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Ancona

Animalisti e ambientalisti ad Acquaroli: «Stop alla caccia al cinghiale, crea assembramento»

Le associazioni unite per rivolgere la richiesta al governatore di vietare l'attività venatoria nella modalità braccata e girata, che porta i cacciatori ad avvicinarsi e stare in gruppo, mettendo a rischio la loro salute e quella delle loro famiglie

ANCONA – Stop alla caccia al cinghiale. È quanto chiedono al governatore Francesco Acquaroli le associazioni ambientaliste e animaliste marchigiane che hanno scritto al presidente una lettera aperta. Amici Animali Osimo, Cai, Enpa, Eze, Grig, Italia Nostra, Lac, Lav, Lipu, Lupus in Fabula, Legambiente, Federazione Pro Natura, Wwf e Forum Salviamo il Paesaggio, si sono unite sotto la sigla “Alleanza delle associazioni ambientaliste e animaliste” per chiedere di fermare immediatamente la caccia al cinghiale nella modalità braccata e girata in quanto si tratta di attività che causano «assembramento».

Le associazioni si appellano al governatore in virtù dell’ultimo Dpcm varato dal governo, nel quale viene raccomandato alle persone di evitare spostamenti se non che per esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o usufruire di servizi non sospesi, ponendo limiti anche alle attività sportive.

Un Decreto che tuttavia non limita l’attività venatoria che secondo le associazioni animaliste e ambientaliste «è causa di assembramenti, soprattutto nel caso delle battute al cinghiale, specie nelle forme della braccata e della girata, che richiedono la presenza di decine e decine di cacciatori. Queste pratiche di caccia prevedono anche gli spostamenti dei partecipanti, non solo tra le Province, ma addirittura tra le Regioni, che risultano essere estremamente frequenti».

«Consideriamo inaccettabile e profondamente ingiusto e discriminatorio – spiega il delegato Lac Danilo Baldini -, che la stragrande maggioranza degli italiani sia soggetta, a causa dall’emergenza del coronavirus, a forti limitazioni della mobilità e della propria libertà personale, mentre invece una ristretta élite di persone, i cacciatori, possano spassarsela allegramente ed indisturbati, andando liberamente a sparacchiare nei boschi a caccia di cinghiali».

Secondo Baldini «approfittando del fatto che la gente è costretta a stare tappata in casa, questi improbabili “Rambo” potranno effettuare le loro “braccate” al cinghiale spingendosi fin quasi dentro i centri abitati, approfittando del fatto che i cinghiali, proprio per sfuggire alle loro doppiette, ed alla ricerca di cibo nei cassonetti dell’immondizia, si sono ormai “urbanizzati”».

Infine il delegato Lac pone l’accento sull’età media dei cacciatori «statisticamente oltre i 65 anni» che pertanto li metterebbe a rischio di trasmissione del virus «tra di loro e poi di contagiare le famiglie, ed il resto della popolazione».