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Ancona

Azzardo, nelle Marche cresce l’impresa del gioco

Porto Sant’Elpidio e Fermo sono le città dove c’è una maggiore diffusione del gioco illegale e, dove, la Squadra Mobile di Ancona, ha sferrato più volte duri colpi

Carlo Pinto, Capo Squadra Mobile Questura di Ancona

ANCONA – Crescono del 7% le imprese legate al gioco d’azzardo nelle Marche (primo trimestre 2018). Sono i dati elaborati dalla Camera di Commercio di Milano, Monza, Brianza e Lodi, relativi al registro imprese del 2017 e primo trimestre del 2018. Un’indagine che ha messo a confronto le varie regioni italiane e dalla quale è emerso che Ancona è la provincia dove si concentra il maggior numero di attività legate al gioco, mentre Fermo è quella che registra una crescita superiore (+ 15,2%) sul territorio regionale, seguita da Ascoli Piceno (+12%). Fermo in particolare è tra le prime 15 regioni italiane per crescita di attività legate al gioco d’azzardo in un anno.

LE BISCHE CLANDESTINE
Un fenomeno, con risvolti sociali ed economici, che si muove spesso tra lecito e illecito, tra sale da gioco regolari e bische clandestine. Imprenditori, avvocati, commercianti, professionisti, tutti insospettabili. Sono soprattutto questi i frequentatori delle bische clandestine. Templi della perdizione, dove la posta in gioco è sempre altissima: «ogni puntata si giocano migliaia di euro, e, a fine nottata, si possono perdere migliaia di euro o addirittura auto o aziende intere», spiega Carlo Pinto, capo della Squadra Mobile di Ancona.

Gioco azzardo

Nelle Marche, Civitanova Marche, San Benedetto del Tronto, Porto Sant’Elpidio e Fermo sono le località dove c’è una maggiore diffusione del gioco illegale e, dove, la Squadra Mobile di Ancona, con il suo speciale Nucleo di Polizia Giudiziaria per la repressione Giochi e Scommesse illegali, ha sferrato più volte duri colpi, sventando bische clandestine e denunciando alla competente Autorità Giudiziaria Maceratese numerosi giocatori d’azzardo e organizzatori di questi loschi ritrovi.

Ritrovi clandestini, spesso mascherati da circoli ricreativi, culturali o sportivi, dove una volta entrati la realtà è ben diversa rispetto alla facciata. Di giorno in questi locali si svolgono attività apparentemente normali e si può anche sorseggiare un caffè o una bibita, ma di sera si trasformano in vere e proprie sale d’azzardo, aperti solo agli habitué del vizio. Infatti all’esterno i locali sono sorvegliati da telecamere e da persone che vigilano la struttura. «Luci soffuse per favorire la concentrazione e il panno verde sul tavolo da gioco, un colore che dona tranquillità, nulla è lasciato al caso – precisa il capo della Squadra Mobile dorica – tutto è studiato fin nei minimi dettagli per “incentivare” le puntate, senza che i giocatori siano distratti da stimoli esterni». Poker, video poker illegali e “trente et quarante”, un gioco dove si scommette su quale dei due colori del mazzo, nero o rosso, otterranno il punteggio minore.

LUDOPATIA E REATI

Il ludopatico è sempre a caccia di soldi

La ludopatia, una vera e propria dipendenza, può portare chi ne è vittima a compiere anche dei reati: «Il ludopatico, spinto dal bisogno di giocare, cerca spasmodicamente di trovare il denaro – precisa il capo della Squadra Mobile – questo lo porta ad isolarsi e a distruggere tutti i legami familiari e le relazioni di amicizia che ha intorno. Un vizio a causa del quale calpesta principi e moralità. Il costante pensiero di racimolare i soldi per giocare, può spingere il ludopatico anche a delinquere. All’inizio vanno a caccia di prestiti da parenti e amici, ma poi quando non riescono più ad ottenere “liquidi” in questo modo, iniziano a spogliarsi di tutto, vendendo oro e altri beni. Ma quando anche questa soluzione non permette più di reperire il denaro, allora iniziano a delinquere. Possono emettere assegni scoperti o falsi, oppure attuare furti, truffe ed estorsioni».

Giocatore

Sono soprattutto i quarantenni e i cinquantenni a soffrire maggiormente di ludopatia, ma anche pensionati, soprattutto donne appassionate delle lotterie. Una dipendenza che si aggrava con il trascorrere del tempo. «Il ludopatico non si percepisce come ammalato e il suo entourage tende a nascondere il problema per vergogna – spiega Carlo Pinto – una piaga verminosa che fa il medico pietoso. Invece i familiari dovrebbero intervenire rivolgendosi subito ai Sert e ai centri dipendenze patologiche, anche contro il volere del soggetto, per uscire da questo circolo vizioso. È sempre bene ricordare – conclude il capo della Squadra Mobile – che nel momento in cui ci si mette a giocare si è già perso».

IL PUNTO SULL’APPLICAZIONE DELLA LEGGE REGIONALE

Il Consigliere regionale Luca Marconi

Le Marche si sono dotate proprio nel febbraio dello scorso anno della Legge Regionale 3 del 7 febbraio 2017, che disciplina il gioco legale sul territorio marchigiano. Un testo di legge che punta su prevenzione e cura dell’azzardopatia, vietando qualsiasi forma di pubblicità del gioco e imponendo il rispetto della distanza di 500 metri nei comuni sopra i 5000 abitanti (250 metri nei comuni sotto i 5000 abitanti) , tra i locali in cui si pratica il gioco legale e le attività “sensibili” quali scuole, istituti bancari e postali, compro-vendo oro e dagli altri luoghi frequentati da minori, giovani e anziani. Quasi la metà dei quattro milioni di euro finanziati, è stata destinata alla prevenzione, e in particolar modo alla formazione di operatori, soggetti pubblici, privati, associazionismo, medici e insegnanti, che si interfacciano con giovani, adulti, famiglie e con chi svolge la funzione genitoriale.

«Abbiamo speso i primi due milioni e 600mila euro finanziati nell’ambito del piano triennale d’intervento- spiega il consigliere regionale Luca Marconi relatore di maggioranza della Legge Regionale – l’applicazione della Legge sta procedendo bene in tutte le provincie, dove è affidata a 5 cooperative. Un’azione che sta coinvolgendo società civile, comuni e mondo associativo presente sul territorio regionale in maniera capillare: oratori, sindacati, associazioni sportive, nessuno è escluso. Dal 1 gennaio 2020 la normativa regionale agirà in maniera retroattiva, andando ad interessare anche le attività già esistenti al momento dell’introduzione della Legge Regionale. Stiamo lavorando per risolvere alcuni problemi di natura interpretativa con le questure, che devono applicare la norma. Se ci fossero delle lacune nella legge le correggeremo ma non nella sostanza».

 

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