Centro Pagina - cronaca e attualità

Ancona

Gay Pride, un’onda colorata invade Ancona. Fari puntati sul Ddl Zan

Ancona nel pomeriggio è stata una delle sei città italiane, insieme a L'Aquila, Faenza, Martina Franca, Milano e Roma, ad ospitare il Gay Pride, la manifestazione per i diritti di chi ha un diverso orientamento sessuale e identità di genere

ANCONA – Al motto no alle discriminazioni, no alla omo-lesbo-bi-trans-fobia, e «mai più un passo indietro subito il Ddl Zan», è tornata a manifestare in Piazza Cavour ad Ancona, dopo lo stop imposto dalla pandemia, l’onda colorata del mondo Lgbtq (lesbico, gay, bisessuale, transessuale, queer). Non il tradizionale corteo, però, bensì una manifestazione statica così da mantenere il distanziamento imposto dalle norme anti-contagio.

Ancona nel pomeriggio di oggi 26 giugno è stata una delle sei città italiane, insieme a L’Aquila, Faenza, Martina Franca, Milano e Roma, a ospitare il Gay Pride, la manifestazione per i diritti di chi ha un diverso orientamento sessuale e identità di genere, che ha voluto riaffermare il fatto che sul Ddl Zan i movimenti non intendono tornare indietro, né accettare compromessi.

Il Pride in Piazza Cavour ad Ancona

La comunità Lgbtq era già scesa in piazza il 15 maggio scorso, proprio a sostegno del disegno di legge, che è tutt’ora bloccato in Commissione Giustizia e sul quale proprio nei giorni scorsi è intervenuto il Vaticano per chiederne una revisione.

E anche questa volta palcoscenico dei diritti è stata Piazza Cavour. «Il dd Zan è ancora ostaggio di una becera destra in Senato – ha dichiarato Matteo Marchegiani di Arcigay Comunitas Ancona – . Una destra che sta strumentalizzando le Istituzioni in modo ideologico e con il semplice fine di tirare ancor di più nel baratro il nostro Paese. Ma voglio essere positivo, i nostri politici si trovano di fronte all’occasione di cambiare la storia della nostra Italia, approvando una norma di civiltà che finalmente riconoscerebbe nero su bianco l’esistenza di alcuni odiosi fenomeni: l’omolesbobitransfobia, la misoginia e l’abilismo».

Un momento del Pride

Secondo Arcigay la politica ha «il dovere di approvare questo disegno di legge così com’è, senza alcuna trattativa al ribasso, senza giocare sulle nostre vite. Se il Ddl Zan non dovesse passare, si troveranno a dover render conto alla
maggioranza dei cittadini e delle cittadine, e non ci saranno amnistie, la storia non li perdonerà. E’ l’ora del coraggio».

Sull’intervento del premier, Marchegiani ha sottolineato «bene ha fatto il Presidente del Governo Draghi a ricordare un concetto molto semplice: il nostro è un Paese laico. Ed il nostro Parlamento ha facoltà di legiferare come meglio crede.
Le Destre hanno accolto con favore quest’intromissione. Si sono per caso dimenticati che il Vaticano è uno stato estero? Cosa direbbero se la Francia o la Germania, ad esempio, si presentassero nel nostro Parlamento e bloccassero i lavori del nostro organo legislativo?».

Il Pride ad Ancona

Poi l’attacco alla Regione: «Il Consiglio Regionale si è rifiutato di aderire all’iniziativa del Comitato delle Regioni a favore delle persone LGBTQIA+ “love where I live”, proposta dai Consiglieri e dalle Consigliere Bora, Mangialardi, Biancani, Carancini, Casini, Cesetti, Mastrovincenzo e Vitri. Con questo si sono rifiutati anche di esporre la bandiera arcobaleno durante il Pride Month adducendo l’obiezione che la bandiera italiana è già rappresentativa di tutti noi».

Arcigay ha voluto poi ricordare che a proposito del movimento che «in solo qualche anno abbiamo aiutato tantissimi nostri coetanei ad uscire da situazioni difficili, realizzato centinaia di incontri sociali e culturali, promosso iniziative politiche e attività di advocacy di cui tutti in questa piazza beneficeranno, e sarebbero un vero peccato veder svanire realtà come la nostra solo perché non si ha il buon senso di darci una mano».

I manifestanti in Piazza Cavour

I manifestanti hanno voluto affermare che non esiste un solo modello di famiglia e che i ruoli all’interno della stessa possono essere scelti nel pieno rispetto dell’autodeterminazione. «È ora di cambiare le cose» afferma Guido Prosperi, uno dei manifestanti, «l’amore vince su tutto, non esiste amore di serie A e amore di serie B, è una discriminazione che ha una storia legata ad una religiosità che usa ancora oggi termini pesanti, come “abominio”, “contro natura”, e “vendetta contro Dio”».

«Capisco -. prosegue – che la Chiesa intervenga nel dibattito, ma quando cambierà quelle parole?» e aggiunge, «sono cresciuto in una famiglia Cristiana, quei valori me li hanno trasmessi». Poi racconta che trent’anni fa, quando ha fatto coming out «era difficile» affermare di avere un diverso orientamento sessuale, «si tendeva a nasconderlo», mentre «oggi è bello vedere molti ragazzi che sono liberi di potersi esprimere e di poter dire voglio amare una persona e stringergli la mano».  Discriminazioni afferma di averne subite sul luogo di lavoro: «Ho dovuto mettere i paletti e dire ai colleghi che quello che faccio fuori dal lavoro non li riguarda».

Guido Prosperi e il suo compagno Mattia Lorenzetti

Toccando il tema della famiglia arcobaleno sottolinea «è necessario che le persone conoscano prima di poterne parlare. Conosco delle famiglie arcobaleno che vivono serenamente, i bambini, vi posso assicurare, crescono sereni, come tutti gli altri. Hanno le stesse difficoltà e problematiche di tutti gli altri bambini, non crescono né peggio, né meglio, l’amore è la prima cosa che ci deve essere in un nucleo familiare».

Certo, aggiunge, «l’esperienza degli omosessuali ancora è breve per tirare fuori una riflessione seria su questo, ma attendiamo i tempi, valutiamolo, ma non impediamo di vivere serenamente la vita alle persone».