Centro Pagina - cronaca e attualità

Ancona

Eutanasia, Saltamartini sul caso Mario: «Sarà il Tribunale di Ancona a decidere sul diritto al suicidio medicalmente assistito»

Dopo la notizia del parere del Comitato Etico di Asur diffusa dall'Associazione Coscioni sul tetraplegico Mario, arrivano le precisazioni dell'assessore Saltamartini il quale afferma che a decidere sarà il Tribunale e non l'Azienda Sanitaria

Filippo Saltamartini

ANCONA – «Sarà il Tribunale di Ancona a decidere se il paziente tetraplegico di 43 anni potrà avere diritto al suicidio medicalmente assistito». Lo fa sapere l’assessore alla Sanità Filippo Saltamartini in una nota stampa nella quale fa delle precisazioni sul caso dell’autotrasportatore marchigiano rimasto immobilizzato oltre 10 anni fa in conseguenza ad un incidente stradale. Nella giornata di oggi infatti l’Associazione Luca Coscioni, ha diffuso la notizia dell’ok del Comitato Etico di Asur al suicidio medicalmente assistito nelle Marche, si tratta del primo malato in Italia a poter ricorrere all’eutanasia. Una notizia balzata all’onore delle cronache nazionali. Ma andiamo per ordine.

La vicenda

La vicenda Mario, questo il nome di fantasia, aveva preso avvio diversi mesi fa. Il 15 giugno 2021 il Tribunale di Ancona ordinava all’Asur Marche di provvedere, previa acquisizione del relativo parere del Comitato Etico territorialmente competente, ad accertare se la patologia fosse irreversibile, se fosse in grado di intendere e volere, e se il farmaco fosse appropriato a garantirgli una morte senza sofferenza.

La Direzione dell’Area Vasta 2 aveva attivato la procedura di richiesta di parere al Comitato Etico Scientifico della Regione Marche, comitato che ha chiesto all’Av2 di istituire una equipe multidisciplinare per visitare Mario, costituita da un medico palliativista, un neurologo esperto della patologia dalla quale è affetto il paziente, uno psichiatra, uno psicologo, un medico specialista nel trattamento dei sostegni vitali ai quali il paziente è sottoposto, un infermiere esperto nelle cure domiciliari integrate.

L’associazione Luca Coscioni

Nel luglio scorso l’uomo aveva sporto una prima denuncia nei confronti di Asur Marche con il supporto dei legali dell’Associazione Luca Coscioni, perché, malgrado il provvedimento di un giudice, l’Azienda non aveva proceduto a verificare lo stato delle sue condizioni dopo che l’uomo aveva chiesto di potere accedere al suicidio assistito nel nostro Paese nel rispetto della sentenza della Corte Costituzionale sul caso Cappato-Dj Fabo.

A questa erano seguite altre azioni legali con il supporto dell’Associazione Luca Coscioni. I legali di Mario avevano infatti inviato una lettera di messa in mora e di diffida ai ministri Roberto Speranza e Marta Cartabia, portando a conoscenza del caso anche il premier Mario Draghi. Appena una settimana fa, era partita una nuova diffida verso Asur Marche, in quanto ad un mese dall’invio al Comitato Etico della Regione Marche (CERM) della relazione dell’equipe multidisciplinare dell’Area Vasta 2, Mario non aveva ancora avuto un riscontro sull’esito della procedura.

Secondo la nota dell’Associazione Luca Coscioni, «il Comitato etico, ha esaminato la relazione dei medici che nelle scorse settimane hanno attestato la presenza delle 4 condizioni stabilite dalla Corte Costituzionale nella sentenza Cappato-Dj Fabo, ovvero Mario è tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale; è affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che reputa intollerabili; è pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli; e che non è sua intenzione avvalersi di altri trattamenti sanitari per il dolore e la sedazione profonda».

Le precisazioni della Regione

Secondo l’assessore Saltamartini, «il Comitato Etico dal canto suo ha sollevato dubbi sulle modalità e sulla metodica del farmaco che il soggetto avrebbe chiesto (il TIOPENTONE SODICO nella quantità di 20 grammi, senza specificare come dovesse essere somministrato)».

Inoltre sottolinea che il Comitato Etico, rispondendo ai quesiti formulati dal Tribunale di Ancona, «rileva che l’interessato ha piena capacità di intendere e volere; non motiva quali siano i presupposti per i quali è stata richiesto il dosaggio indicato di 20 gr, quantità non supportata da letteratura scientifica; non spiega se e con quali modalità si debba procedere tecnicamente alla somministrazione e, se in via preventiva, per conculcare lo stato d’ansia derivante dall’operazione, si voglia avvalere di ansiolitici; non risulta chiaro se deve essere utilizzato solo il farmaco indicato dal paziente, nell’ipotesi in cui non si riesca a portare a compimento la procedura di suicidio medicalmente assistito. Il Comitato etico, rispondendo, infine, ai quesiti del Tribunale medesimo, ha ritenuto non essere di sua competenza l’eventuale individuazione di altre modalità per assicurare il decesso dell’interessato».