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Ancona

Bonifica dei siti inquinanti orfani, stanziati per le Marche 2,7milioni

Vecchi siti industriali, terreni e acque contaminate, aree che non rientrano in quelle di interesse nazionale o regionale, sono quelli che potranno beneficiare delle risorse del Ministero dell'Ambiente

Inquinamento (Foto di Nicole Schüler da Pixabay)

ANCONA – Sono 2,7milioni le risorse messe a disposizione dal Ministero dell’Ambiente per la bonifica dei siti inquinanti nelle Marche. Uno stanziamento che rientra in quello nazionale che ha assegnato complessivamente 105milioni di euro per l’operazione di rilancio ambientale tramite la bonifica dei siti inquinati “orfani”, ovvero quelli nei quali non è più possibile risalire al soggetto che ha causato l’inquinamento. Vecchi siti industriali, terreni e acque contaminate, siti che non rientrano in quelli di interesse nazionale o regionale, sono le aree che potranno beneficiare delle risorse economiche, il cui obiettivo è quello di contrastare gli effetti deleteri sulla salute dei cittadini, oltre che sull’ecosistema e sull’ambiente.

A darne notizia è la deputata marchigiana del Movimento 5 Stelle Patrizia Terzoni. Il Decreto con la ripartizione dei fondi è già stato siglato dal Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, le risorse sono dunque già disponibili, ora toccherà alle Regioni elaborare un progetto per definire come spenderli e quali sono le aree da bonificare. «Le Regioni e i Comuni spesso non hanno adeguate risorse economiche per intervenire pur sapendo che un sito è inquinato- spiega – . Purtroppo il nostro paese per decenni ha lasciato fare senza controllare adeguatamente le attività industriali, a volte con connivenze, altre per semplice ottusità. Il risultato lo abbiamo sotto gli occhi: ogni regione ha centinaia di siti contaminati che rimangono tali per decenni senza alcun intervento, a volte neanche di messa in sicurezza di emergenza».

Il Testo Unico dell’Ambiente impone alle province di accertare il responsabile dell’inquinamento secondo il principio “chi inquina paga”, ma in alcuni casi dopo decenni dallo sversamento o dalla cessazione di un’attività produttiva, il soggetto che ha inquinato non è più rintracciabile oppure non esiste addirittura più, come nel caso dei fallimenti. Ecco perché lo Stato ha deciso di intervenire.  «Il principio “chi inquina paga” deve essere applicato in maniera puntuale e senza sconti per nessuno – spiega Terzoni – . Purtroppo ancora oggi nel paese devo registrare la mancanza nelle pubbliche amministrazioni di quell’attitudine diffusa volta a dare un nome e un cognome all’inquinatore. Riforme istituzionali rimaste monche, come quelle delle province, hanno creato confusione anche in questo campo, con competenze spezzettate e destrutturazione degli uffici destinati a individuare i responsabili delle contaminazioni».

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La deputata spiega che occorre «fare di più perché non perseguire l’inquinatore vuole dire alterare il mercato favorendo chi non rispetta le regole rispetto ad imprenditori che fanno bene il proprio lavoro. Inoltre non può certo essere lo Stato a sobbarcarsi i costi, stimati in decine di miliardi di euro,  del risanamento ambientale del paese. Anche in questo caso è stato il M5S a riportare al centro dell’attenzione il tema delle bonifiche. Ora auspico che la Regione Marche spenda velocemente questo finanziamento».