Crac Banca Marche, l’ex direttore Goffi: «Scarsi controlli e sovra indebitamento immobiliare»

L'ex direttore generale è stato ascoltato come teste nell'ambito del processo per il dissesto dell'istituto di credito. Ha iniziato a testimoniare intorno alle 11 ed è rimasto sul banco fino alle 18,15. Prossima udienza il 14 ottobre

Banca Marche

ANCONA – Scarsi controlli, sovra indebitamento immobiliare, sottostima dei crediti e rischio di liquidità molto accentuato. Sono le ragioni del dissesto di Banca Marche fallita per 6miliardi di euro evidenziate dall’ex direttore generale dell’istituto di credito marchigiano, Luciano Goffi, ascoltato come teste nell’udienza per il processo sul crac di Banca Marche dal collegio penale, presieduto dal giudice Francesca Grassi.  

Direttore generale di Banca Marche dal 14 settembre 2012, Goffi fu chiamato dal presidente Lauro Costa a raccogliere il testimone da Massimo Bianconi, mentre fu nominato amministratore delegato della Nuova Banca Marche dal 22 novembre 2015 in seguito al piano di salvataggio dell’istituto di credito approvato dal Consiglio dei Ministri. Un’udienza fiume, quella di ieri (23 settembre) iniziata alle 9,30 e conclusasi alle 18,15 dopo un paio di sospensive di mezz’ora ciascuna. Goffi è stato sotto torchio dalle 11 di mattina.

«Un esame molto dettagliato che ha portato ad evidenziare le condotte dei commissari della Banca d’Italia nel lungo periodo che è succeduto all’uscita degli odierni imputati e questo è molto significativo anche per l’esame complessivo oltre che per l’esito del processo», ha commentato l’avvocato Nascimbeni, legale difensore dell’ex presidente di Banca Marche, Lauro Costa.

Goffi durante la sua testimonianza ha evidenziato un quadro di «sovraesposizione molto forte» da parte della banca che dal 2004 aveva aumentato gli investimenti immobiliari mentre parallelamente venivano sottostimati i crediti.
L’ex presidente di Banca Marche ha spiegato che l’istituto dal 2004 al 2011 ha avuto un’esposizione fiscale di 500milioni di euro a fronte di 300milioni di euro di dividendi pagati.

Secondo Goffi, l’esposizione nel settore immobiliare era raddoppiata dal 2004 al 2011, passando dal 20 al 40% in seguito ad una strategia di crescita molto forte adottata dall’istituto bancario. Per l’ex direttore di Banca Marche l’istituto aveva «sottostimato il rischio esposizione».

Goffi ha spiegato che di fronte a 17miliardi di impieghi Banca Marche aveva solo 500milioni di accantonamenti, numeri che gettavano luce sul fatto che l’istituto avesse un «rischio di liquidità molto accentuato». Goffi ha spiegato che già nel 2008 il valore della banca non era quello reale e che c’era già un problema di sovraesposizione immobiliare, inoltre ha sottolineato che se l’istituto nel 2008 avesse preso contezza dello stato di crisi avrebbe potuto continuare a rispettare gli impegni nonostante avrebbe comunque avuto delle ripercussioni.

Il Pm Puccilli ha interrogato il teste sulle pratiche di finanziamento dell’istituto bancario, sulla regolarità delle fideiussioni e se queste fossero sufficienti a coprire i debiti della Banca. Inoltre ha chiesto conto all’ex direttore generale dei controlli sulla reale possibilità economica della banca, ovvero sulle verifiche dei beni posti a garanzia del credito vantato dalla banca. Goffi ha evidenziato la mancanza di verifiche sulle garanzie fornite dalla società nei confronti dei soggetti che chiedevano ingenti somme in prestito. Tra i capitoli che hanno visto una maggiore esposizione finanziaria da parte della banca c’è Lanari con 250milioni di euro. Ma durante l’udienza il Pm ha interrogato il teste anche riguardo il finanziamento concesso al Gruppo Ciccolella, l’impero pugliese dei vivai fallito nel 2015 che aveva ottenuto circa 144milioni di euro da Banca Marche. Il Pm Puccilli ha interrogato il teste sulle ragioni del subentro di Banca Marche verso altri istituti di credito che si erano ritirati nell’apertura di credito nei confronti degli imprenditori Vittorio Casale e Davide Degennaro ai quali l’istituto di credito aveva concesso rispettivamente 6milioni e mezzo di euro e 13milioni e mezzo di euro. Ma durante l’udienza si è discussa dell’esposizione dell’istituto di credito anche nei confronti di Mazzaro Canio, Fortezza e della società La Città Ideale.

Goffi ha anche testimoniato di aver riscontrato a metà del 2013 una manomissione del sistema informatico, nel periodo nel quale era già stato nominato presidente di Medioleasing.

Nel corso dell’udienza l’ex direttore generale di Banca Marche è stato interrogato anche dall’avvocato Corrado Canafoglia, legale di oltre 3000 parti civili, che gli ha chiesto sia della fase post Bianconi, che di quella commissariale e da quello che ha riferito il testimone la situazione sarebbe peggiorata. Inoltre è emerso un prestito emesso da Banca Intesa che aveva concesso nel 2016 circa 200milioni di euro alla banca anche se non aveva partecipato ad un aumento di capitale sociale, denaro in parte utilizzato per rimborsare delle obbligazioni (circa 108milioni di euro), poi restituiti nella fase di risoluzione. Goffi inoltre ha riferito che Banca Popolare dell’Emilia Romagna voleva acquistare Banca Etruria, Banca Marche e Carichieti ma non Cariferrara, mentre alla fine dell’attività di risoluzione ha comprato solo Cariferrara e non le altre 3 banche. «Abbiamo cominciato ad alzare il velo sulla vicenda Banca Marche, ma la strada è ancora lunga», ha commentato Canafoglia.

Il legale di Unione Nazionale Consumatori, interrogando il teste sulle ragioni del dissesto, ha approfondito la questione degli accantonamenti effettuati da Goffi prima del fallimento: a dicembre 2012 Banca Marche aveva fatto accantonamenti per il 43,45%, Ubi per 14,7% e Banca Popolare di Ancona per il 17,73%. In pratica il direttore generale avrebbe accantonato 1miliardo e 200milioni di euro per fronteggiare i rischi e in questo modo, secondo il legale, avrebbe provocato il default dell’istituto di credito. Nel bilancio 2012, approvato nell’aprile 2013 risultava una liquidità di 2,2miliardi di euro, per cui secondo Canafoglia non c’era insolvenza. Inoltre L’avvocato Canafoglia ha evidenziato che la società di consulenza manageriale Korn Ferry aveva espresso parere negativo sulla candidatura di Goffi a direttore generale.

Alla domanda di Canafoglia al momento della risoluzione quanti crediti deteriorati avevate in pancia? Goffi ha risposto che al di fuori del documento di risoluzione c’erano 5miliardi e mezzo.

La prossima udienza è stata fissata per il 14 ottobre, quando Goffi verrà sentito dal legale Nascimbeni.