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Ancona

Giornata dell’infermiere, Mercanti: «In prima linea oggi, come Florence Nightingale negli ospedali da campo»

La coordinatrice delle professioni infermieristiche di Torrette, riflette in occasione della data, fissata al 12 maggio, per celebrare l'anniversario della nascita della fondatrice della moderna assistenza infermieristica

ANCONA – «Dietro alle maschere protettive ho visto occhi pronti a consolarmi, disperata come ero per aver lasciato a casa mio marito e figli». È tra le righe di questa lettera di ringraziamento, inviata dall’associazione culturale Ankon nostra all’azienda ospedaliera di Torrette, che si può cogliere il ruolo fondamentale degli infermieri in occasione della Giornata mondiale a loro dedicata, che si celebra oggi, 12 maggio.

La missiva, scritta in occasione della giornata per le vittime covid da una volontaria dell’associazione che insieme alla sua famiglia ha contratto l’infezione finendo in ospedale, racconta dall’angolazione del paziente l’attività incessante e umana dei sanitari, costretti da più di un anno a stare in trincea contro la pandemia e che, nonostante la stanchezza e la difficoltà nell’indossare per ore i dispositivi di protezione, hanno onorato la loro, che più che una professione, è una “missione”.

«Scrivo queste poche righe – spiega la volontaria – perché voglio comunicare, far conoscere aspetti che da fuori non si percepiscono, cioè che dentro le corsie ospedaliere ci sono situazioni che nemmeno possiamo immaginare» prosegue, aggiungendo «ho avvertito tanta umanità, professionalità, dedizione e pazienza nello spiegare cosa fare e come procedere».

Nel raccontare la sua esperienza la donna, che è guarita dal virus ed è tornata a casa con la sua famiglia rimarca: «Cosa ho trovato in ospedale? Angeli custodi, davvero Angeli custodi! Uomini e donne che in mezzo ad un vero e proprio calvario umano conservano stampati sui loro visi sorrisi, non mancano di parole di conforto e sostegno. Professionisti che nonostante la stanchezza si dedicano anima e corpo, ad aiutare i pazienti da Covid spaventati, disorientati, incapaci di capire come può essere capitato ad ognuno di essi».

Rosalia Mercanti, coordinatrice coordinatrice delle professioni sanitarie dell’area infermieristico-ostetrica dell’Azienda Ospedali Riuniti di Ancona

La giornata internazionale dell’infermiere è stata fissata al 12 maggio di ogni anno per celebrare l’anniversario della nascita di Florence Nightingale, considerata la fondatrice della moderna assistenza infermieristica. «Ricordiamo la Nightingale per quello che riuscì a fare nell’ospedale da campo in Crimea per evitare le infezioni tra i soldati – osserva Rosalia Mercanti, coordinatrice delle professioni sanitarie dell’area infermieristico-ostetrica dell’Azienda Ospedali Riuniti di Ancona –  , questo in qualche modo si collega con il lavoro svolto oggi dagli infermieri che si sono adoperati e si stanno adoperando in tutti i modi per curare i malati covid e per evitare la trasmissione del virus».

Mercanti fa notare che nell’ambito della pandemia il lavoro degli infermieri, che hanno ricevuto la candidatura al premio Nobel per l’impegno, sta toccando non solo la rete ospedaliera, ma anche i punti vaccinali dove sono impegnati quotidianamente e «sono presenti in tutti quei momenti di diagnosi sulla persone», e fanno la loro parte «per aiutare i cittadini a superare questo momento».

A rasserenare è il fatto che negli ultimi dieci giorni «non abbiamo più pazienti covid in attesa di ricovero al Pronto Soccorso e questo ci fa ben sperare – prosegue – , insieme alla vaccinazione che sta andando avanti bene, per affrontare l’estate» e un autunno con minor rischio di nuove ondate.

La coordinatrice fa notare che nel corso delle ondate pandemiche gli infermieri si sono trovati a cambiare reparto e colleghi, senza contare che le difficoltà respiratorie dei malati covid hanno reso molto più complessa l’assistenza ospedaliera: «Gli infermieri hanno cercato di superare i loro dispositivi di protezione per arrivare a queste persone, anche in situazione di fine vita».

Pazienti che come ricorda si sono trovati soli, senza neanche poter contare sul sostegno dei loro familiari, ed è proprio qui che gli infermieri, oltre ad occuparsi del piano fisico, hanno saputo lenire questa solitudine, occupandosi anche delle loro emozioni.