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Ancona

Ambiente, Marchetti (Arpam): «Situazione buona nelle Marche. Impianti verso la transizione ecologica»

Prosegue la valutazione mese per mese dell'Arpam sulla qualità ambientale nelle Marche e questa volta tocca alla raccolta differenziata che vede tutte le province promosse. Macerata la più virtuosa

Il direttore generale Arpam Marche, Giancarlo Marchetti

ANCONA – «Le Marche sono in una buona situazione dal punto di vista ambientale». A dirlo è il direttore dell’Arpam Giancarlo Marchetti, in occasione del monitoraggio sulla raccolta differenziata nelle Marche. «A parte singoli punti di criticità – afferma – dove occorre intervenire, per quanto concerne la qualità delle acque e dell’aria, le Marche mostrano un buon livello di qualità, anche nell’ambito della raccolta differenziata che ci vede quarta regione in Italia».

Fra i nodi critici, «che richiedono interventi di maggiore sinergia fra gli enti», il direttore Arpam annovera la necessità di bonificare i siti contaminati come «il sin (sito di interesse nazionale, ndr) di Falconara e quello della Val di Chienti».

L’Arpam ha dato vita ad una valutazione, mese per mese, della situazione ambientale nelle Marche, analizzando di volta in volta un indicatore differente, per informare i marchigiani dello stato della loro regione: «La qualità ambientale va valorizzata anche in vista del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), nel quale l’aspetto della transizione ecologica costituirà una parte centrale delle risorse, che andranno a migliorare gli aspetti ambientali» afferma Marchetti.

Il direttore Arpam Marche, sottolineando che gli impianti andranno verso una transizione ecologica sia nell’ambito della depurazione, della gestione dei rifiuti che delle emissioni in atmosfera, spiega che «con le nuove tecnologie l’impatto ambientale sarà ridotto. Noi siamo pronti anche a valutare questi benefici che il nuovo piano prevederà».

Il report sulla raccolta differenziata nelle Marche dell’Arpam

Cresce dell’1,29% la raccolta differenziata nelle Marche nel 2020, quando si attesta al 71,84%. Se già dal 2019 tutte le singole province marchigiane superano l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata, fissato dal testo unico ambientale, nel 2020 la media regionale lo oltrepassa di quasi 7 punti.

A detenere il primato di provincia più virtuosa è ancora il Maceratese, dove la differenziata sfiora il 75%, conservando un primato imbattuto da 10 anni. A crescere più di tutti però è la provincia di Ascoli Piceno, che passa dal 66,15% al 68,90% con un salto di quasi 3 punti, rispetto all’anno precedente. Stabile Ancona al 71,04%, mentre Pesaro e Fermo migliorano raggiungendo rispettivamente le percentuali del 72,85% e del 69,94%.

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I bidoni per la raccolta differenziata

Sono 191 su 228 (84%) i comuni che hanno superato la soglia del 65% nel 2020, con Lunano (PU) in vetta alla classifica e Camerano (AN) al secondo posto, entrambi oltre l’86% di differenziato. Tra i capoluoghi di provincia è ancora Macerata (75,46%) a dominare una classifica che trova invece Ancona (59,23%), dove la raccolta porta a porta trova difficoltà a realizzarsi, all’ultimo posto e arretrata rispetto dalla soglia di legge.

A farla da padrone, con quasi 160.000 tonnellate differenziate, è l’organico, seguito dalla carta (100.000 ton)
e dal verde (75.000 ton). Subito dietro, con oltre 60.000 tonnellate, ci sono plastica e lattine. I comuni nei quali non è attiva la raccolta differenziata per l’organico sono soltanto 9 nelle Marche: Carpegna, Sassofeltrio, Bolognola, Poggio San Vicino, Ussita, Montegallo, Palmiano, Montefalcone Appennino e Monteleone di Fermo.

Si tratta però di piccoli comuni montani dove spesso è diffusa la pratica del compostaggio domestico, non conteggiata nelle rilevazioni, ma normalmente svolta dai singoli cittadini che vivono nelle aree rurali. Tra le aree più virtuose ci sono invece, Visso e Numana, che nel corso del 2020 sono riusciti ad intercettare meglio anche i rifiuti differenziati generati dal flusso turistico.

Per la raccolta differenziata della carta il primato va a Montelabbate e Lunano con oltre 150 kg/abitante, Bolognola e Fiastra per i metalli (sopra i 25 kg/abitante), Smerillo e Numana per il vetro (oltre 100 kg/abitante).

Frontino e Lunano si distinguono per la raccolta della plastica (attorno ai 100 kg/abitante), mentre Palmiano e Montegallo hanno il primato per il dato pro capite delle raccolte differenziate minori (medicinali, pile e batterie, RAEE, pneumatici fuori uso, ingombranti e spazzamento).

Dal 2019 al 2020 diminuisce anche la quantità assoluta di rifiuti prodotta (- 37.150 ton) e per la prima volta diminuisce anche la frazione differenziata (-16.334 ton), oltre al rifiuto residuo indifferenziato (-20.815 ton). Rimane pressoché stabile il compostaggio domestico (-18 tonnellate).

Diminuisce complessivamente, il dato pro capite di rifiuti prodotti a livello regionale che scende di 21 kg abitante/anno, con tutta probabilità anche per effetto del lockdown che può aver indotto a consumare meno, riutilizzare di più, uscire meno di casa per comprare prodotti non fondamentali. Sono 29 i comuni coinvolti nella gestione delle macerie del terremoto il cui recupero, consente il riutilizzo delle materie prime.

Aguzzi: «Impegno dei cittadini rende più efficace il sistema di gestione dei rifiuti» 

L’assessore regionale al Lavoro e Ambiente Stefano Aguzzi

L’assessore regionale all’Ambiente Stefano Aguzzi nel commentare i dati sulla differenziata nel 2020 ha plaudito ai marchigiani che «continuano a impegnarsi per migliorare di anno in anno l’importante parametro di sostenibilità rappresentato dalla raccolta differenziata, rendendo il sistema di gestione dei rifiuti sempre più efficiente dal punto di vista ambientale ed economico. I dati forniti dalla Sezione Regionale Catasto Rifiuti dell’ARPAM sono inoltre, per l’ente che rappresento, fonte di preziose informazioni per lo sviluppo delle politiche  regionali che ci impegneranno anche sul fronte dell’attuazione del Recovey Plan nazionale».

Il direttore Arpam Marchetti ha sottolineato che «mettere ogni attore sociale, cittadini e istituzioni, in condizioni di conoscere e comprendere ciò che accade, rappresenta oggi un compito prezioso e imprescindibile, in special modo per coloro che si occupano di ambiente. La grande sfida della transizione ecologica è aperta e, al pari di risorse e strumenti, necessita oggi più che mai delle consapevolezze che soltanto dati rigorosi e certificati possono contribuire a generare».