Traforo del Gran Sasso, unanimità delle Marche per la mozione contro la chiusura

II documento che impegna la giunta regionale ad intervenire presso il Ministero delle Infrastrutture è stato presentato dal presidente Ceriscioli e sottoscritto da tutti i capigruppo. Lo stop al traffico, per lavori di ristrutturazione, taglierebbe in due l'Italia allungando i tempi di percorrenza per raggiungere la Roma e il Tirreno e, secondo Cna Fita Marche, ridurrebbe il fatturato delle imprese del 35%

Il Consiglio Regionale

ANCONA – Le Marche tagliate fuori dai collegamenti con Roma e il Tirreno. È quanto potrebbe verificarsi in seguito alla chiusura delle gallerie del Gran Sasso nel tratto autostradale dell’A24. Lo stop al traffico, previsto dal 19 maggio, rischia di spaccare in due l’Italia e di rendere molto complesso il collegamento tra Adriatico e Tirreno «con gravi danni per l’economia delle Marche» come spiega il consigliere regionale Pd, Fabio Urbinati, che ha firmato la mozione approvata all’unanimità nella seduta consiliare del 14 maggio, presentata dal presidente della giunta Luca Ceriscioli e sottoscritta da tutti i capigruppo.

Il traforo del Gran Sasso
Il traforo del Gran Sasso

La mozione impegna la Giunta ad intervenire presso il Ministero delle Infrastrutture per scongiurare questa ipotesi. Con la chiusura del traforo infatti i marchigiani impiegherebbero molto più tempo per raggiungere Roma e le altre località del Tirreno.

 

 

Fabio Urbinati, consigliere regionale e capogruppo del Pd

«La strada statale 4, meglio conosciuta come “Salaria” non è in questo momento in grado di sostenere un aumento di traffico, tra cui quello pesante, essendo interessata dai lavori di ristrutturazione post sisma –spiega il capogruppo del Pd Fabio Urbinati – . Un’eventuale malaugurata chiusura metterebbe in difficoltà studenti, lavoratori ed imprese, nonché la nostra economia visto l’avvicinarsi della stagione estiva. Sono fiducioso – prosegue – che si riesca a trovare una soluzione e mi pare che il Governo, in collaborazione con la dirigenza dell’Autostrada dei Parchi, stia cercando di evitare la chiusura della galleria, questo senza intralciare le indagini per l’ipotesi di inquinamento della falda acquifera sottostante il traforo che, sappiamo, essere il motivo della richiesta di interdizione della strada».

Il capogruppo della Lega Sandro Zaffiri

«Il traforo per le Marche, e in particolare per le province di Ascoli Piceno, Macerata, ma anche per la stessa Ancona rappresenta un collegamento molto importante, visti anche i problemi della Quadrilatero – sottolinea il capogruppo della Lega Sandro Zaffiri -, pertanto il Governo deve trovare una soluzione per i gestori autostradali. La mozione approvata in Consiglio regionale rafforza ulteriormente la posizione della Regione Abruzzo, che così acquisisce ancora maggiore forza politica e per questo gli abruzzesi hanno espresso la loro gratitudine alle Marche».

 

Sulla questione è intervenuta anche la Cna Fita Marche il cui presidente Roberto Grazioli spiega che una chiusura del traforo si abbatterebbe come un’incudine sull’economia del territorio causando gravi perdite, stimabili nel 35% in meno di fatturato per le 3118 imprese marchigiane che si occupano del trasporto merci e le 120 imprese che trasportano persone.

Uno stop che secondo il responsabile Cna Fita Marche, Riccardo Battistini, «metterebbe in ginocchio aree già duramente colpite dal terremoto sottolinea Grazioli -. È paradossale che, invece di accelerare la realizzazione di infrastrutture e di pensare a collegamenti più efficienti in tutta Italia, e soprattutto nelle aree interne, si marci al passo del gambero penalizzando la vivibilità e la competitività del nostro Paese». 

Roberto Grazioli, presidente Cna Marche

 

Tra le soluzioni individuate da Cna, l’istituzione di un Archivio nazionale delle strade (previsto dal Codice della Strada) in modo da conoscere lo stato di ogni tratto viario, programmarne la manutenzione e la messa in sicurezza e individuare percorsi alternativi.

Infatti per l’associazione di categoria, la chiusura del Gran Sasso rischia di peggiorare ulteriormente la situazione di crisi: negli ultimi 10 anni infatti nelle Marche hanno chiuso i battenti 1.145 imprese, e il numero di aziende attive è sceso dalle 4.463 aziende attive nel 2008 alle 3.318 del 2018. Di fatto un 25% in meno di imprese con 4 mila posti di lavoro persi. Solo nel 2018, precisa Cna, hanno chiuso 85 imprese con una perdita di 300 occupati.

 

Oltre ai risvolti economici, la chiusura pone in evidenza anche le carenze infrastrutturali nel Paese: «Il traforo è stato, di fatto, la penultima grande opera nazionale ed ha 40 anni – spiega Urbinati . L’ultima infrastruttura in costruzione, importantissima per noi, è la Quadrilatero, che sta migliorando il collegamento con l’Umbria, ma sappiamo come, ad esempio, il collegamento su ferro con la Capitale resta inadeguato per chi deve recarsi spesso e per lavoro a Roma». Inoltre all’interno del traforo ha sede uno dei più importanti centri di fisica nucleare al mondo.