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Ancona

Ddl Zan, un’onda colorata invade Ancona. Arcigay: «Verso il primo centro antiviolenza per persone Lgbtqia+ nelle Marche»

In Piazza Cavour associazioni, partiti, movimenti e esponenti politici al fianco del mondo Lgbtqia+ per chiedere l'approvazione immediata del disegno di legge Zan per dire basta ad ogni forma di discriminazione

La manifestazione di Ancona per il Ddl Zan

ANCONA – Approvare subito il Ddl Zan e senza modifiche che ne farebbero ripartire l’iter allungando ulteriormente i tempi di una norma attesa da un ventennio. È quanto ha chiesto a gran voce il mondo Lgbtqia+ sceso in piazza ad Ancona – il 15 maggio – nell’ambito della manifestazione nazionale “Legge Zan e molto di più – Non un passo indietro”. Il disegno di legge in attesa di discussione in Senato, rimasto arenato dopo l’approvazione alla Camera avvenuta ormai più di sei mesi fa, punta a contrastare le discriminazioni e le violenze perpetrate contro le persone con un differente orientamento sessuale, di genere, identità di genere e con disabilità.  In Piazza Cavour sono arrivati in circa 300 persone da diverse zone delle Marche.

Una legge attesa da un ventennio, che consentirebbe di riallineare l’Italia agli altri Paesi Europei, così da non essere più fanalino di coda sul fronte dei diritti: il Ddl, in attesa di discussione, tra le altre cose, andrebbe a riconoscere un’aggravante ai reati commessi per omofobia, come avviene nel resto d’Europa.

La manifestazione pro Ddl Zan ad Ancona

La manifestazione si è svolta in concomitanza anche in altre 70 piazze di città italiane, inclusa quella di Pesaro, un’onda colorata che armata di bandiere e striscioni si è mobilitata, in forma statica per rispetto delle misure covid, per dire no alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale, genere, identità di genere e abilismo

A scendere al fianco del mondo Lgbtqia+ in Piazza Cavour c’erano associazioni, partiti politici, movimenti, sindacati e esponenti politici, tra i quali la consigliera regionale del Pd Manuela Bora: hanno aderito Anpi Ancona e Anpi provincia di Ancona, Amnesty Marche, Comitato DDL Zan Subito – provincia di Fermo, Cgil Marche, Cgil Nuovi diritti Marche, Dipende da Noi, Famiglie arcobaleno Emilia Romagna e Marche, Giovani Democratici Marche, Gulliver Ancona, Partito Democratico Marche, Non Una Di Meno Transterritoriale Marche, Officina universitaria, Rete degli Studenti Medi Marche, Sardine Marche, Uisp Marche, Uaar Ancona e Articolo Uno. 

Matteo Marchegiani, Arcigay Comunitas Ancona

Matteo Marchegiani di Arcigay Comunitas Ancona ha sottolineato la presenza alla manifestazione di tante realtà politiche e associative diverse tra loro, «un bellissimo segnale» ha detto: «Sappiamo per certo che da soli non andiamo da nessuna parte e che solo quando la società civile, proprio come oggi, abbraccia le nostre cause, possiamo andare avanti e rendere l’Italia un Paese migliore».

Inoltre ha spiegato «questa legge la vogliamo subito, senza modifiche che manderebbero a morte l’unica possibilità che abbiamo per rispondere ad vera e propria crisi sociale che la nostra comunità sta affrontando da anni». Allargando il discorso all’attualità regionale, Marchegiani, ha ricordato l’aggressione avvenuta a Fano, ai danni di un ragazzo che indossava smalto sulle unghie: «La violenza genera sempre nuova violenza E noi la violenza vogliamo debellarla. Anche a questo ci serve il Ddl Zan». 

Manifestanti ad Ancona

Durante la pandemia le richieste di aiuto per soprusi e violenze da parte di persone Lgbtqia+ e donne «sono aumentate in modo esponenziale» ha evidenziato Arcigay: «Questo tipo di odio ha delle radici culturali e sociali che le rendono strutturali e sistemiche. E vi posso garantire che non le risolveremo solo con una legge. Servirà molto di più, per questo noi chiediamo qualcosa in più della Legge Zan. Ma dovremo pazientare. Perché una parte della nostra Italia ha paura di cambiare».

Marchegiani ha sottolineato «come associazione Lgbt+ anche noi ci troviamo ad affrontare situazioni difficili e tentiamo di aiutare come possiamo le persone ad uscirne. Fino ad oggi abbiamo avuto delle serie difficoltà nel reperire fondi per promuovere attività di questo tipo. Ma sono felice di annunciare qui, pubblicamente, per la prima volta, che la nostra associazione, insieme al comitato Arcigay Agorà di Pesaro-Urbino, il comune di Fano e la Coos Marche, abbiamo preso parte al bando Unar per la realizzazione del primo centro antiviolenza per persone Lgbt+ nella nostra Regione».

Marchegiani ha sottolineato che i fondi stanziati non permetteranno per il momento di creare un centro residenziale: «Non possiamo garantire alcun posto letto a coloro che vengono cacciati di casa solo perché gay, lesbiche, bi, trans».
A tal proposito ha ricordato la vicenda di Malika, la ragazza toscana cacciata di casa perché lesbica: «Vi posso garantire che queste cose succedono anche qui. E il non poter supportare questi casi è un dolore straziante per noi attivisti, per questo chiediamo nel prossimo futuro di aumentare i fondi a disposizione».

Manuela Bora, consigliera regionale Pd

La consigliera regionale dei dem, Manuela Bora, ha sottolineato che occorre «procedere senza indugio all’approvazione del disegno di legge» così come è stata redatta, senza nessun emendamento al Senato, per procedere in maniera spedita, perché, come ha spiegato, «non è mai il momento sbagliato per parlare di diritti, anche in un momento come quello della pandemia è necessario compiere passi in avanti».

La consigliera, in rappresentanza del Pd marchigiano, ha garantito che il gruppo assembleare «vuole essere la loro voce in consiglio regionale e guidare la protesta nei prossimi mesi». «Mi sento una di loro – ha detto Bora – e chiedo che i miei diritti vengano rispettati: credo che un Paese civile debba mettere al primo posto di ogni agenda la difesa dei propri diritti. E la piazza di oggi è la rappresentazione perfetta di quella che dovrebbe essere la nostra società: purale, inclusiva, tollerante, aperta al dialogo, lontana dall’odio e da ogni forma di recriminazione, ma non per questo non decisa a portare avanti con grande convinzione e in modo pacifico i propri diritti».

«Già oggi – conclude Bora – nessuno può negare l’olocausto degli ebrei, senza incorrere in sanzioni, mi chiedo perché non debba essere sanzionato anche chi dice che i gay dovrebbero essere bruciati nei forni».

La manifestazione di Ancona per il Ddl Zan

La consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, Simona Lupini, non potendo prendere parte alla manifestazione ha inviato un suo messaggio nel quale ha evidenziato che «il principio base del Ddl Zan è assolutamente semplice: se commetti violenza su una persona, o se inciti altri a commettere violenza su una persona, in base al fatto che sia una donna, un disabile, un soggetto della comunità Lgbtq, allora devi essere sanzionato e con un’aggravante specifica».

Un allargamento della legge Mancino, «già esiste e sanziona l’odio razziale – ha detto -, con altre fattispecie di crimini d’odio. Approvare questa Legge – prosegue – dovrebbe essere l’occasione, anche a livello istituzionale, per ribadire che possiamo mettere da parte le differenze politiche per combattere discriminazioni e soprusi. Per questo è assolutamente necessario che si proceda senza indugi e sono convinta che, alla fine, nonostante i tentativi di boicottare il Ddl, la risposta del Parlamento sarà forte e decisa».

Pierpaolo Pullini e Cinzia Massetti

«Il Ddl Zan riguarda anche i lavoratori – ha detto Cinzia Massetti, responsabile regionale dell’Ufficio Nuovi Diritti della Cgil – e tutte le persone discriminate sul lavoro, perché diritti sociali e diritti civili devono andare avanti insieme». Il sindacato pone l’accento sul fatto che il disegno di legge «è ostaggio delle forze conservatrici e reazionarie in Parlamento». Massetti dopo aver letto il primo articolo del Ddl Zan, ha affermato che occorre «abbattere il muro di indifferenza» e che non devono essere compiuti passi indietro.

«Una legge importante che però da sola non sarà sufficiente» ha affermato Massetti, che in un pensiero condiviso con la segretaria generale Cgil Marche Daniela Barbaresi ha aggiunto: «Se fenomeni come l’omolesbobitransfobia, l’abilismo e il sessimo non vengono affrontati soprattutto attraverso l’educazione, la formazione, il contrasto all’esclusione dal lavoro, il welfare universale e servizi pubblici all’altezza dei bisogni delle persone». Massetti ha poi rivolto un messaggio di solidarietà dalla piazza di Ancona ai lavoratori Elica, dopo l’apertura della vertenza per la delocalizzazione di linee produttive in Polonia.

Amnesty International

«È difficilissimo vivere nelle Marche – racconta Samuele, 19enne transgender che vive in un paesino dell’entroterra maceratese – , appena fai coming out la notizia si diffonde in tutto il paesino, tutti ne parlano e anche a scuola, e succede che il professore omofobo, che un anno ti trattava bene, appena scopre che sei gay, i tuoi voti improvvisamente passano da 9 a 6. Il Ddl Zan può aiutare situazioni come queste a venire allo scoperto».

Samuele racconta di aver sempre saputo di non essere una ragazza: «Sono cresciuta estremamente religiosa, e quindi mi sono dovuta sempre reprimere. Quando ho provato a parlare delle sensazioni che avevo, la prima cosa che mi è stata detta è che tutte le donne non vogliono essere donne, perché essere donne è brutto». Dopo il coming out a gennaio «la mia famiglia non ha reagito né bene, né male, mi chiamano ancora con il mio vecchio nome, un po’ capisco che abbiano difficoltà ad accettarlo, però mio padre oggi mi ha accompagnato qui alla manifestazione e in qualche modo cercano di fare del loro meglio per supportarmi».

Samuele 

Nel corso della manifestazione a prendere la parola è stato anche Marte Manca, esponente del movimento “Non una di meno transterritoriale Marche” che ha parlato dello shitstorm (tempesta di insulti) che lo ha colpito personalmente sui social network dopo una testimonianza rilasciata al quotidiano La Repubblica, nella quale aveva parlato di gestazione transgender maschile con un utero. Ma al post sono seguiti una serie di commenti, con insulti personali, che hanno confermato, se ancora ce ne fosse bisogno, la necessità di una legge per tutelare i diritti di queste persone. 

Manca ha affrontato la questione, non solo alla mobilitazione in Piazza Cavour ad Ancona, ma anche in un post sulla sua pagina Facebook nel quale afferma: «Questa è la reazione di una Italia che ci detesta», si sfoga «si è scatenata l’arena di gente che vomita odio, insulti e aggressività». «C’è una parte consistente dell’Italia – prosegue – che odia le persone Transgender a cui facciamo ribrezzo e che non vorrebbe che ci riproducessimo o esistessimo sulla faccia della Terra», spiega, «il Ddl Zan – conclude – ha scoperchiato un verminaio di odio che era strisciante».