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Ancona

Coronavirus, tensione nelle carceri marchigiane: sovraffollamento, prevenzione e proteste

I detenuti sono agitati per le misure restrittive imposte dal decreto che ha stoppato i colloqui con i familiari e gli incontri con i volontari. Disagi a Marino del Tronto, ma situazione ancora sotto controllo. Il Garante Nobili: «Ampliare il numero delle telefonate»

Foto d'archivio

ANCONA – Atmosfera tesa negli istituti penitenziari marchigiani. Il decreto del governo che ha vietato gli spostamenti in tutto il Paese per limitare la diffusione del Coronavirus, ha stoppato anche i colloqui nelle carceri, provocando grande nervosismo tra i detenuti. Una tensione che già nei giorni scorsi era sfociata in proteste che nei penitenziari di Modena e Rieti avevano provocato delle morti.

La situazione nelle carceri marchigiane per fortuna è ancora «sotto controllo» anche se il sovraffollamento presente negli istituti di Montacuto e Pesaro di certo non aiuta. «Sto monitorando la situazione costantemente con i direttori, i comandanti dei carceri e i presidi sanitari», spiega il Garante.

Ma intanto maretta c’era stata nel carcere di Marino del Tronto dove lunedì, 9 marzo, la tensione era salita dopo l’arrivo di 41 detenuti provenienti dal carcere di Modena. A far crescere l’agitazione fra i reclusi del carcere ascolano, la morte di uno dei detenuti del modenese attribuita secondo alcune voci circolate fra i carcerati, al Coronavirus. L’uomo invece è stato stroncato da una overdose di metadone. Un’altro detenuto anche lui proveniente da Modena è ricoverato in gravi condizioni sempre per overdose.

«Il clima spinge grande attenzione – spiega il Garante dei diritti Andrea Nobili – il tema del sovraffollamento non aiuta però i detenuti devono comprendere che queste misure sono state adottate per tutelare la loro salute e quella dei loro familiari, oltre che quella degli operatori che lavorano dentro il carcere» spiega il Garante dei diritti dei detenuti Andrea Nobili. Al momento «non ci sono casi di Coronavirus» nelle carceri marchigiane anche se «la situazione può cambiare in qualsiasi momento».

«Paradossalmente però – osserva Nobili – il carcere è un luogo dove si rischia meno il contagio, un ambiente protetto». Ad essere sospesi non sono stati solo i colloqui con i familiari, ma anche gli incontro con gli operatori del volontariato, misure il cui obiettivo è quello di evitare eventuali contagi all’interno delle strutture detentive, che provocherebbero una «situazione molto complicata» per questo le tutele devono essere assolute.

Al momento, spiega Nobili la situazione sotto controllo a Barcaglione, Fermo e Fossombrone, a Pesaro abbastanza tranquilla, mentre i rischi maggiori riguardano Marino del Tronto (Ascoli Piceno) e Montacuto (Ancona) in particolare dove, oltre al sovraffollamento, anche la tipologia di detenuti non aiuta: qui sono infatti presenti reclusi con problematiche psichiatriche, psicologiche e di tossicodipendenza.

Nobili invita «al senso di responsabilità e a garantire quelle misure, che nonostante le limitazioni imposte dalla situazione, garantiscano la tutela del diritto all’affettività e quindi alle relazioni con i familiari con l’ampliamento del numero delle telefonate e l’utilizzo di altri sistemi come skype».