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Ancona

CasaPound a Palazzo Camerata, gli antifascisti occupano la sala

Intorno alle 13 gli occupanti sono entrati all’interno del Palazzo e hanno appeso dalla finestra uno striscione con scritto: “Mai più fascismi! Tutti a Macerata!”

Conferenza stampa degli antifascisti nella sala occupata di Palazzo Camerata
Conferenza stampa degli antifascisti nella sala occupata di Palazzo Camerata

ANCONA- La sala di Palazzo Camerata che alle 18 ospiterà CasaPound per presentare il programma elettorale alla presenza del segretario nazionale Simone di Stefano, è stata occupata dagli antifascisti. Intorno alle 13 gli occupanti sono entrati all’interno del Palazzo e hanno appeso dalla finestra uno striscione con scritto: “Mai più fascismi! Tutti a Macerata!”.

Striscione degli antifascisti appeso a Palazzo Camerata

«Con questo gesto vogliamo dimostrare che c’è un’opposizione forte in questa città. Dopo quello che è successo a Macerata è assurdo che CasaPound venga ad Ancona e per di più in uno spazio pubblico- spiega Riccardo Rotini, Ancona antifascista-. Ancona sa chi è CasaPound e si riconosce nell’antifascismo. Sabato 10 febbraio noi saremo a Macerata per manifestare contro l’attentato fascista».

Dopo un paio d’ore e dopo la conferenza stampa, gli occupanti hanno lasciato Palazzo Camerata ma si resta con il fiato sospeso per eventuali nuove iniziative in vista dell’incontro con Di Stefano. Nonostante il diniego dell’ex sala consiliare a Palazzo del Popolo, il Comune di Ancona ha dovuto concedere la sala pubblica a CasaPound.

«A una settimana dal rifiuto dell’ex sala comunale, l’amministrazione si è dovuta evidentemente adeguare alle prescrizioni della legge- afferma Andrea Lamona, responsabile regionale di CasaPound-. Dopo un diniego motivato dal sindaco Mancinelli con astrusi motivi ideologici, la minaccia di adire alle vie legali e un successivo temporeggiare fino al giorno precedente al comizio, il Comune di Ancona ha deciso di concedere uno spazio per la presentazione del programma di CasaPound. Abbiamo ottenuto il benestare alla fruizione dello spazio che avevamo richiesto e abbiamo preferito rinunciare al noleggio di una struttura privata, considerando questa l’unica soluzione legittima per una vicenda che ha visto CasaPound parte lesa, insieme alle migliaia di elettori che rappresenta».