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Ancona

Anci e Arcidiocesi, insieme per ricordare gli 800 anni dalla partenza di San Francesco da Ancona

L'appuntamento ad Ancona, il 10 maggio alle 9,30 al Ridotto delle Muse, con il convegno sul santo e su Giorgio La Pira. Il presidente di Anci Marche, Mangialardi: «Il Mediterraneo, un mare di pace e di apertura, non di morte e di chiusura»

ANCONA – Celebrare l’anniversario degli 800 anni dalla partenza di San Francesco d’Assisi dal porto di Ancona alla volta della Terra Santa per incontrare il Sultano di Egitto, Melik-al-Kamil. È questo l’obiettivo di “San Francesco e Giorgio La Pira: il Mediterraneo grande lago di pace per città vive”, il convegno promosso da Anci Marche e dall’Arcidiocesi Ancona-Osimo che si terrà al Ridotto delle Muse di Ancona, venerdì 10 maggio alle 9,30.

L’iniziativa

L’evento è patrocinato da Regione Marche, Comune di Ancona, Università Politecnica delle Marche, Famiglie Francescane, Autorità di Sistema Portuale del Mar Adriatico Centrale, Camera di Commercio delle Marche e Guardia Costiera di Ancona. Interverranno tra gli altri, il presidente Anci Marche Maurizio Mangialardi, il presidente regionale Luca Ceriscioli, il rettore dell’Università Politecnica delle Marche Sauro Longhi, l’assessore regionale alla cultura Moreno Pieroni, la sindaca di Ancona Valeria Mancinelli, l’Arcivescovo Metropolita Ancona-Osimo Monsignor Angelo Spina e il direttore dell’Ufficio per la cultura dell’Arcidiocesi Giancarlo Galeazzi. Moderatori, il direttore di Presenza Marino Cesaroni e il presidente nazionale Anci Marcello Bedeschi.

Il viaggio intrapreso dal santo il 24 giugno del 1219, rappresenta il primo come missionario. All’epoca i cristiani erano in guerra contro gli arabi, per la conquista di Damietta, sede principale e simbolo del potere musulmano. In questo senso la partenza di San Francesco d’Assisi si rivela di grande attualità per inquadrare nuovamente il Mediterraneo come luogo di dialogo, incontro e convivenza.

Giorgio La Pira, il cosiddetto “sindaco santo”, fu primo cittadino di Firenze dal 1951 al 1965 (anche se con brevi interruzioni nel mezzo). Tra i suoi meriti, quello di aver realizzato  i Colloqui Mediterranei, ovvero un ponte di dialogo e pace tra Oriente e Occidente. Inoltre, proprio negli anni della “cortina di ferro”, si era recato in Russia per parlare di disarmo. Papa Francesco lo ha dichiarato Venerabile nel luglio 2018.

Il programma del convegno

Secondo il presidente di Anci Marche, Mangialardi, il convegno è l’occasione per riaffermare il concetto che il Mediterraneo deve porsi come crogiolo di esperienze e relazioni, piattaforma di rapporti di grande esperienza, grazie al quale culture e religioni diverse si incontrano e convivono per fare in modo che sia «un mare di pace e di apertura, non di morte e di chiusura».

«L’importanza dell’evento va individuata nel fatto che oggi il problema della pace nel Mediterraneo è urgente e grave –  ha detto Giancarlo Galeazzi, direttore dell’Ufficio per la cultura dell’Arcidiocesi -. Occorre collegarsi alle esperienze passate che hanno mostrato come il Mediterraneo sia un mare al plurale e proprio su questa condizione di pluralità si può creare una convivenza diversificata. San Francesco e La Pira guardano alla pace non solo come assenza di guerra, o interruzione o moratoria, bensì come a nuova mentalità ispirata a quella che possiamo chiamare antropologia dell’ospitalità, che non è solo propria di chi accoglie ma anche di chi è accolto. È questo il punto – spiega – su cui San Francesco per un verso, e la Pira per l’altro, hanno dato indicazioni diverse, ponendo l’accento non sulla conversione dell’altro ma sulla trasformazione di se stessi, perché San Francesco è cambiato in seguito all’incontro con il Sultano che non si è convertito. Il significato della sua grande impresa risiede nel dimostrare che il rapporto con l’altro ci migliora, ci cambia, ci apre».

«L’Europa che non riscopre il Mediterraneo non ha futuro – prosegue -. L’Europa è un arcipelago dove terra e mare sono collegati e il cuore dell’Europa non è nel Continente, ma nel Mediterraneo che ne è la culla. Un’Europa che dimentica questo è destinata al suicidio e le crisi di oggi lo testimoniano. Dobbiamo imparare a capire che pluralismo e unità si possono coniugare insieme».