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Ancona

Coronavirus e abitudini, solo un italiano su due tornerà nei negozi come prima

A svelarlo è un sondaggio di Izi e Comin & Partners che mette in evidenza l'impatto dell'epidemia sulle propensioni degli italiani. A sorpresa, i più prudenti saranno i giovani. Gli esperti ci dicono perché

ANCONA – Solo un italiano su due tornerà a frequentare negozi, bar e ristoranti come faceva prima dell’epidemia di coronavirus. È la fotografia scattata dal sondaggio Izi e Comin & Partners, realizzato nelle giornate tra il 12 e 13 maggio, dalla quale emerge molto chiaramente l’impatto dell’epidemia di coronavirus sulle abitudini delle persone, rispetto a quelle esistenti prima dell’avvento del covid.

Nonostante dal 18 maggio torneranno ad alzare le serrande i tanto attesi esercizi commerciali come negozi di abbigliamento, parrucchiere, centri di estetica, bar e ristoranti, secondo quanto sostiene il sondaggio queste riaperture  avverranno nel segno della paura. Tutta colpa della pandemia che con il suo strascico di contagi e morti potrebbe condizionare, e non poco, comportamenti e abitudini dei consumatori nel timore di una nuova diffusione del virus.

Andando a spulciare i dati, infatti, si vede che solo poco più della metà degli italiani (53,6%) tornerà nei negozi e meno di due su quattro (42,5%) nei centri commerciali. Oltre allo shopping, ad essere penalizzato, sempre stando ai dati del sondaggio, sembra ci sarà anche il settore in cui è preponderante l’aspetto della convivialità: più della metà degli italiani (55%) non frequenterà più come prima i ristoranti, mentre quasi la metà (48%) degli intervistati non tornerà nei bar con la stessa frequenza.

Accanto a questo quadro piuttosto tendente al grigio, che vede gli italiani in preda al timore del contagio, c’è anche, fortunatamente, un dato più roseo che si ottiene andando ad osservare l’altra metà della “torta”:  dal 18 infatti più di un italiano su quattro (35,2%) tornerà a frequentare i ristoranti come faceva prima dell’arrivo del covid e quasi due italiani su cinque i bar (42,4%). 

Una boccata di ossigeno per gli operatori del settore, ma a dirla tutta anche per gli stessi consumatori provati dai due mesi di lockdown. Solo una  minoranza sceglierà di non godersi più caffè e cornetto al bar, o di mangiarsi un bello spaghetto ai moscioli in uno dei tanti ristoranti che punteggiano la nostra splendida costa marchigiana: solo il 7,4% non andrà al bar e solo il 7,6% si negherà i piaceri del ristorante.

Insomma, tra gli italiani c’è anche una bella fetta di persone ottimiste e fiduciose, fra le quali spiccano gli over 55, il 60% dei quali si dichiara pronto a tornare a fare shopping, mentre il 45% non vede l’ora di tornare a fare colazione al bar, o di andare nei centri commerciali (44%). Più timorosa la fascia compresa tra 35 e 54 anni, il 58% dei quali annuncia già che frequenterà di meno i ristoranti, mentre solo due su quattro (43,5%) torneranno a fare colazione al bar, più della metà (53,3%) invece non rinuncerà allo shopping nei negozi.

Ma la vera sorpresa del sondaggio sono i giovani che risultano tra i più prudenti di tutti, segno che l’epidemia ha lasciato in loro un segno profondo. Secondo quanto dichiarato dai ragazzi tra i 18 e i 34 anni, più della metà (55,5%) di loro frequenterà di meno ristoranti e bar, non solo, il 10% non tornerà a frequentare più i bar, il 9% i ristoranti e l’8% i centri commerciali.

Se da un lato «i giovani sono quelli che si ammalano di meno, sono anche quelli più colpiti sul fronte occupazionale, quindi non stupisce che se perdono lavoro e soldi non possono più mantenere le stesse abitudini di prima» osserva l’economista Mauro Gallegati, docente di Economia all’Università Politecnica delle Marche, allievo di Giorgio Fuà ed Hyman Minsky, oltre che visiting professor in diverse università, tra le quali Stanford, Mit e Columbia.

Laudatio del Prof. Mauro Gallegati

L’economista evidenzia anche che mentre gli over 55 sono quelli che dovrebbero prestare maggiore attenzione al rischio di contagio, sono quelli che potranno più facilmente ristabilire le abitudini precedenti l’epidemia perché hanno dalla loro «lavoro e tranquillità economica». A predominare è un quadro di incertezza, «se il dado prima aveva 6 facce oggi è come se ne avesse 12, perché la crisi ha cambiato ha cambiato l’avversione delle persone nei confronti del futuro che sembra loro più rischioso per la paura di contrarre l’infezione».

«Non sappiamo ancora cosa succederà, ci sarà una seconda ondata? Arriverà prima il vaccino?» sono gli interrogativi che attanagliano gli italiani in un quadro incerto che «penalizza l’economia. Inoltre a differenza della crisi del 2008, oggi ad essere coinvolta è sia la domanda che l’offerta: ci sono persone che devono state in casa e non produrre, ma c’è anche chi anche se non sta in casa non acquista perché tende a rimandare nell’attesa di vedere quali potranno essere gli sviluppi. Il timore – conclude Gallegati – è quello di restare senza lavoro, ma anche di essere in vita».

Roberta Cesaroni, life e mental coach

A soffrire più di tutti del lockdown imposto per limitare la diffusione del coronavirus, secondo la dottoressa Roberta Cesaroni, life e mental coach, sono state da un lato le persone caratterizzate da un disequilibrio psichico, e quindi focalizzate più sul passato, ma soprattutto i ragazzi, ai quali è venuta completamente a mancare la socializzazione, il gruppo di amici, «fondamentale alla loro età». La psicologa pone l’accento sull’importanza degli educatori in un contesto così incerto, nel quale «trasmettere fiducia nel futuro è molto importante». Secondo la dottoressa Cesaroni durante la quarantena le persone hanno dovuto fare i conti soprattutto le emozioni negative come la paura, che si è trasformata in rabbia. Ora però «dobbiamo riappropriarci delle emozioni positive, ripartendo da noi e dalle nostre abitudini e passioni. Dobbiamo riappropriarci della nostra vita e riprendere le nostre attività, con tutte le misure precauzionali, ma senza focalizzarci più sulla paura» anche per tornare a stimolare quegli ormoni essenziali per il benessere fisico e psichico, come serotonina, dopamina, endorfine e l’ossitocina prodotta con gli abbracci, «tutto questo ci è mancato, ma è ora di tornare a vivere».