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Ancona

Marche, è boom di contagi da covid. E a Torrette un nuovo caso in Terapia intensiva

Sono 61 i positivi: un dato così alto non si registrava dal 23 aprile. Nei giorni scorsi ad Ancona è stato utilizzato il plasma iperimmune sul primo paziente. Ci spiega cosa sta accadendo l'infettivologo Andrea Giacometti

L'ospedale regionale di Torrette
L'ospedale regionale di Torrette, ad Ancona

ANCONA – «I casi impegnativi non sono scomparsi: potranno pur essere meno frequenti che nel corso della prima ondata, ma ciò non toglie che resta invariata l’utilità delle misure di sicurezza per quanto scomode possano essere». Il primario della Clinica di Malattie Infettive degli Ospedali Riuniti di Ancona, Andrea Giacometti è molto chiaro sulla recrudescenza di contagi nelle Marche. Proprio oggi (giovedì 27 agosto), nella nostra regione, i nuovi positivi hanno registrato una impennata con 61 nuovi contagi, quando ieri erano 9. Un dato così elevato come non si registrava più dal 23 aprile scorso, quando i tamponi mostrarono 76 positivi. Anche se va sottolineato che dai 1.385 tamponi eseguiti ieri si è passati ai 2.169 tamponi odierni, il numero più alto eseguito dall’inizio dell’emergenza.

Un boom di contagi che non va sottovalutato secondo il primario. «I nuovi casi nelle Marche stanno aumentando. È vero che in maggioranza sono asintomatici o paucisintomatici, ma purtroppo registriamo ancora alcuni casi piuttosto gravi. Personalmente ricordo che da inizio maggio non avevamo più ricoverato pazienti covid-positivi e dopo qualche mese con il reparto tornato ad ospitare le solite e “normali” malattie infettive ci eravamo quasi illusi d’averla scampata, pur sempre con il timore di una possibile seconda ondata.

Ora questa seconda ondata è iniziata, sebbene non sia uno tsunami come la prima, ma piuttosto un’onda lunga di minor altezza. In ogni caso fino a due giorni fa avevamo 8 pazienti covid ricoverati in Clinica a Torrette, di cui ben 3 affetti da polmonite in forma grave, tanto è vero che uno di questi la scorsa notte è stato trasferito in Clinica di Rianimazione per ventilazione assistita».

Andrea Giacometti, professore di Malattie Infettive e Pneumologia presso l’Università Politecnica delle Marche

Secondo il professor Giacometti occorre fare «un sacrificio» per evitare guai seri anche ad altre persone, specie «ai soggetti più “fragili”, come gli anziani o coloro che soffrono già di altre patologie. Se non abbiamo abbastanza pazienza per affrontare la sfida lanciata dal coronavirus, allora ci sarà da preoccuparsi per il prossimo autunno». Proseguendo sul tema dei sacrifici il primario ci tiene a «ringraziare tutti gli operatori sanitari della Clinica, medici, infermieri, Oss, che a causa del caldo lavorano in condizioni ancora peggiori rispetto ai mesi di marzo-aprile: indossare tutti i dispositivi di protezione individuale significa fare veramente un bagno di sudore e si ha l’impressione di soffocare con maschera, copricapo e schermo facciale. Grazie anche alla direzione sanitaria, poiché abbiamo a disposizione tutti i dispositivi necessari nonostante il grande uso che ne facciamo».

I nuovi contagi si riferiscono principalmente a casi di rientro dall’estero: da un lato ci sono gli italiani tornati dalle vacanze all’estero, spesso proprio nei Paesi a maggior rischio «e senza adottare le necessarie misure di sicurezza – puntualizza l’infettivologo – . A questi vorrei dire: è tanto bella l’Italia, perché non restate qui?». Ma accanto a questi ci sono anche «coloro che in passato sono immigrati in Italia e che approfittano del periodo estivo per tornare in patria a trovare i propri cari. Sarei più indulgente con questa seconda categoria di soggetti – spiega – però sarebbe stato più opportuno un loro monitoraggio al rientro in Italia: tra i pazienti ricoverati abbiamo chi è rientrato da Nigeria e Albania senza nessun controllo».

Insomma i controlli lasciano a desiderare e i casi positivi si impennano. Intanto però proprio nei giorni scorsi ad Ancona è stato utilizzato il plasma iperimmune sul primo paziente di Torrette «a riprova del fatto che non tutte le nuove infezioni siano banali» puntualizza Andrea Giacometti. Il plasma, prelevato su donatori guariti dal covid-19 è stato impiegato «su una paziente affetta da grave polmonite. Una ulteriore richiesta, per un secondo paziente, l’ho inviata ieri: si tratta del soggetto trasferito in Clinica di Rianimazione, pertanto sarà lì che verrà somministrato il plasma». «E pensare che a giugno, dopo che il Comitato Etico Regionale delle Marche aveva approvato la partecipazione allo studio sul plasma anti-covid, temevo che le dosi raccolte sarebbero rimaste inutilizzate (in congelatore durano al massimo 12 mesi) – spiega – . Invece nelle Marche abbiamo già utilizzato 8 dei circa cento trattamenti che siamo riusciti a prelevare».

Oltre ai due pazienti trattati ad Ancona, altri 6 ne sono già stati trattati a Pesaro e con successo dal momento che oggi hanno un solo paziente covid ricoverato. «Non prevedevo un consumo di circa il 10% delle sacche di plasma disponibile nelle Marche già entro il mese di agosto – dichiara – . Mi aspettavo di utilizzare qualche sacca ad ottobre-novembre, ritenendo addirittura eccessiva la scorta a disposizione».

Intanto però prosegue l’opera di informazione ed arruolamento dei possibili donatori: «Grazie all’impegno dei Servizi Trasfusionali dovremmo in breve ripristinare le scorte – conclude Giacometti -. In ogni caso staremo più tranquilli se comportandoci con intelligenza limiteremo l’altezza della seconda ondata».