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Ancona

Covid, si allenta il pressing sugli ospedali. Giacometti: «Ricoveri meno lunghi»

Il primario della Clinica di Malattie Infettive di Torrette fa il punto della situazione e sulla variante inglese che nelle Marche conta 15 casi paucisintomatici

Andrea Giacometti, professore di Malattie Infettive e Pneumologia presso l'Università Politecnica delle Marche

ANCONA – Sono in calo i ricoveri ospedalieri nel reparto di Malattie Infettive di Torrette, che nelle settimane precedenti era saturo al 100% e ora comincia a respirare con un 90-95% dei letti covid occupati. Negli ultimi giorni nelle Marche i contagi stanno iniziando a scendere e di riflesso inizia a calare anche la pressione sulle strutture ospedaliere, mentre crescono i ricoveri.

Il temuto effetto post-feste che lasciava presagire una possibile crescita dei contagi «non c’è stato, ci aspettavano di peggio, ma per fortuna è andata bene» spiega il professor Andrea Giacometti, primario della Clinica di Malattie Infettive degli Ospedali Riuniti di Ancona, che sottolinea «a distanza di più di 14 giorni dall’Epifania, ormai l’effetto festività non dovrebbe esserci più». A crescere nell’ultima settimana è anche il numero dei pazienti dimessi che giornalmente nel reparto di Torrette si sta attestando a quota 2-3 al giorno e in questo periodo «i ricoveri risultano mediamente meno lunghi, seppur con le dovute eccezioni».

Ora l’incognita secondo il primario è rappresentata dalle varianti del virus: nelle Marche ad oggi sono «una quindicina i casi di variante inglese rilevati, ma a Torrette non ne abbiamo nessuno ricoverato, si tratta per lo più di casi paucisintomatici (con pochi sintomi ndr), la metà di questi di rientro dall’Inghilterra». Tra le varianti che si stanno diffondendo nel Mondo ci sono anche quella brasiliana e la sud africana.

Il primario rassicura però sul fatto che i vaccini a Rna contro il covid della casa farmaceutica americana Pfizer e della Moderna «sembrano coprire bene anche la variante inglese e quella sudafricana», mentre non ci sono ancora notizie sulla brasiliana, visto che «non ci sono ancora sufficienti dati né di laboratorio, né clinici» e oltretutto le vaccinazioni stanno partendo in questi giorni.

Doctor withdrawing medication from Coronavirus vaccine tube

Secondo l’infettivologo non ci sono reali prove che la variante inglese sia più patogena: «A volte accade che per giustificare ritardi o errori di sanità pubblica si dia la colpa ai virus mutati», invece la brasiliana, scoperta in Amazzonia, «forse sta mietendo più vittime perché le condizioni delle strutture ospedaliere non sono le stesse che abbiamo in Europa o negli Stati Uniti».

Il primario spiega che il virus ha interesse a mutare per la sua stessa sopravvivenza, perché il suo fine ultimo, come quello di qualsiasi specie vivente, è quello di moltiplicarsi. Quindi è ovvio che mutando cerchi di divenire più diffusivo (contagioso) e questo rende ancora più fondamentale «rispettare le misure per ostacolare la sua moltiplicazione», anche perché se la mutazione dovesse essere importante occorrerebbe aggiornare il vaccino.

Il punto sulla sperimentazione e la riapertura delle scuole

Attualmente a Torrette è attiva la sperimentazione con il farmaco Tofacitinib: «Per noi è presto per trarre conclusioni, ma colleghi di altri Paesi riferiscono che stanno ottenendo buoni risultati – spiega Giacometti – . Altri studi sul Covid sono in corso, ma sono studi di sorveglianza ed approfondimento clinico sugli effetti dei farmaci finora utilizzati e sulle caratteristiche dei pazienti trattati».

Secondo l’infettivologo «il plasma iperimmune pare sia attivo anche sulla variante inglese, perché contiene un pool di anticorpi che nel complesso funzionano anche su questi virus mutati».

Crede che la riapertura delle scuole avrà impatto sulla curva epidemiologica? «Non sono eccessivamente preoccupato per l’apertura delle scuole, a meno che non arrivino anche da noi le varianti virali più trasmissibili. Staremo a vedere. Non abbassiamo la guardia perché la terza ondata non è ancora scongiurata».