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Ancona

Ambulanti, sit-in davanti alla Regione per chiedere sostegni e risposte

Gli ambulanti delle Marche manifesteranno martedì 23 marzo alla presenza del presidente regionale Francesco Acquaroli. Il coordinatore Marrocchi spiega i motivi della protesta

Fiera San Settimio
Fiera di San Settimio

ANCONA- Gli ambulanti marchigiani, uniti senza distinzione di provincia, sono pronti a scendere in campo in prima linea. Domani 23 marzo alle 9, con un sit-in autorizzato dinanzi al palazzo della Regione Marche ad Ancona, i rappresentanti di categoria chiederanno alle istituzioni risposte concrete sul tema dei ristori a fronte di una situazione che sta diventando insostenibile sia per la pandemia che per i mancati incassi.

Nello specifico, la manifestazione durerà dalle 9 alle 12 e si svolgerà sulla Terrazza Leopardi, a pochi metri dalla sala della Giunta. Per la Regione confermate le presenze del presidente Francesco Acquaroli, dell’assessore Filippo Saltamartini e del dirigente tecnico del commercio Pietro Talarico. La Questura di Ancona vigilerà sul corretto rispetto di tutta la normativa anti-Coronavirus e naturalmente del distanziamento interpersonale.

«Sono trent’anni che le Marche degli ambulanti non manifestavano in modo compatto e unitario – spiega il coordinatore regionale di Ambulanti nelle Marche Giovanni Marrocchi – Faremo presenti le nostre difficoltà consapevoli del momento e della pandemia. Siamo a casa obbligatoriamente ma se non ci arrivano dei ristori adeguati di cosa viviamo? La politica sta dando risposte a strappi, il Decreto-Sostegni non è neanche passato in rassegna ma i soldi all’interno sono troppo pochi per gente che ha famiglie da mantenere».

Ancora: «Anche con la pandemia non c’era grande possibilità di lavorare ma la nostra associazione vuole tutelare il commercio in ogni sua forma. Non sappiamo se riusciremo ad ottenere qualcosa dalla manifestazione di domani ma faremo vedere che ci siamo. Rappresentiamo 2700 partite Iva e diamo lavoro ad una media di 5000 persone. In sostanza parliamo di microaziende dove lavorano moglie e marito all’interno. Io e la mia famiglia, ad esempio, gestiamo cinque bancarelle. Ci raccomandiamo con chi interverrà chiedendo il massimo rispetto delle regole».