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Ancona

Calzaturieri marchigiani in fiera a Mosca: è polemica. L’imprenditore Fabiani: «Abbiamo fame di fatti»

Il titolare di un calzaturificio storico di Fermo ribatte alle critiche di chi non vede di buon occhio la partecipazione dei marchigiani alla fiera di Obuv Mir Kohzi di Mosca. Ecco le sue ragioni

Marino Fabiani, imprenditore calzaturiero del fermano in fiera a Mosca

ANCONA – «Dicono che noi qui non dovremmo nemmeno esserci, ma da che mondo è mondo il lupo esce dalla “tana” quando ha fame e noi, purtroppo, abbiamo fame, non di parole, ma di fatti». Marino Fabiani, imprenditore calzaturiero di Fermo ribatte così alle critiche sollevate in seguito alla partecipazione di un gruppo di imprese marchigiane del settore pelli e calzature (31 le aziende) all’Obuv Mir Kohzi di Mosca, la Fiera Internazionale delle Calzature & Cuoio che si chiude oggi – 29 aprile.

Una presenza, quella dei calzaturieri, che divide: per alcuni si tratta di una partecipazione inopportuna, mentre altri concordano sulla scelta di questi imprenditori di andare a Mosca per sostenere le aziende già provate dalla crisi generata dalla pandemia ed ora anche dalla guerra in Ucraina e dalle sanzioni economiche verso la Russia.

«Non abbiamo nessun sostegno da parte dello Stato – osserva Fabiani – nessuna deroga sui pagamenti bancari e abbiamo merce acquistata tre mesi fa che non possiamo spedire perché non abbiamo più la possibilità di essere pagati. Già eravamo alle strette con il Covid, poi è arrivata anche la guerra con le sanzioni». Quella di Fabiani è una azienda storica del settore, in attività da ben 42 anni e tra le più importanti del Made in Marche. Produce scarpe da donna di fascia luxury, l’85% della produzione è destinata proprio ai mercati della Russia, dell’Ucraina, della Siberia e del Kazakistan.

Alle critiche di chi ritiene inopportuna l’esposizione a Mosca, l’imprenditore fermano ribatte che «la realtà è un’altra» ed è fatta di famiglie che faticano a fronteggiare le spese e ad arrivare alla fine del mese: «I miei dipendenti devono pagare il mutuo, l’affitto, l’apparecchio ai denti per i figli, non arrivano a fine mese, e io cosa dovrei rispondere loro? Che ci sono le sanzioni? Ma a che gioco stiamo giocando? I dipendenti vanno pagati, dietro ci sono delle famiglie».

Che clima si respira lì a Mosca, qual è l’atmosfera verso gli imprenditori italiani? «Qui è tutto bellissimo, c’è solo amore per noi. Addirittura per renderci onore ci hanno portato a cena fuori, come facevamo noi quando i Russi venivano in Italia, nelle nostre città marchigiane e li portavamo a trascorrere una serata fuori. Non c’è preclusione verso di noi, ma per ora non c’è strada, perché non possono pagarci».

L’imprenditore fa notare che il blocco dell’export sta penalizzando fortemente il settore: «La scarpa è come il pesce “dopo un po’ puzza”. Ho 600mila euro fermi, tra calzature da consegnare e pagamenti da riscuotere. Se non ci sarà un allentamento delle sanzioni, che ogni giorno peggiorano, non so che futuro potremo avere, siamo sull’orlo del baratro. Il lavoro è vita – conclude – e questa fiera ci sta aiutando un po’ a ritrovare uno sprone per il futuro, anche se c’è una incognita enorme, quella di come fare a luglio a poter ricominciare a consegnare la merce in Russia», un mercato importante per la pelletteria made in Marche, senza il quale «non c’è scampo».