall’egocentrismo. Sarà per questo che i Giapponesi nel 1988 hanno istituito la giornata mondiale della gentilezza fissandone la data al 13 novembre.

Una giornata per ricordare l’importanza di un gesto gentile in un’epoca dove si tende sempre più spesso a pensare al male. La gentilezza è diventata merce sempre più rara, al punto che quando la incontriamo quasi non la riconosciamo più.

«La gentilezza non fa bene solo a chi la riceve, ma anche e soprattutto a chi la pratica – spiega la psicoterapeuta familiare Alessia Tombesi -. Nelle relazioni fa cadere i sistemi difensivi e predispone il nostro interlocutore a dare una risposta più educata, inoltre smussa i conflitti, aprendo le porte ad una comunicazione più corretta ed efficace grazie al pensiero positivo che genera».

Insomma secondo la psicoterapeuta la gentilezza «predispone a relazioni più libere e più aperte, improntate al dialogo». Un atteggiamento che paradossalmente può anche spaventare qualcuno: «Non siamo più abituati alla gentilezza, per questo alcune persone possono esserne spaventate. Però occorre riflettere sul fatto che un comportamento gentile genera meno risposte provocatorie e di rifiuto».

Un’arma potente, indispensabili non solo nelle relazioni con gli estranei, ma soprattutto anche in famiglia e nel lavoro. «Per promuovere il cambiamento nelle relazioni familiari, amicali e lavorative e instaurare più dialogo e collaborazione, proviamo prima di tutto a cambiare noi per primi piuttosto che attendere che siano gli altri a farlo. Iniziamo con l’essere sorridenti, aperti e gentili, poi il resto andrà da sé, perché è una emozione contagiosa che scardina negli altri emozioni prima difese».

E i benefici, c’è da scommetterci sono tanti. «Sul lavoro stimola la collaborazione con benefici non solo per i soggetti direttamente coinvolti, ma anche per l’azienda stessa o per l’ufficio, perché un clima gentile e collaborante crea anche maggiore produzione e più facilità nel portare a termine i propri compiti – spiega la psicoterapeuta Tombesi -. In famiglia e nella coppia, l’educazione, il sorriso e la gentilezza creano una predisposizione benevola, educativa anche per i figli che in questo modo hanno l’occasione di apprenderla dai genitori. Rinsalda e concilia i legami evitando che i familiari possano diventare il capro espiatorio delle frustrazioni quotidiane».

LA GENTILEZZA CI SALVERA’
«L’esempio dei grandi e la naturale propensione all’empatia dei bambini ci salverà – sottolinea la psicoterapeuta dell’età evolutiva Francesca Mancia -. Ritengo sia vitale, a questo punto della nostra involuzione sociale mondiale riflettere attentamente sul valore della attenzione all’altro che non può essere veicolato solo tramite supporti esterni nel momento del disagio ma anche tramite educazione alla empatia ed al rispetto delle regole sociali. Ripartendo dall’infanzia e dai luoghi della evoluzione dell’uomo possiamo attingere al mondo gentile del bambino e farlo espandere verso la disposizione al rispetto di sé e del suo “vicino”».
«Che gioia oggi poter soffermarsi su questo tema e lasciare che il cuore si scaldi  – prosegue la Mancia -. Non possiamo consentire che i nostri figli ereditino un clima persecutorio, giudicante e cinico. Abbiamo ancora tempo per pensare insieme al valore di un’etica dentro di noi, utile a noi stessi e all’altro. Il gesto gentile veicola un’atmosfera educata. Il sorriso può anche non sorgere poiché siamo stanchi e preoccupati, ma il tempo rallenta ed il futuro si illumina almeno un pochino».