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Ancona

Profughi, Ambasciata dei Diritti: «Difficoltà di accesso alla procedura di protezione internazionale»

L'Ambasciata dei Diritti di Ancona denuncia di aver ricevuto una decina di segnalazioni da parte di richiedenti asilo pakistani, afghani e somali. Chiede un incremento dei posti per l'accoglienza

L'Ambasciata dei Diritti

ANCONA – «Sono più di una decina le segnalazioni da parte di richiedenti asilo che lamentano di non essere riusciti ad accedere alla procedura di protezione internazionale». La denuncia arriva dall’Ambasciata dei Diritti per voce di Danilo Burattini. Il tema è stato al centro di una conferenza stampa che si è tenuta questa mattina ad Ancona. «In Questura – riferisce – a queste persone non è stata fatta formalizzare la richiesta, la motivazione riportata dai responsabili è stata la mancanza di posti disponibili nel sistema di accoglienza della Prefettura di Ancona. Abbiamo più volte segnalato il problema, ma otteniamo come risposta solo il rimpallo delle responsabilità».

L’Ambasciata dei Diritti rileva che «il Decreto Legge del 18 agosto 2015, n. 142 nell’articolo 1 commi 2 e 3 obbliga l’amministrazione ad adottare immediatamente le misure di accoglienza, dal momento della manifestazione della volontà di chiedere la protezione internazionale» da parte dei profughi. Le segnalazioni pervenute finora all’associazione impegnata verso la promozione dei diritti dei rifugiati, arrivano soprattutto da afghani, pakistani e somali e «non interessano solo la provincia di Ancona, ma in maniera trasversale un po’ tutte le Marche».

L’Ambasciata dei Diritti evidenzia che «numerose sentenze hanno specificato (la più recente del tar del Veneto), che la Questura non ha alcun potere di filtro o decisionale e che deve al più presto formalizzare le richiesta senza poter subordinare la formalizzazione medesima a nessuna altra condizione».

L’Ambasciata dei Diritti evidenzia le criticità sul fronte della «capacità di previsione dei posti necessari per una accoglienza degna» e ne chiede un incremento. «La guerra in Ucraina – osserva Burattini – non giustifica l’ennesima emergenza, primo perché solo una piccola parte dei profughi ucraini è entrato nel percorso di accoglienza governativo, preferendo l’ospitalità di amici o parenti. Secondo perché il governo ha stanziato dei fondi aggiuntivi per integrare i posti nelle strutture per richiedenti asilo. Così come la redistribuzione regionale degli arrivi dal canale di Sicilia non può giustificare la perpetua saturazione dei “posti letto.” La verità è che da tempo il ministero dell’interno ha tagliato i fondi destinati all’accoglienza con il preciso intento di disincentivare gli arrivi, trasformando l’Italia in un paese di transito al pari della Grecia».

Secondo l’Ambasciata dei Diritti, «quello che ad una prima lettura potrebbe sembrare un problema tecnico ed organizzativo è in realtà un dramma umano. Chi arriva e chiede asilo non ha nulla, né un posto dove dormire né dove mangiare, il fatto di non inserirlo in un percorso di accoglienza significa condannarlo a vivere per strada, tutto questo in aperta violazione delle convenzioni internazionali sottoscritte dall’Italia».

Burattini spiega che «tra i ragazzi lasciati per strada vi sono anche dei casi di estrema vulnerabilità che li espongono a notevoli rischi. Per tutte queste ragioni la Questura deve far formalizzare nel più breve tempo possibile le richieste di protezione e la Prefettura deve trovare una soluzione immediata per tutti coloro che si sono fatti identificare come richiedenti asilo e vivono per strada. Vista la situazione emergenziale – conclude – invitiamo chi di dovere a porre in essere fin da subito un centro o più centri di accoglienza degni».