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Ancona

Chiusure selettive e aerazione dei locali: le proposte della Fondazione Gimbe contro il virus

Nino Cartabellotta, presidente dell'ente che promuove la ricerca in ambito sanitario, illustra le strategie per curare e prevenire una nuova ondata di covid

ANCONA –  Più crescono i contagi e più aumentano “a ruota” i ricoveri negli ospedali, inclusi quelli nelle terapie intensive. È l’assunto espresso da Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ente indipendente che promuove e realizza attività formative e di ricerca in ambito sanitario, ed editorialista de IlSole24Ore.

Il medico ha partecipato al webinar “Covid, a un anno dall’inizio” che si è tenuto nei giorni scorsi, promosso dall’Associazione Pasteur di Osimo, e patrocinato dall’Assemblea Legislativa delle Marche, insieme all’Infettivologo Andrea Giacometti primario della Clinica di Malattie Infettive di Torrette e al presidente dell’Ordine dei Medici di Ancona Fulvio Borromei, moderato dalla dottoressa Gilberta Giacchetti, dirigente medico della Clinica di Endocrinologia di Torrette.

Facendo il punto sulle misure prese dal nostro Paese per fronteggiare la pandemia, Cartabellotta ha sottolineato che «uno degli errori mai corretto» è stato quello delle chiusure selettive nella stessa regione, evidenziando che in questo modo, ricorrendo ad un unico colore, esteso a tutto il territorio, alcune zone sono state «premiate», altre dove il contagio corre di meno sono state «punite». Insomma chiusure selettive da operare nei territori più colpiti.

Tre le «grandi strategie» individuate per governare al meglio il virus: le misure individuali (mascherina, distanziamento interpersonale e igiene delle mani), aerazione dei locali che ha definito «sottostimata» e poi il rinforzo del servizio sanitario. Secondo Cartabellotta la scialuppa di salvataggio non sono le terapie intensive, ma il testing e il tracciamento.

Professor Andrea Giacometti, Direttore Clinica di Malattie Infettive degli Ospedali Riuniti di Ancona

Il professor Andrea Giacometti ha spiegato che «al momento non è prevedibile se ci sarà o meno una terza ondata e, in caso positivo, quando»: fondamentale in tal senso sarà la velocità nella vaccinazione. «Più popolazione riusciamo a vaccinare, meno probabile o comunque meno intensa sarà la terza ondata. Però bisogna fare in fretta, perché dobbiamo ostacolare, rallentare, il più possibile la moltiplicazione del virus».

Giacometti spiega infatti, che quanto più questo il virus si moltiplica, «tanto più diventa probabile che si sviluppino varianti più diffusive o più resistenti alle difese immunitarie». Inoltre spiega che sarà fondamentale estendere la vaccinazione di massa anche ai Paesi a più basso tenore di vita, «poiché non sarà sufficiente usare il vaccino nei Paesi più ricchi se poi negli altri, dove il coronavirus circolerà liberamente, si svilupperanno queste varianti pericolose che potrebbero tornare a noi nel caso fossero meno sensibili ai vaccini».

Il primario si è detto «soddisfatto di come si sono comportati e si stanno ancora comportando i marchigiani, poiché la temuta ondata post-natalizia non c’è stata e attualmente la curva dei ricoveri è in leggerissimo declino» in termini di valori medi. Spiega infatti che «ci sono giorni molto favorevoli, nei quali riusciamo a dimettere 2 o 3 pazienti guariti dal Covid e altri in cui le cose non vanno così bene. Ci vuole tanta pazienza. Credo che fino alla prossima estate il nostro reparto sarà ancora prevalentemente occupato da questi pazienti».

Fulvio Borromei, presidente dell'Ordine dei Medici della Provincia di Ancona
Fulvio Borromei, presidente dell’Ordine dei Medici della Provincia di Ancona (immagine di repertorio)

Il presidente dell’Ordine dei Medici di Ancona, Fulvio Borromei, ha avanzato la proposta di gestire la vaccinazione sul territorio tramite unità mobili con i sanitari che possano procedere alle somministrazioni mettendo in campo un «modello duttile» in grado di adattarsi alle diverse situazioni ed esigenze, anche in rapporto alla tipologia di vaccino. In tal senso queste unità mobili vaccinali potrebbero spostarsi liberamente sul territorio recandosi ad esempio anche nelle aziende.