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Ancona

Aborto farmacologico, petizione Pro-Choice. La ginecologa Toschi: «Indicazioni ministeriali ignorate da maggior parte delle Regioni»

La ginecologa, attivista Pro-Choice fa il punto sulla questione dell'aborto farmacologico dopo che l'influencer Ferragni aveva denunciato difficoltà di accesso nelle Marche

Uno degli striscioni apparsi in città sul diritto all'aborto, vicino all'ospedale Carlo Urbani

ANCONA – Petizione dell’associazione Pro-Choice Rica per l’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica. La raccolta di firme è stata lanciata ieri, 4 settembre, sulla piattaforma Change.org dove è ancora possibile sottoscriverla (ad oggi ha raggiunto quasi 400 firme). Ne dà notizia la dottoressa Marina Toschi, ginecologa Aied e attivista Pro-Choice. «Il 12 agosto – spiega Toschi – avevamo scritto una lettera, rivolta alle istituzioni, in occasione del secondo ‘compleanno’ delle linee di indirizzo ministeriali sull’aborto farmacologico, in quanto sono state ignorate dalla maggior parte delle Regioni italiane, eccetto che da Lazio, Emilia Romagna e Toscana».

Al centro della questione le indicazioni del ministero della Salute circa la possibilità di somministrare le pillole abortive, Ru486 e Misoprostolo, almeno fino a 9 settimane ed anche nei consultori familiari. «Le indicazioni ministeriali non sono state recepite in 17 su 20 regioni ed in particolare nelle Marche, in Abruzzo e in Calabria, dove vengono apertamente osteggiate dalle giunte e assessorati regionali – dice la dottoressa Toschi -. In queste regioni infatti l’aborto medico, ha scarsissima diffusione poichè viene somministrata la RU486, solo in pochissimi Ospedali (dati ministero 2020: solo 11,3%di IVG medica nelle Marche: la più bassa del Centro-Italia)».

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«Anche nelle Marche ci sono ospedali dove i ginecologi fanno bene il loro lavoro – spiega – e somministrano la Ru486, ma sono pochi, mente nei consultori non è possibile, nonostante le indicazioni del Ministero della Salute». La ginecologa sottolinea che in altri paesi europei, come Francia, Irlanda e Gran Bretagna «non serve il ginecologo per l’aborto farmacologico, basta un medico di famiglia formato o una ostetrica che poi lavora in collaborazione con gli ospedali. Si può fare anche con la telemedicina, mentre da noi ancora occorre ospedalizzare, ma in questa maniera si patologizza e rende impossibile di fatto questa procedura».

La questione era stata sollevata alcune settimane fa dall’influencer Chiara Ferragni, che sul suo profilo Instagram aveva denunciato difficoltà di accesso all’aborto nelle Marche. «E’ stata bravissima a sollevare il problema – osserva la ginecologa Toschi – , ma lo ha fatto con una foto che ritrae una sala operatoria, mentre ciò che scarseggia è la RU nei Consultori». Il problema, secondo Marina Toschi non sono gli obiettori: «Perché ce la prendiamo solo con gli obiettori di coscienza, quando sono i politici che ‘distruggono’ i consultori e ci vogliono mettere dentro i movimenti per la vita? – dice – Occorre inoltre – conclude – dare la contraccezione gratuita come prevederebbe la legge e come chiede la petizione che invito tutti a firmare, mentre in Italia solo poche regioni la forniscono. Le Marche non sono tra queste».

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