Accordo medici convenzionati 118, Russo: «Grave atteggiamento antisindacale di Asur Marche»

Il segretario regionale del Sindacato medici italiani (Smi) punta il dito contro la determina con cui il direttore generale ha approvato l’intesa aziendale. Tra i punti contestati, i compensi non adeguati e i divari di trattamento economico tra aree vaste

ANCONA – Compensi non adeguati, divari di trattamento economico tra aree vaste diverse per la stessa categoria e per le stesse prestazioni e, infine, attribuzione ai medici convenzionati delle responsabilità di eventuali danni emersi nel paziente. Sono questi i punti dell’accordo aziendale tra Asur Marche e medici del 118 convenzionati, contestati dal Sindacato dei medici italiani, Smi.

Nell’ambito del 118, una parte dei medici presta servizio come dipendenti degli ospedali e quindi con contratto da dirigenti medici, mentre un’altra parte come medici di base convenzionati che lavorano per l’Asur e vengono impiegati anche per smaltire i grandi flussi di pazienti che arrivano nei Pronto Soccorso della Regione. L’accordo tra Asur e medici del 118 va a regolamentare proprio l’attività dei medici convenzionati, che lo SMI chiede vengano finalmente assunti passati tutti come dirigenza.

La determina (n. 245) con cui il direttore generale ha approvato l’accordo aziendale per i medici del 118 (6 febbraio 2019), secondo il sindacato non ha tenuto conto delle istanze proposte dallo Smi, rappresentativo della quasi totalità dei medici convenzionati del 118 delle Marche.

«Il mancato recepimento delle nostre richieste e di maggior tutela di tutti i medici del 118 convenzionati da parte dell’Azienda ha impedito allo Smi di sottoscrivere il verbale del 6 febbraio 2019», dichiara Antonino Russo, segretario regionale del sindacato medici italiani (Smi). Una decisione, quella dell’azienda, che secondo Russo «rappresenta un grave atteggiamento antisindacale di Asur Marche contro lo Smi e a danno dei medici convenzionati del 118».

Tra i punti contestati, quello relativo ai compensi nello standby dei medici del 118 pari a 10 euro lordi per ogni caso trattato, dall’apertura alla chiusura in Pronto Soccorso. Un trattamento «indegno di detta definizione – spiega il segretario dello Smi -, mortificante della professionalità e dell’impegno dei medici interessati, e del tutto irrisorio rispetto ai rischi che si chiede ai professionisti interessati di accollarsi». Il sindacato lamenta un divario nel trattamento economico tra le diverse aree vaste della stessa categoria e per le stesse prestazioni «la cui congruità appare dubitabile anche in relazione alle previsioni di “equo compenso” sulla base della normativa vigente», precisa Russo.

Medici in corsia

Un accordo che secondo lo Smi non solo non è valido economicamente per i medici, ma neanche per i pazienti perché ne rende la gestione complessa e per di più sotto la loro responsabilità per gli eventuali danni, «a fronte di un compenso irrisorio». Infatti, spiega Russo «impone (perché la collaborazione su base volontaria è ammissibile solo previa sottoscrizione di un apposito modulo allegato alla determina che la riporta) una presa in carico da parte del medico, che appunto, per collaborare, deve sottoscrivere una apposita dichiarazione in tale senso, “autonoma e diretta del singolo paziente” che, stante la mancanza di un rapporto di lavoro subordinato con l’Azienda, è di tutta evidenza finalizzato ad accollare al medico del 118 convenzionato che, al di fuori dei propri ordinari compiti, tratti un caso di Pronto Soccorso, ogni responsabilità (sicuramente in via autonoma rispetto a quella della azienda) per l’eventuale emersione di danni».

Unici firmatari del verbale del 6 febbraio scorso, stando a quanto riporta lo Smi, «i medici di assistenza primaria, che nessun interesse hanno né all’importo previsto come compenso né al regime di responsabilità imposto ai medici del 118 convenzionati e che dunque, non rappresentano effettivamente la categoria le cui prestazioni si pretende disciplinare con esso. Pertanto, la loro sottoscrizione non può in alcun modo legittimare l’adozione dell’atto da parte della Azienda».

«La decisione di Asur Marche di procedere all’adozione della determina pur avendo ancora trattative sospese con la mia parte sindacale proprio in tema di compenso e responsabilità – sottolinea Antonino Russo -, ha, impedito, con l’anticipazione dei tempi, dell’adozione della determina, una corretta interlocuzione tra le parti, ben consapevole che il verbale del 6 febbraio 2019 era stato sottoscritto da sindacalisti medici non appartenenti alla categoria interessata ma rappresentanti di altra e diversa categoria».

Ma il sindacato non molla e annuncia di voler procedere tramite propri legali alla verifica di una eventuale sussistenza di una «condotta antisindacale».