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Ancona

Conad-Auchan, il deposito Xpo chiude. Lavoratori in sciopero il 3 giugno

I sindacati chiedono un piano di ricollocamento per il personale del magazzino dopo la decisione di Conad di non includerlo nella sua rete di logistica. Si protesta anche contro la scelta di limitare il ricorso agli ammortizzatori sociali dopo agosto

Il deposito Xpo di Osimo

ANCONA –  Il 3 giugno i lavoratori del deposito Xpo di Osimo incroceranno le braccia contro la chiusura del magazzino. Una notizia, annunciata dall’azienda nel corso dell’incontro che si è svolto ieri mattina con i sindacati e che ha gettato nello sconforto i lavoratori e le loro famiglie. Lo sciopero è stato indetto da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil per protestare contro la decisione di Conad di escludere la sede marchigiana dalla sua rete di logistica ma anche per protestare contro la scelta dell’azienda che gestisce il magazzino osimano, la Xpo, di limitare l’utilizzo degli ammortizzatori sociali ai soli mesi di giugno, luglio ed agosto per superare il periodo di divieto di licenziamento imposto dal Decreto Rilancio. Le parti sociali oltre a chiedere l’impiego degli ammortizzatori sociali per almeno 12 mesi, chiedono soprattutto un piano di ricollocazioni per riassorbire il personale nella rete di vendita del sistema Conad e nelle realtà delle cooperative. La data prevista per la chiusura del deposito è il 30 giugno.

Sindacati e lavoratori chiedono a Xpo e Margherita Distribuzione, la società che gestisce i punti vendita non passati nel sistema Conad dopo l’acquisizione del gruppo Auchan Retail, di salvaguardare i livelli occupazionali dal momento che la situazione dei lavoratori è stata ulteriormente complicata dall’emergenza sanitaria. Il rischio è che il ricollocamento di questi lavoratori sia reso ancora più complesso.

Ecco perché hanno indetto lo sciopero per mercoledì 3 giugno che si terrà davanti alla sede del Consiglio regionale alle 11. «L’ausilio degli ammortizzatori sociali di ampio respiro riteniamo sia condizione imprescindibile affinché ci siano tempi congrui per ricercare le ricollocazioni dei 100 lavoratori per i quali ad oggi è chiara solo la volontà aziendale di escludere il deposito dalla logistica e chiudere i battenti a far data dal 30 giugno – commenta la segretaria regionale Fist Cisl Selena Soleggiati – . Nella riunione di ieri in regione abbiamo registrato solo la determinazione aziendale a non modificare i propri programmi di dismissione. Serve un atto di responsabilità perché altri 100 esuberi sono un prezzo troppo alto da pagare per la nostra regione che ha visto chiudersi con un importante saldo negativo l’acquisizione della ex Sma-Auchan che nelle Marche contava 29 punti vendita, una sede amministrativa e un deposito». «Il deposito di Osimo – prosegue – poteva essere valorizzato, ora il capitale umano non può essere lasciato senza risposte. Ci aspettiamo un sostegno pieno della Regione e un piano serio da tutti gli attori in campo: Xpo. Conad Margherita e le istituzioni tutte».

Lo sciopero spiega la Soleggiati ha proprio l’obiettivo di riaccendere i riflettori su una vicenda che rischia di chiudersi nel peggiore dei modi. «Apprezziamo l’attenzione che i player marchigiani del settore hanno riservato al caso presenziando alla riunione tenutasi ieri in regione e confidiamo nella possibilità di un coinvolgimento diretto anche nelle ricollocazioni» conclude.

«Siamo arrabbiati e sconcertati perché non ci sembra giusto, né normale che due grandi aziende come Margherita Distribuzione e Xpo non possano trovare una soluzione per il destino del deposito, oltretutto ubicato in una zona nevralgica delle Marche» commenta il segretario regionale UilTucs Uil Fabrizio Bontà. Al tavolo che si è svolto con la Regione hanno partecipato anche alcuni potenziali acquirenti fra i quali Cedi, Magazzini Gabrielli e Coal che come osserva Fabrizio Bontà hanno chiesto tempo per valutare i margini di un eventuale investimento. Ma tempo serve anche ai lavoratori del deposito «per potersi guardare intorno e maturare anche altro anno di cassa integrazione – come spiega il segretario regionale UilTucs – . Le maestranze sono giovani per andare in pensione e in una età nella quale è difficile ricollocarsi».