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Ancona

Ancona, l’ultimo saluto al poeta Scarabicchi tra lacrime e commozione della sua gente

Il capoluogo dorico ha voluto rendere omaggio al grande poeta marchigiano morto nei giorni scorsi. Il figlio Giacomo: «Sono pervaso da tutto ciò che mi hai insegnato e consigliato»

Funerale 2
L'ultimo saluto al poeta Scarabicchi

ANCONA – La sua città ha voluto rendergli omaggio con compostezza e commozione, proprio come piaceva a lui. Si sono celebrati questa mattina, 23 aprile, nella parrocchia di Santa Maria dei Servi, a Pietralacroce, i funerali del grande poeta marchigiano, e anconetano, Francesco Scarabicchi morto il 21 aprile all’età di 70 anni a causa di un male che lo stava affliggendo da tempo. Nato ad Ancona nel 1951, nel corso della sua carriera è stato anche traduttore delle opere di Garcia Lorca e Machado. Oltre a parenti e amici, a piangerlo c’era la moglie Liana e i suoi due figli Chiara e Giacomo.

Il carro funebre per Francesco Scarabicchi

Proprio Giacomo ha letto un commosso ricordo per il padre, donandogli anche un inchino alla fine: «Esattamente come hai detto tu. Per quanto possa aver tentato di entrare nel tuo mondo quello stesso mondo è entrato in me in maniera silente. Negli anni si è manifestato poco a poco fino a impossessarsi della mia anima e della mia mente. Sono pervaso da tutto ciò che mi hai insegnato e consigliato. Oggi guardandomi mi rendo conto di quanto sia riuscito a somigliarti. Mano nella mano abbiamo percorso un sentire solo nostro, come quando eravamo al parco di Sirolo e avevo poco più di sei anni. Tenevi stretta la mia mano fino a quando mi divincolavo nel parco e tu continuavi a camminare. All’improvviso risbucavo fuori e ti riprendevo la mano. Oggi come allora continuo a farlo e a portarti dentro di me».

Francesco Scarabicchi, morto all’età di 70 anni

Toccante anche la lettera di Manuele, il marito di Chiara: «Chiunque di noi conosceva la tua avversione nel volare nonostante oggi ti proietti in questo viaggio lasciandoci tutti un po’ smarriti. Da lassù ci guiderei sereno con il tuo sguardo autorevole e il tuo occhiale tirato a lucido, impeccabile come sempre. Con te ho volato tra Australia e Italia, ho goduto della tua persona nel mondo intimo della tua famiglia. Caro Francesco ricorderò sempre i ricordi delle passeggiate ad Assisi, delle risate per le Ramblas a Barcellona, delle goliardiche gite estive a Grottammare. I tuoi sapienti monologhi sulla poesia, la tua passione per la musica, le tue risate in famiglia e la benedizione ricevuta prima di partire per l’Australia con la tua amata figlia. Buon viaggio Francesco, che il mio sia un arrivederci lungo e affettuoso».