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Ancona

Coronavirus: plasma iperimmune, riprendono vigore donazione e sperimentazione

Negli ospedali delle Marche sono stoccate circa 350 sacche di plasma con gli anticorpi delle persone guarite dall'infezione covid. Con l'ondata di nuovi ricoveri e guarigioni, fra un paio di settimane sono attese nuove donazioni

Plasma

ANCONA – Con l’ondata di nuovi ricoveri e successive guarigioni, negli ospedali delle Marche, riprende vigore la raccolta del plasma iperimmune, ovvero del plasma prelevato dalle persone guarite dall’infezione da covid-19, contenente gli anticorpi della malattia. La sperimentazione, che aveva ottenuto il via libera dal Comitato Etico il 12 maggio scorso, era stata avviata nelle Marche su impulso del professor Andrea Giacometti, primario della Clinica di Malattie Infettive degli Ospedali Riuniti di Ancona. Dopo la raccolta delle sacche, avvenuta sui pazienti risultati avere un quantitativo efficace di anticorpi nel sangue, la prima dose era stata utilizzata nel mese di luglio, perché nel frattempo gli ospedali si erano svuotati di ricoveri legati all’infezione e non era stato più possibile procedere con la sperimentazione.

Ora però che le strutture ospedaliere si vedono nuovamente invase di casi, l’impiego terapeutico e la raccolta del plasma contenente gli anticorpi riprendono vigore. «La raccolta procede come era stata programmata dal protocollo che segue i dettami dell’Istituto Superiore di Sanità – spiega la dottoressa Daniela Spadini, direttore del Dirmt Dipartimento Interaziendale Regionale di Medicina Trasfusionale – , ci aspettiamo che tra una paio di settimane con le nuove guarigioni ci siano ulteriori donatori».

«Stiamo cercando di valutare attentamente i pazienti sui quali utilizzare il plasma iperimmune – spiega il professor Andrea Giacometti, primario della Clinica di Malattie Infettive degli Ospedali Riuniti di Ancona – per evitare di impiegare con leggerezza le sacche che abbiamo raccolto nei mesi scorsi, anche perché temiamo che fra dicembre e gennaio ci sarà una grande ondata di ricoveri».

I pazienti in cui impiegare gli anticorpi vengono selezionati in base all’età e alla gravità della patologia:  devono essere affetti da polmonite insorta da non più di 10 giorni, ma non devono essere in terapia intensiva. La sperimentazione era stata avviata in seguito ai risultati incoraggianti ottenuti in diversi ospedali italiani, come ad esempio al Policlinico San Matteo di Pavia, dove aveva mostrato una riduzione della mortalità dal 15% al 6% nei 46 pazienti trattati.

Ad oggi, spiega il professor Giacometti, nei congelatori degli ospedali marchigiani sono stoccate circa 350 sacche di plasma: un centinaio all’ospedale regionale di Torrette, dosi che potranno curare circa 34 pazienti. A Marche Nord ce ne sono circa 240 in grado di curare una ottantina di malati, mentre a Fermo hanno ancora 9 sacche per 3 pazienti. I tre centri di raccolta e sperimentazione attivati nelle Marche sono gli Ospedali Riuniti di Ancona, Marche Nord e Fermo.

«La raccolta va avanti – spiega Giacometti – così come la sperimentazione, l’ultimo paziente lo abbiamo trattato la settimana scorsa e stiamo rivalutando i casi in cui possiamo utilizzarlo». A Torrette su 11 pazienti in cui sono stati impiegati gli anticorpi delle persone guarite, 10 sono state dimesse, mentre una è deceduta (una anziana di 93 anni con patologie pregresse). «I numeri sono ancora piccoli per fare una statistica sull’efficacia del trattamento – prosegue – l’effetto per ora è modico, non credo sia il farmaco risolutivo».

Intanto la palazzina delle Malattie Infettive è ormai piena da giorni ed è tornata area Covid. «La metà dei pazienti sono gravi – spiega – ovvero hanno bisogno di ventilazione e ossigeno ad alto flusso. L’età media dei ricoverati è scesa, attestandosi intorno ai 65 anni. Abbiamo anche diversi stranieri ricoverati in seguito a focolai che si sono sviluppati in famiglia, nelle abitazioni sovraffollate, la loro età media è più bassa: hanno intorno ai 45 anni». Secondo il primario l’abbassamento dell’età dei pazienti è legato alla diffusione del virus in quelle fasce di popolazione in cui non era arrivato nella prima fase, per contatti in famiglia o nell’ambiente di lavoro.