Ancona-Osimo

Giornata del Fiocchetto lilla, il Centro HETA: «Celebrare i disturbi alimentari intrappola in categorie chi ne è afflitto»

Un approccio, quello del Centro HETA, che parte da una diversa prospettiva e che si discosta dalla spettacolarizzazione

Foto per gentile concessione del Centro Heta

«Celebrare i disturbi alimentari intrappola in categorie chi ne è afflitto e identifica con il problema». La dottoressa Giuliana Capannelli, psicoanalista del Centro HETA per il trattamento e la prevenzione dei sintomi contemporanei spiega così la posizione dell’Associazione di Promozione Sociale di riferimento per le Marche, l’Umbria, l’Emilia Romagna e l’Abruzzo sulla Giornata del Fiocchetto Lilla, che ricorre il 15 marzo in occasione della Giornata Mondiale dei Disturbi del Comportamento Alimentare.

Un approccio, quello del Centro HETA, che parte da una diversa prospettiva e che si discosta da una «spettacolarizzazione che non ha niente a che fare con la prevenzione, né con la sensibilizzazione». «Identificarsi in una categoria – spiega – rafforza la propria condizione e la sintonia con essa, rendendone meno possibile il distacco».

Secondo il Centro HETA, che ha la sede centrale ad Ancona (in Piazza Diaz 2 – 071 31868) ed è referente degli enti del Terzo settore al Tavolo di coordinamento regionale sui disturbi alimentari delle Marche, «non si può fare prevenzione dando risposte univoche e a priori, ma si deve invece tenere conto che ogni essere umano è animato da spinte differenziate» e personali.

Chiarire le ambiguità sulla prevenzione, legate al disturbo alimentare, «è sicuramente una priorità – puntualizza la psicoterapeuta – Non è sempre chiaro se ciò che si vuole prevenire siano le manifestazioni sintomatiche che caratterizzano i disturbi alimentari, oppure il disagio più generale e complesso che si manifesta con i sintomi alimentari e non solo».

In tal senso, la prevenzione non va intesa come rieducazione dei comportamenti, «non esistono soluzioni ‘preconfezionate’, ma soggettive, bisogna aprire alla possibilità che una persona sviluppi un giudizio critico su se stessa e sul mondo».

Per la dottoressa Capannelli «i sintomi sono la prima ‘stampella’ in risposta a momenti difficili della vita e non il problema, per chi lo vive dall’interno», come un lutto, una fase di difficoltà, l’adolescenza, una risposta con cui la persona cerca di controllare il proprio corpo, il peso, attraverso il cibo. «C’è sempre una zona ‘oscura’, un punto cieco che sfugge al controllo, un’angoscia che le persone cercano di controllare e di tappare, ma questi buchi riemergono e non possono essere affrontati negandoli, vanno invece ascoltati in modo che il soggetto possa farne qualcosa».

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