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Ancona

Coronavirus, tamponi a tutto il personale sanitario si aprono «timidi spiragli». I sindacati incalzano

È quanto emerge dalla videoconferenza fra sindacati e vertici regionali della sanità. Critica la situazione anche nelle case di riposo dove ci sono «i nuovi focolai»

ANCONA – Ci sono timidi spiragli sulla possibilità di estendere i tamponi a tutto il personale sanitario impegnato in prima linea negli ospedali della Regione. Se ad oggi questi sono stati riservati solo a medici, infermieri ed Oss che mostravano sintomi legati al Covid-19, presto potrebbero essere estesi a tutti gli operatori sanitari. È quanto emerge dalla videoconferenza che si è tenuta nel pomeriggio di ieri fra sindacati (Cgil, Cisl e Uil) e i vertici regionali della sanità, fra i quali la dirigente del Servizio Salute della Regione Marche, Lucia Di Furia.

Mentre si lavora a questa ipotesi, intanto alcune Aree Vaste si sono mosse, fra queste l’Area Vasta 3 che sta lavorando ad un piano di screening del personale sanitario. Il dirigente Alessandro Maccioni ha comunicato che oltre ai tamponi a disposizione della popolazione, dispone di una ulteriore dotazione di 200 tamponi che intende riservare al controllo del personale sanitario, avvalendosi anche di 1,000 test rapidi in arrivo.

«La nostra battaglia per i tamponi anche se con ritardo finalmente inizia a produrre risultati – dichiara il segretario regionale Fp Cisl, Luca Talevi – . Finalmente il concetto di tutelare gli operatori sanitari sta passando nelle Marche, così come sta passando anche in Lombardia. Un timido segnale di cui prendiamo atto. Solo tutelando gli operatori sanitari riusciremo a sconfiggere il virus. Ad oggi infatti i tamponi vengono fatti solo a medici, infermieri ed Oss che hanno sintomi e a quelli che sono venuti in contatto con persone positive al Covid-19. Nelle Marche sono 1.300 gli operatori sanitari positivi su 11mila in servizio, quasi un 10% dall’inizio dell’emergenza», mentre in isolamento ce ne sono 518. «Abbiamo chiesto alla Regione di sottoporre tutti i sanitari al tampone perché gli asintomatici possono infettare familiari e pazienti, inclusi quelli più fragili, come quelli affetti da tumori e immunodeficienze. Fino ad ora ci hanno sempre risposto che non c’erano tamponi a sufficienza. Oggi vediamo una timida apertura, ma ancora non basta. Andremo avanti con la nostra battaglia per fermare la pandemia e per questo è essenziale che medici, infermieri e Oss siano monitorati almeno settimanalmente».

Talevi poi pone l’accento sulla situazione critica che si registra in alcune case di riposo della regione che rischiano di diventare «un dramma nel dramma. C’è stato un grande ritardo nel prendere provvedimenti e questo ha scatenato un gran numero di contagi come nelle case di riposo di Cingoli, Corridonia e altre dove si sono verificati casi positivi come a Montemarciano e Mondolfo.  È necessario intervenire subito trovando soluzioni per il personale sanitario e non: gli amministrativi vanno messi subito in smart working, mentre per gli operatori sanitari bisogna procedere ad uno screening con i tamponi. Le case di riposo sono i nuovi focolai, per questo non bisogna perdere tempo per tutelare non solo gli anziani ma anche il personale che spesso appartiene a cooperative e quindi non ha le stesse tutele dei lavoratori pubblici».

Una posizione su cui è concorde anche il segretario regionale di Fp Cgil Matteo Pintucci «Occorre che la Regione si adegui quanto prima al protocollo nazionale del Ministero della Salute siglato nei giorni scorsi con i sindacati dive c’è l’ impegno a fornire dispositivi di protezione di livello superiore e di procedere a controlli su tutti i sanitari, compresi quelli del comparto socio sanitario e socio assistenziale pubblico e privato. Se non interveniamo proteggendo e facendo screening rischiamo che si creino ulteriori dei focolai difficili da gestire».