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Ancona

Osteoporosi, Palazzo delle Marche si tinge di giallo. Giacchetti: «Occorre creare percorsi diagnostico-terapeutici uniformi»

Nella giornata mondiale dell'Osteoporosi la dottoressa Gilberta Giacchetti, dirigente medico presso la Clinica di Endocrinologia degli Ospedali Riuniti di Ancona, accende i riflettori sull'importanza della prevenzione, specie dopo la pandemia

Osteoporosi (Foto di Dr. Manuel González Reyes da Pixabay)

ANCONA – «Il periodo di pandemia ha notevolmente ridotto le visite per le varie patologie e ciò ha coinvolto anche l’osteoporosi. Nonostante si è cercato di arrivare ai pazienti con la telemedicina, in realtà molti pazienti hanno lasciato la terapia e questo purtroppo significherà un aumento delle complicanze e maggiori fratture da fragilità». Nella giornata mondiale dell’Osteoporosi (20 ottobre) ad accendere i riflettori sull’importanza della prevenzione e dei controlli periodici è la dottoressa Gilberta Giacchetti, dirigente medico presso la Clinica di Endocrinologia degli Ospedali Riuniti di Ancona.

Una malattia, quella dell’Osteoporosi, in forte aumento nel mondo, che colpisce donne e uomini, prevalentemente dopo i 50 anni di età, anche se si possono verificare casi anche nell’adolescenza. In ogni caso si tratta di una condizione che colpisce soprattutto le donne: dopo i 50 anni di età, è 1 donna su 3 a soffrire di Osteoporosi, mentre 1 uomo su 5 corre il rischio di incorrere in una frattura.

Gilberta Giacchetti Medico presso la Clinica di Endocrinologia degli Ospedali Riuniti di Ancona e componente del Tavolo Tecnico Regionale di Prevenzione dell’osteoporosi

In genere è proprio così, dopo una frattura ossea legata ad una piccola caduta o ad un urto, che si scopre di avere questa patologia, che provoca nel mondo una media di una frattura ogni 3 secondi. Un dato che già da solo racconta l’impatto dell’Osteoporosi sui costi sanitari: nel 2017 la spesa annuale per le fratture causate da questa condizione di fragilità scheletrica è stata di circa 10 miliardi di euro e per il 2030 si stima che possa superare i 12 miliardi.

In Italia sono 3.500.000 le donne affette da questa condizione medica, 1.000.000 gli uomini. Con la pandemia di
Covid, molti non hanno più eseguito controlli, e questo potrà portare ad un incremento delle fratture nel prossimo decennio. Per questo secondo la dottoressa Giacchetti è necessario riprendere in mano la situazione e «creare dei percorsi diagnostico-terapeutici uniformi in tutte le strutture sanitarie».

Intanto per sensibilizzare sull’importanza della prevenzione, Palazzo delle Marche si tinge di giallo e a  margine della seduta consiliare di ieri, il presidente Dino Latini ha ricevuto una delegazione del Tavolo tecnico regionale per l’osteoporosi, fra i quali la dottoressa Giacchetti, i quali gli hanno illustrato il lavoro svolto nell’arco di circa dieci anni, in termini di divulgazione, prevenzione e formazione professionale, attraverso incontri e convegni su tutto il territorio regionale rivolti ai medici e alla comunità marchigiana.

Il presidente del Consiglio regionale ha espresso l’impegno a sostenere l’attività del tavolo regionale, anche attraverso la predisposizione di un atto da sottoporre all’attenzione dell’Assemblea legislativa. L’obiettivo è quello di creare una rete di centri ad hoc per la prevenzione e la cura delle fratture da Osteoporosi.

L’incontro tra Latini e il tavolo tecnico regionale

Inoltre Latini ha consegnato a tutti i consiglieri regionali materiale informativo sull’Osteoporosi, per sensibilizzare sulla prevenzione. Il Gruppo tecnico regionale per l’osteoporosi è composto da medici, pazienti, rappresentanti dei sindacati pensionati donne e un rappresentante della Commissione regionale ed è coordinato dall’Ufficio prevenzione dell’Ars.

Come prevenire?

La parola d’ordine in questo caso è prevenzione. L’assunzione di vitamina D che promuove l’assorbimento di calcio e fosforo a livello intestinale è di fondamentale importanza per contrastare l’Osteoporosi. Possiamo trovarla più di tutti nell’olio di fegato di merluzzo che ne è una miniera. In misura minore si trova nelle uova e nel salmone. La sola alimentazione però non è in alcun modo sufficiente nel ripristinare una eventuale carenza di vitamina D.

Fondamentali i cibi ricchi di calcio, come latte, yogurt e formaggi stagionati. Tra le verdure fagiolini, cavoli e broccoli, mentre tra i pesci il salmone. Via libera anche a frutta secca e gelato alla crema di latte per i più piccoli se non amano i formaggi.

Le acque ricche di calcio possono aiutare molto, infatti con un litro di queste si introduce già 1/3 del fabbisogno giornaliero di calcio di un adulto, che è di 1 grammo. I ragazzi dagli 11 ai 24 anni necessitano di almeno 1 grammo e mezzo al giorno di calcio, così come la donna in menopausa perché perde rapidamente questo minerale.

Accanto a questo c’è l’attività fisica da iniziare a praticare già nella pubertà, perché la massa ossea raggiunge il suo picco massimo a 25 anni. Tra le pratiche sportive, oltre all’attività in palestra, sono consigliate la camminata, l’attività aerobica, il nuoto e la corsa.