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Ancona

Recovery PlanET e vaccini liberi, Ancona cuore della protesta dei movimenti di sinistra

Manifestazione nell'ambito di quella nazionale che si è svolta in 20 piazze italiane e nella quale è stato presentato un documento alternativo al Recovery Plan, che punta su uguaglianza, diritti e ambiente. Ecco le richieste

ANCONA –  Basta vaccini con brevetti e profitti. È parte dell’appello lanciato ad Ancona dai movimenti di sinistra in flash mob nell’ambito di una mobilitazione nazionale che si è svolta in 20 piazze italiane (Ancona, Aosta, Asti, Campobasso, Fermo, Firenze, Genova, Grosseto, Imperia, La Spezia, Legnano, Lucca, Milano, Napoli, Padova, Pesaro, Pietra Ligure, Pisa, Prato, Saronno, Sarzana, Torino, Venezia), promossa dalla “Società della cura”, un network di cui fanno parte oltre 1.800 movimenti collettivi di tutto il Paese, fra i quali gruppi, associazioni, reti sociali e associazioni del mutualismo.

E dal cuore della manifestazione marchigiana, a Piazza Roma, i manifestanti hanno avanzato la proposta di un Recovery PlanET, un piano per una ripresa incentrato sull’uguaglianza di genere, i diritti delle persone e dell’ambiente, contrapposto al Recovery Plan che, lamentano i promotori del flash-mob, «è centrato sui profitti dei soliti noti». A scendere in piazza sono stati Altra Idea di Città, Potere al Popolo, Dipende Da Noi, Sinistra Anticapitalista,. Partito Comunista Italiano, Sinistra Italiana,
Partito della Rifondazione Comunista, Unione Sindacale di Base.

La proposta dei movimenti, è quella di impiegare le risorse europee in arrivo con un approccio più green al quale accompagnare un prelievo del 10% sui patrimoni sopra gli 800mila euro, una sorta di «patrimoniale» Alessio Moglie, portavoce di Altra Idea di Città, «per ricavare miliardi da aggiungere a quelli in arrivo dal Recovery Plan per investire su politiche che consentano di erogare un reddito universale di base, assunzioni, diritti per i lavoratori».

Secondo i movimenti, la pandemia da Covid-19 si ripercuote in un contesto economico e sociale «reso fragile da anni di politiche neoliberiste, durante i
quali molti milioni di persone hanno avuto meno diritti, li hanno perduti, o peggio, non li hanno mai sperimentati, mentre la ricchezza di pochi è aumentata esponenzialmente».

Nelle Marche in un anno sono stati persi complessivamente 35.000 posti di lavoro, 25.000 erano occupati da donne, fanno notare i promotori del flas-mob, che sottolineano come ci sia stata una precarizzazione del lavoro, un «taglio delle risorse alla sanità pubblica e finanziamento di quella
privata, sottrazione sistematica di risorse alla scuola pubblica, indebolimento dei sistemi pubblici di welfare, scelte politiche fondate sulla trappola del debito pubblico, del pareggio di bilancio, dell’aziendalizzazione».

Chiedono vaccini liberi dai brevetti per consentire a tutti di avere accesso alle cure contro il virus che ha messo in ginocchio le economie mondiali e che rappresentano l’unica arma per uscire dalla pandemia. Secondo i movimenti bisogna produrli anche in Italia e senza più profitti per le case farmaceutiche. Inoltre chiedono una sanità pubblica e universale, e di ridurre l’orario di lavoro a pari retribuzione per consentire a tutti di lavorare meglio.

L’altro tema è quello della piena applicazione della legge 194 con l’accesso all’aborto chirurgico negli ospedali pubblici e all’aborto farmacologico nei consultori pubblici fino a 9 settimane, lo stop delle grandi opere «inutili e distruttive dell’ambiente, la tutela dell’ambiente e del clima, la cura del territorio, la conversione ecologica delle attività produttive e della mobilità» e la riduzione delle spese militari, politiche di pace e cooperazione fra i popoli, con un nuovo accento sul tema dell’accoglienza, dell’integrazione e dei diritti delle persone immigrate.

Infine i movimenti attaccano il governo Draghi e quello regionale per il «sistema capitalistico omofobo e patriarcale», oltre che per le scelte operate nel campo della gestione dell’emergenza sanitaria.

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