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Ancona

Discoteche chiuse, Casarola: «Il nostro settore dimenticato». Ipotesi ricorso internazionale

Asso Intrattenimento protesta contro la decisione del governo di non riaprire ancora le discoteche, neanche con green pass. Il settore minaccia azioni legali

Discoteca (Foto di Free-Photos da Pixabay)

ANCONA – È rabbia tra i gestori delle discoteche e delle sale da ballo. I locali, nonostante il green pass sia ormai pienamente operativo, resteranno ancora chiusi. Nessuna data è stata prevista per la riapertura di queste attività che sono chiuse senza interruzione dal febbraio 2020. «Siamo un settore dimenticato» lamenta Maurizio Casarola, di Asso Intrattenimento.

A far infuriare i gestori è il fatto che «in questi mesi, ristoranti, bar, litorali, piazze, strade si sono trasformati in luoghi di pubblico spettacolo, caratterizzati da assembramenti incontrollati» spiega, nel sottolineare anche il fenomeno dell’abusivismo che sfugge al controllo e alle misure di prevenzione.

I gestori si sentono presi di mira dai provvedimenti per il contenimento della pandemia e parlano di «strategia diretta ad annientare il nostro settore». Casarola sottolinea che le associazioni di categoria hanno chiesto più volte un confronto, sia a livello nazionale che regionale, ma questo «non è ancora stato concesso». «Quello che chiediamo è di garantire la continuità delle nostre attività e la sopravvivenza delle famiglie dei nostri dipendenti, perché così non si va avanti», afferma.

Maurizio Casarola direttore del Melaluna di Castelfidardo e delegato Asso Intrattenimento

L’altro tema caldo è quello dei ristori «insufficienti» a coprire le spese per affitti, utenze, tari, assicurazioni, che continuano ancora ad arrivare anche se le attività sono chiuse. «Ci sentiamo trattati come sudditi silenti» spiega, sottolineando che i gestori sono stanchi e Asso Intrattenimento minaccia azioni «in tutte le sedi legali (nazionale e internazionali) che riterrà più opportune per la tutela dei lesi diritti del nostro settore e per il risarcimento di tutti i danni subiti nei confronti di coloro che, a diverso titolo, si sono resi responsabili». Tra le ipotesi sul tavolo quella di un ricorso internazionale, «contro le misure assunte dal governo».

A livello regionale l’associazione torna a chiedere «ristori, come concesso per i lavoratori della cultura e della musica, mentre noi non abbiamo ricevuto niente» e un intervento sulla Tari «che i comuni continuano ad applicare anche se siamo chiusi da quasi 18 mesi. Se non produciamo redditi come facciamo a pagare la Tari?».

Casarola non esclude manifestazioni e iniziative anche a livello regionale per far sentire la voce di questa categoria di imprenditori,