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Ancona

Caro energia, piscine sull’orlo del baratro: «La situazione è sempre più drammatica»

Si fa sempre più dura la situazione per le piscine afflitte dai rincari di luce e metano. I gestori parlano di aumenti attorno al 300% e sperano in un intervento da parte delle istituzioni

PIscina Passetto
Un'immagine della Piscina del Passetto

ANCONA – «La situazione è sempre più drammatica». Sono esasperati i gestori delle piscine. I rincari alle bollette dell’energia elettrica e del metano stanno rendendo difficile la sopravvivenza delle strutture che non ce la fanno più a sostenere aumenti attorno al 300%.

«In un mese come marzo 2022, quando si è toccato il picco massimo, siamo arrivati a un 250/300% in più rispetto al 2019, ultima fase in cui eravamo aperti nel pre covid. – racconta Claudia Principi titolare dei Club Happiness Sport & Fitness di Ancona, Chiaravalle, Loreto e Castelfidardo – . In generale da settembre ad oggi abbiamo avuto, per una struttura come Happiness Loreto che ha una piscina semiolimpioni».

Il raffronto delle bollette del Club Happiness di Loreto

Principi spiega che l’aumento complessivo da settembre 2021 ad aprile 2022 rispetto allo stesso periodo nel 2018-2019 ammonta a circa «50mila euro. Su 4 sedi il nostro aumento per lo stesso periodo e rispetto alla stagione 2018-2019 ha ammontato a 120mila euro. Quindi – osserva – aumenti che, considerando la fase covid che abbiamo attraversato, non sono stati completamente rimpiazzabili».

La titolare dei Club Happiness spiega «quello che abbiamo fatto per tamponare gli enormi deficit sono stati moderati aumenti ai nostri listini prezzi, ottimizzazioni interne, ripristino di cassa integrazione per i dipendenti e un investimento più alto nei costi del marketing per incentivare la ripresa e i volumi delle iscrizioni dei clienti. Abbiamo fatto tutto
il possibile per non tagliare nemmeno un posto di lavoro».

Claudia Principi

«Stiamo investendo su un impianto fotovoltaico per la struttura di Castelfidardo – aggiunge – dove abbiamo sempre una piscina e in eventuale abbiamo attinto ad altri supporti finanziari esterni. Sicuramente un intervento dall’alto per calmierare i costi delle utenze ed evitare speculazioni è indispensabile, perché lo scenario renderà inevitabile a strutture che si reggono solo su piscine di chiudere o arrivare a situazioni irrevocabilmente compromesse su un lato finanziario».

Intanto i gestori delle piscine delle Marche si sono attivati anche per un confronto con le amministrazioni comunali e con la Regione, spiega  Igor Pace, amministratore di Co.Ge.Pi (Consorzio Gestione Piscine), la società che si occupa della gestione di tre impianti natatori, di cui due ad Ancona (Passetto e Ponterosso) e uno a Chiaravalle. «La situazione è sempre più drammatica» si sfoga Igor Pace «i gestori sono molto preoccupati per esposizioni personali. Il periodo estivo ci servirà per cercare di capire con i proprietari degli impianti, con i Comuni, la Regione e con il Governo se c’è un interesse a tenere aperte queste strutture che hanno una valenza sociale, ma che sono anche molto energivore».

Igor Pace

Pace evidenzia che «alcune amministrazioni come il Comune di Ancona si impegnano più di altre che invece sono più “attendiste”» e spiega che i contributi erogati dallo stato sono andati solo alle Asd, associazioni sportive dilettantistiche mentre le altre ragioni sociali e le altre conformazioni fiscali «sono rimaste escluse dai contributi».

Per far capire la questione cita l’esempio del costo del metano, lievitato oltre modo: «Se prima della pandemia pagavano 0,22 centesimi al metro cubo, adesso è quotato 1,20 euro» e le bollette dell’energia elettrica nella struttura al Passetto «sono passate da 5-6mila euro a 25mila euro».

E i gestori degli impianti comunali non possono neanche applicare rincari in quanto «i prezzi sono imposti dalle convenzioni stipulate anni fa, ma in ogni caso la soluzione non è certo quella di incrementare il costo per gli utenti. Per ora – aggiunge Pace – stiamo dilazionando i pagamenti delle bollette, ma si tratta comunque di costi che dobbiamo fronteggiare». «Se dovessimo ridurre le aperture per far fronte ai rincari – conclude – ne soffriranno soprattutto le fasce più deboli, come i fragili, i disabili, gli anziani, speriamo in un intervento del governo perché così è dura andare avanti».