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Ancona

Covid Hospital, Nursind si rivolge ai legali: «Infermieri non sono pedoni sacrificabili»

Il sindacato delle professioni infermieristiche punta il dito contro la Regione, colpevole di aver previsto la mobilità del personale dagli ospedali marchigiani verso la nuova struttura alla Fiera di Civitanova Marche

Sopralluogo Covid Center Civitanova

ANCONA – «Gli infermieri non possono essere trattati come utensili da lavoro». Il Nursind va all’affondo della Regione sulla questione del Covid Hospital di Civitanova Marche.

A scatenare le ire delle segreterie territoriali di Ancona, Macerata, Ascoli Piceno, Fermo e Pesaro Urbino del sindacato degli infermieri, la comunicazione dell’Asur Marche datata 15 maggio dalla quale risulta che «in tempi strettissimi» dovranno essere reclutati per il Covid Center di Civitanova Marche 96 operatori sanitari «direttamente dalle Aree Vaste»: 40 infermieri, 10 Oss, 8 tecnici di radiologia, 4 fisioterapisti, 12 anestesisti rianimatori, 5 cardiologi, 3 infettivologi, 3 pneumologi, 3 internisti/geriatri, 4 radiologi e 4 fisiatri. Personale che dovrà garantire l’operatività di 28 posti letto, dei quali 14 intensivi e 14 semiintensivi.

In una nota congiunta, siglata dalla segretaria di Ancona Elsa Frogioni, di Macerata Elisabetta Guglielmi, di Ascoli Piceno – Fermo Maurizio Pelosi e di
Pesaro – Urbino Alessandro Samanna, il sindacato, si dice stupito del fatto che «mentre l’ospedale allestito alla Fiera di Milano chiude, il Fiera Hospital a Civitanova Marche apre». Secondo il Nursind infatti per affrontare una seconda ondata del virus la nuova struttura realizzata dall’ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso lascerebbe aperte «forti perplessità». Il sindacato delle professioni infermieristiche sottolinea «il calo progressivo di pazienti Covid-19 nelle Rianimazioni e terapie intensive» e teme il rischio che i professionisti sanitari saranno costretti  a «lavorare
per più di 12 ore al giorno senza riposi settimanali».

«L’esperienza maturata sul campo in questi mesi d’intenso lavoro dai professionisti della salute – scrivono le segreterie territoriali in una nota – depone nel considerare prioritario indirizzare le risorse nel potenziamento delle strutture e servizi sanitari esistenti». Insomma prioritario secondo il sindacato doveva essere «assumere e incrementare il personale infermieristico e sanitario» presente negli ospedali marchigiani «rinnovare, ampliare le rianimazioni esistenti, alcune con impiantistica e strutture obsolete».

Il sindacato punta il dito contro il fatto che «è assurdo perseguire il progetto del Fiera Hospital di Civitanova Marche, quando di base negli ospedali e rianimazioni esistenti, sussistono una serie di criticità e carenza di personale che la Regione Marche non ha mai voluto seriamente affrontare». Inoltre, il Nursind lamenta che il reclutamento è stato previsto «privilegiando l’adesione volontaria» ma «se non ci saranno volontari, cosa molto probabile, indica la possibilità di rotazione ed alternanza per periodi minimi di un mese».

«Una prevaricazione inaccettabile» secondo il sindacato dal momento che «i professionisti sanitari non sono mera “forza lavoro”, “strumenti del mestiere” da utilizzare per ogni occasione, specialmente se la strategia non è condivisa».

«La situazione di emergenza non c’è più e non ci sono più molti pazienti che necessitano di terapia intensiva fortunatamente – evidenzia Elsa Frogioni –. Oltretutto abbiamo anche degli accordi di azienda siglati come Rsu, doveva esserci una concertazione prima di assumere una decisione come questa che può mettere a rischio la funzionalità delle rianimazioni degli ospedali dove il personale è già carente».

Secondo la segretaria del Nursind Ancona, «sarebbe stato piuttosto necessario requisire strutture alberghiere per garantire assistenza a quelle persone che hanno ancora il tampone positivo e che non possono rientrare a casa perché avrebbero nessuno che possa prendersi cura di loro».

«Forse l’Asur e la Regione Marche non hanno compreso la gravità di mancanza di personale sanitario in tutte le Unità Operative e in special modo in quelle dei servizi di terapia intensiva e rianimazione – proseguono nella nota -. Chi ha lavorato nella pandemia in prima linea sa che per ogni ventilatore e unità di rianimazione sono necessari almeno 3-4 infermieri e 2 Oss. Il sindacato non ci sta a far trattare gli operatori sanitari come «pedoni sacrificabili», e ha messo in mano la questione agli avvocati che stanno studiando la pratica per verificare la regolarità della mobilità coatta.