Marche a fatica fuori dalla crisi. Magrini Alunno (Banca d’Italia): «Rallentamento nella crescita»

L'aggiornamento congiunturale presentato oggi (12 novembre) dal direttore della filiale di Ancona, mostra una economia in stagnazione. Bene la meccanica e l'edilizia è in crescita. Nota dolente la disoccupazione che torna ad aumentare

Da sinistra Gabriele Magrini Alunno e Giacinto Micucci

ANCONA – Nei primi 9 mesi del 2019 l’economia delle Marche registra una fase di stagnazione, con meccanica ed edilizia in crescita, calzaturiero ancora più in crisi, credito in calo fra le imprese e tasso di disoccupazione in crescita.

È sostanzialmente questo il quadro che emerge dall’aggiornamento congiunturale dell’economia marchigiana presentato questa mattina ad Ancona nella sede di Banca D’Italia. Una Regione che fatica ad uscire dalla crisi a causa dell’indebolimento congiunturale che vede le Marche sostanzialmente in linea con l’andamento del resto del paese. Dopo un 2018 in cui la Regione sembravano ripartire, nel primo spaccato del 2019 l’economia frena e registra un «rallentamento nella crescita» come spiega il direttore della sede dorica di Banca d’Italia, Gabriele Magrini Alunno. Una situazione nella quale incide anche il quadro economico congiunturale internazionale che vede uno dei mercati di riferimento dell’export regionale, la Germania segnare un calo. Tuttavia, nonostante un quadro fra luci ed ombre, gli imprenditori intervistati da Banca D’Italia mostrano un «cauto ottimismo» dichiara il direttore della sede dorica.

Sul fronte occupazionale il report di Banca D’Italia mostra un’interruzione nella fase di recupero dell’occupazione che era in atto dalla metà del 2017: il numero degli occupati è lievemente calato e segna un -0,3% nel primo semestre contro il +0,5% italiano. Nota dolente il tasso di disoccupazione regionale che se nel 2018 era sceso all’8,1%, nel 2019 registra una nuova crescita arrivando a quota 9,2% e che «senza una ripresa economica robusta sarà impossibile riassorbirlo» ha osservato il direttore di Banca D’Italia. Da segnalare anche le problematiche sociali come la fuga dei cervelli, frutto di una economia che fa fatica a crescere, e poi l’impatto del sisma. Da evidenziare che nel l settore privato i rapporti di lavoro dipendente fanno registrare una tendenza verso quelli a tempo indeterminato, come sta avvenendo anche nel resto d’Italia.

Il terremoto che ha colpito il centro Italia, se da un lato ha inferto il colpo di grazia ad una economia già in crisi come quella delle aree interne della Regione, con agricoltura e servizi in ginocchio a causa dello spopolamento registrato nelle aree del cratere e per il minor afflusso di turisti, dall’altro lato con l’avvio della ricostruzione sta dando impulso all’edilizia che era un settore in crisi ormai da anni. Su questo tema Banca D’Italia ha realizzato uno studio, pubblicato circa tre settimane fa, nel quale ha analizzato l’impatto del sisma nell’economia dei territori colpiti su un campione di 5mila imprese. Dallo studio emerge che nel 2016 il terremoto ha causato una contrazione di oltre il 5% nella produzione e nelle vendite. Nel 2017 gli effetti si soni attenuati, seppur con le dovute differenze rispetto alla localizzazione delle aziende: nelle aree del cratere la situazione ha mantenuto un quadro più critico rispetto alle imprese localizzate più al di fuori del cratere.

Andando a spulciare i dati della produzione industriale, il manifatturiero nei primi 6 mesi del 2019 ha segnato un -1% rispetto allo stesso periodo del 2018. Il fatturato dell’industria è cresciuto tra le imprese medio-grandi mentre è in calo in quelle di piccole dimensioni. Bene la meccanica che prosegue la sua fase di crescita, mentre il calzaturiero, uno dei settori a maggiore specializzazione della Regione registra un peggioramento che si inserisce in una quadro critico che va avanti «ormai da un quinquennio», ha evidenziato Magrini Alunno. Così come va male anche il settore legno e mobile. Lieve calo nell’indice della produzione industriale che segna un -1%, interrompendo la fase di recupero del 2018. Bene l’agroalimentare.

A peggiorare le difficoltà dei settori in crisi, anche il calo registrato nella domanda nazionale e in quella estera, nonostante il valore delle esportazioni sia in crescita grazie al farmaceutico e alla cantieristica navale i due comparti traino dell’economia regionale, in crescita verso i mercati europei, ma in calo verso la Germania.

Come accennato prima, le costruzioni sono in ripresa come mostrano i dati relativi alle ore lavorate (dato Casse Edili) che segnano un + 9,3%, nonostante il livello della produzione resti però ancora molto al di sotto di quello del periodo pre-crisi (2007). Una ripresa delle attività nella quale sta incidendo «la ricostruzione post sisma» come ha sottolineato il direttore di Banca D’Italia. Nel mercato immobiliare crescono le compravendite (+15%) e calano i prezzi (-2,1%). Stazionario il terziario.

Sul fronte del credito, i dati relativi ai prestiti erogati alle imprese registrano un -2,1%, mentre i finanziamenti alle famiglie crescono e segnano un +1,6%, parallelamente «la qualità del credito continua a migliorare» osserva il titolare della divisione analisi economia della sede dorica di Banca D’Italia Giacinto Micucci con un tasso di deterioramento, ovvero di difficoltà di restituzione, che scende all’1,8% dal 2% del 2018, dopo i picchi elevati registrati nel 2013. In espansione la raccolta bancaria che dal -2% del dicembre 2018 segna un +0,8% a giugno 2019, con i titoli in custodia a quota +2,4% a giugno 2019, dopo una fase di contrazione che era in atto dal 2013.