Equo compenso, è legge. Le Marche tra le prime regioni a legiferare in materia

E' arrivato il via libera all'unanimità alla proposta che interessa 30mila professionisti nelle Marche. Giacobelli (Confprofessioni): «Definita una misura di maggiore tutela, si ridà dignità al lavoro»

Il Consiglio regionale delle Marche
Il Consiglio regionale delle Marche

ANCONA – Garantire un compenso equo compenso ai circa 30 mila liberi professionisti marchigiani. È quanto intende garantire la legge varata all’unanimità questa mattina, 14 novembre, in consiglio regionale. La proposta sottoscritta dal presidente del consiglio regionale Antonio Mastrovincenzo e da quello della commissione sviluppo economico Gino Traversini prevede che l’Ufficio di presidenza dell’assemblea legislativa e la giunta regionale si attivino per adottare atti di indirizzo: lo scopo è garantire per i liberi professionisti un equo compenso proporzionato sulla base della quantità, della qualità, del contenuto e delle caratteristiche della prestazione resa, ma anche rispetto ai parametri applicabili alla professione svolta nello specifico.

Parametri che dovranno essere utilizzati come metro per stabilire appunto l’importo da porre alla base delle gare e nei contratti di incarico professionale nei quali non dovranno essere inserite clausole vessatorie. La giunta dovrà sottoporre all’assemblea legislativa entro il 31 marzo di ogni anno una relazione sui risultati dell’attività di monitoraggio. Inoltre la Regione deve farsi promotore dell’adozione dell’equo compenso anche da parte degli enti locali.

Il presidente del consiglio regionale Antonio Mastrovincenzo ha espresso soddisfazione per l’approvazione all’unanimità e per il fatto che le Marche «si pongono tra le prime regioni italiane a legiferare in materia». «Una legge importante perché riconosce la giusta retribuzione per il lavoro svolto da parte dei professionisti, in particolar modo per quelli meno tutelati e per i più giovani». «L’introduzione dell’ equo compenso, voluta in una prima fase dal legislatore nazionale limitatamente ad alcune categorie – ha dichiarato –  è stata poi estesa ad altri soggetti fino a contemplare nell’intervento complessivo anche i contratti stipulati con la pubblica amministrazione». Una proposta frutto della collaborazione con «gli ordini professionali che ringraziamo per il loro costante contributo. Il provvedimento è soprattutto merito loro che ci hanno sollecitato ed è frutto di un lavoro complesso portato avanti insieme». «Con questa legge diamo precise linee di indirizzo a tutte le pubbliche amministrazioni affinché rispettino determinati parametri quando assegnano incarichi ai liberi professionisti», ha evidenziato Mastrovincenzo, precisando che «alla base di tutto, resta fermo l’impegno affinché il lavoro, le competenze e l’equità ritornino ad essere centrali in tutte le strategie regionali d’intervento».

Relatore di minoranza il capogruppo di Forza Italia Piero Celani che ha evidenziato che la «proposta va a sanare un vulnus che si è creato da tantissimo tempo con il decreto Bersani e poi successivamente con il governo Monti, quando furono azzerate le tabelle minime tariffarie dei professionisti. Da quel momento in poi si è creata tanta confusione nel campo delle professioni, adesso è necessario mettere dei paletti importanti come ad esempio tutte quelle clausole che sono state introdotte dalla legge del 2017, quindi l’impedimento di inserire clausole vessatorie nei contratti e soprattutto con la sicurezza di avere dei prodotti finali di qualità dal punto di vista della progettazione. Il vulnus che ancora resta – conclude – è che questa legge incide soltanto nei rapporti instaurati dalla Regione e non dagli enti locali. Ci si augura che la Regione faccia una azione di persuasione e di incentivazione degli enti locali ad adeguarsi ad applicare in modo pedissequo questa legge».

Soddisfatti gli ordini professionali che tramite Roberto Di Iulio, presidente dell’Ordine consulenti del lavoro e del Cup (Comitato unitario permanente degli ordini e dei collegi professionali) di Ancona fanno sapere che «finalmente la Regione Marche da un passo importante a difesa della dignità dei liberi professionisti». «L’abrogazione delle tariffe professionali ha causato veri e propri fenomeni di sfruttamento con la proposta da parte di alcuni committenti, di incarichi professionali a titolo gratuito», «l’equo compenso è una conquista di civiltà a garanzia della dignità del nostro lavoro».

«La legge regionale sull’equo compenso – commenta il presidente di Confprofessioni Marche Gianni Giacobelli – è una norma che aspettiamo da tempo: nelle Marche ci sono oltre 30.000 professionisti, ordinistici e non, e certamente trarranno un forte giovamento dalla prossima entrata in vigore di questo provvedimento che consente di riequilibrare, in modo codificato, il rapporto tra qualità e giusta remunerazione della prestazione professionale». Viene così definita una misura di maggiore tutela, ancora più importante nella congiuntura attuale: «Significa dare dignità al lavoro – sottolinea Giacobelli -, anche a questo comparto che negli ultimi anni ha fornito un’opportunità a molti giovani che, altrimenti, avrebbero incontrato maggiori difficoltà di inserimento nel mercato occupazionale, per la crisi economica che sta ancora facendo sentire i suoi effetti. Esprimiamo, quindi, massima soddisfazione per il fatto che, dopo un lavoro piuttosto complesso, frutto del dialogo costruttivo con la Regione, gli ordini professionali e le rappresentanze sindacali, veda oggi la luce una legge che tiene in grandissima considerazione anche le istanze di Confprofessioni Marche».

«L’equo compenso è il riconoscimento di una professionalità sempre più all’avanguardia – ha evidenziato il presidente della Federazione Ordini Ingegneri delle Marche, Massimo Conti – e deve essere l’occasione per un aggiornamento continuo dei processi tecnici che interessano circa 17mila professionisti del settore attivi nelle Marche, garantendo prestazioni di eccellenza».