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Ancona

L’App per la fase 2 tra paura di essere spiati e mappatura dei contatti. Dal Senato: «Spostamenti non tracciati»

La senatrice Maria Laura Mantovani, membro del team Innovazione, spiega come funziona "Immuni", l'applicazione che sta sollevando molti dubbi sul fronte della privacy

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Software spia installati sui nostri smartphone?

ANCONA – Distanziamento sociale, isolamento dei contagiati e tracciamento dei loro contatti. È così che si profila la fase due, quella del graduale ritorno alla normalità, con l’epidemia di Coronavirus ancora strisciante fra la popolazione. Obiettivo stroncare sul nascere nuovi focolai, grazie anche all’App “Immuni” per mappare i contatti delle persone contagiate ed evitare così una temuta seconda ondata dell’epidemia. Ma l’applicazione, da installare sullo smartphone, fa storcere il naso a molti per il possibile impatto sulla privacy personale e per la possibile applicazione sulla popolazione anziana, dal momento che non tutti sono dotati di un telefonino.

Proprio in questi giorni l’App è stata presentata dal Commissario Straordinario per l’emergenza che ha stipulato il contratto di servizio, gratuito, su scala nazionale. L’applicazione partirà in via sperimentale in alcune regioni, ma ancora non è stato annunciato quali saranno, anche se è prevedibile che tra queste potranno esserci le più colpite.

La App «non si aggancerà alle celle di telefonia mobile e non traccerà i telefoni cellulari delle persone» chiarisce subito la senatrice Maria Laura Mantovani, membro della Commissione Affari Costituzionali del Senato, della Commissione di Vigilanza Rai, degli Intergruppi Innovazione, Intelligenza Artificiale, Aerospazio e del Team Innovazione del Movimento 5 Stelle che si interfaccia con la ministra Paola Pisano.

In pratica, spiega la senatrice, la App «serve per registrare l’elenco dei contatti che una persona positiva ha avuto negli ultimi giorni prima di risultare positiva», sulla scorta di quanto fanno già gli operatori sanitari, ricostruendo i contatti dei positivi nelle ultime due settimane. «Questo è il “tracciamento” –  tranquillizza -, non facciamoci fuorviare dal termine che viene utilizzato. È semplicemente la ricostruzione degli incontri effettuati. I medici finora lo hanno fatto basandosi sulle “interviste” fatte alle persone».

«Non verranno tracciati gli spostamenti e dove la persona va» prosegue, sottolineando che l’App «registrerà solo sul proprio dispositivo se vicino all’interessato arrivano persone che a loro volta hanno installato la App sul cellulare». Insomma resterà una traccia solo di identificativi anonimi di «soggetti che si sono incrociati e che magari nemmeno si conoscono. Tutto resta registrato sul cellulare della persona, non viene diffuso o inviato ad alcuno» chiarisce la senatrice.

Ma come funziona l’App?
«Occorre tenere acceso il bluetooth, che ha un raggio d’azione di 2-3 metri, e chi entra in questo raggio viene “percepito” dal dispositivo» nel quale è stata installata volontariamente. Alla persona arriverà un messaggio per avvertirla di essere entrata in contatto con un positivo al Covid-19, fornendo anche una serie di istruzioni. Perché abbia successo dovrà essere utilizzata da almeno il 60% degli italiani in modo da garantirne l’efficacia quale strumento di prevenzione del rischio di una seconda ondata.

La cella telefonica e il Gps «non sono coinvolti» chiarisce la senatrice e «solo su richiesta dell’autorità sanitaria il cittadino risultato positivo potrà volontariamente rilasciare l’elenco dei contatti che ha avuto. Non si è ancora pronti per l’introduzione della App – osserva la senatrice -, secondo le dichiarazioni di Arcuri (ndr Commissario straordinario per l’emergenza), l’introduzione deve essere contestuale alla possibilità di fare i test sierologici».

La Mantovani rassicura sulla privacy e sottolinea che «i timori legati al fatto di essere “spiati” o “seguiti”, come si è sentito dire in giro, vanno assolutamente negati. L’utilizzo di questa App deve essere considerato sicuro e rispettoso della privacy di tutti» e annuncia che dovrà esserci anche la certificazione del Garante per la Privacy.

Maria Laura Mantovani, membro della Commissione Affari Costituzionali del Senato, della Commissione di Vigilanza Rai, degli Intergruppi Innovazione, Intelligenza Artificiale, Aerospazio e del Team Innovazione

Sulla questione che ha sollevato molti dubbi si è espresso anche il senatore marchigiano del Movimento 5 Stelle Mauro Coltorti : «L’epidemia Covid-19 si combatte anche con il tracciamento degli spostamenti di chi è stato contagiato – spiega -. In questo modo i tamponi potrebbero essere fatti in modo più mirato. Lo hanno fatto con successo in Corea». Controllare l’evoluzione dell’epidemia sul territorio è una informazione chiave «per individuare misure più efficaci per contenerla» prosegue, puntualizzando che le persone sono «già tracciate» per il semplice fatto che hanno un cellulare, un computer, un tablet: «Google, YouTube, Facebook e molte altre compagnie hanno utilizzato le informazioni sulle nostre abitudini e sui nostri spostamenti».

Intanto proseguo i lavori per la fase due e insieme alla task force per l’utilizzo delle tecnologie dell’innovazione legate ai dati ci sono anche i gruppi che lavorano su tematiche specifiche. Fra questi quello per la Raccolta dei dati e infrastrutture digitali che mappa anche il consumo di medicinali e la disponibilità di dispositivi medici in ambito ospedaliero, il gruppo Impatto economico che ha elaborato raccomandazioni su come gestire la ripresa delle attività economiche, scongiurando il rischio di una seconda ondata, e il Web data e impatto socio-economico che sta analizzando l’impatto del lockdown sul tessuto socio economico a livello nazionale, provinciale e comunale. Il gruppo Tecnologie per il governo dell’emergenza ha definito una serie di requisiti che le tecnologie e le applicazioni devono rispettare per essere adottate nel nostro Paese, mentre il Big Data lavora sfruttando tecnologie di big data analytics e intelligenza artificiale per affrontare le prossime fasi dell’epidemia e permettere la riapertura progressiva della società. Infine Profili giuridici della gestione dei dati connessa all’emergenza  valuta l’impatto delle soluzioni tecnologiche sul rispetto della privacy e di altri diritti fondamentali.