Blitz della polizia in Comune, politica all’attacco. Botta e risposta Lega-Pd

I 5 arresti per corruzione compiuti dalla Squadra Mobile di Ancona nell'ambito di alcuni appalti pubblici hanno suscitato sconcerto. Sulla vicenda si è espresso il senatore Arrigoni, mentre a replicare è il parlamentare Morgoni

ANCONA – I 5 arresti per corruzione compiuti nella mattinata di ieri (7 novembre) dagli uomini della Squadra Mobile di Ancona, guidati da Carlo Pinto, che hanno fatto irruzione nella sede municipale insieme agli agenti della sezione di polizia giudiziaria della Polizia Locale, hanno suscitato sconcerto in città.

A finire in manette per corruzione aggravata un geometra del Comune di Ancona, Simone Bonci, in servizio presso il settore Lavori Pubblici nella direzione manutenzioni frana e protezione civile e 4 imprenditori edili che gravitavano da anni nell’ambito dei lavori di manutenzione e ristrutturazione affidati dal Comune.

Al centro della vicenda ci sarebbero alcuni appalti pubblici, fra i quali lavori nei cimiteri, nei parcheggi e ai laghetti del Passetto: secondo l’accusa il geometra si sarebbe rivolto sistematicamente allo stesso cartello di “imprese amiche” che lo avrebbero corrotto con alcuni regali.

Indagate nella vicenda anche altre 30 persone, tutte legate a vario titolo al Comune, fra le quali dipendenti. Le accuse vanno dall’abuso d’ufficio, falsità materiale ideologica in atti pubblici, turbata libertà degli incanti e in materia ambientale, truffa aggravata ai danni dello Stato finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche, rifiuto di atti d’ufficio. Perquisito l’ufficio di Paolo Manarini, assessore ai lavori pubblici.

«Il mio assistito ha fiducia nella giustizia, si dichiara assolutamente estraneo ai fatti ed è sicuro di poter chiarire la sua posizione appena gliene sarà dato modo» dichiara Franco Boldrini, legale difensore dell’assessore Paolo Manarini. «Quando potremo leggere gli atti risponderemo di eventuali accuse, ma al momento non riusciamo a capire come possa essere coinvolto in questi fatti».

La politica intanto è partita all’attacco e ci sono già le prime reazioni. Il senatore Paolo Arrigoni responsabile della Lega Marche e il referente cittadino Primiano Troiano, hanno dichiarato che se il quadro accusatorio venisse confermato «il sindaco e l’amministrazione comunale di Ancona saranno chiamati a prendersi le proprie responsabilità politiche, non certo per la responsabilità penale che è individuale ma per l’assoluta mancanza di controllo su lavori pubblici in gran parte mai eseguiti e, in altri numerosi casi, eseguiti solo in parte e per un valore di gran lunga inferiore a quello corrispondente al denaro pubblico erogato».

Imputazioni definite «pesantissime» dai due esponenti politici che sottolineano il loro sconcerto per «la mancata vigilanza da parte dell’amministrazione comunale sul lavoro degli uffici e sull’andamento delle opere finanziate dal denaro dei cittadini di Ancona».

«Il sindaco Mancinelli non può parlare di mela marcia – proseguono – ma bene farebbe ad assumersi le proprie responsabilità e a valutare il lavoro svolto dai suoi assessori in questa e nella passata amministrazione, considerando l’opportuno ritiro delle deleghe», concludono i responsabili regionale e cittadino della Lega.

A replicare è il parlamentare del Pd Mario Morgoni :«Non si perde l’occasione per mettere in atto azioni di sciacallaggio. In occasioni come queste occorre cautela e non vedo come si possano richiamare responsabilità del sindaco che non è neanche chiamato in causa dall’indagine. Apprezzerei un atteggiamento di serietà – prosegue -. Inoltre non vedo come si possano invocare omissioni di controllo, sarebbe come dire che se tutti controllassero, la corruzione non esisterebbe più. La forte aggressività della Lega che deve restituire 49milioni di euro frutto di una truffa accertata da un Tribunale, francamente suona stucchevole come atto di accusa. Speriamo che i fatti accertati possano dimostrare che la situazione non è così preoccupante come si profila. Su un tema delicato come questo, del rispetto delle regole e dell’etica, specie di chi è al servizio dell’interesse pubblico, laddove ci siano responsabilità accertate queste vanno perseguite in modo deciso e con intransigenza, ma facciamo lavorare la Magistratura».