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Ancona

Ancona, altro avvistamento di cinghiali a Posatora. Lac Marche invita a non allarmarsi

Sono stati visti all'altezza di Santa Maria Liberatrice. La Lega per l'Abolizione della Caccia ha diffuso un comunicato per evitare allarmismi. Ecco cosa ha detto

Avvistamento Cinghiali
Un'immagine dell'ultimo avvistamento dei cinghiali a Posatora del 2 marzo

ANCONA – Nella giornata di ieri (martedì 2 marzo) si è segnalato un nuovo avvistamento di cinghiali nel quartiere anconetano di Posatora. Nello specifico, in orario serale (intorno alle 20), all’altezza della quercia di Santa Maria Liberatrice, alcuni esemplari sono stati avvistati alla ricerca di cibo. La situazione non ha prodotto danni a cose e/o persone ma secondo quanto riferiscono i residenti e membri dei comitati “Frana Contro” e “Posatora Nostra” è stato chiesto alle istituzioni di monitorare con più attenzione la problematica.

Intanto, attraverso un comunicato inviato alla stampa, Lac (Lega per l’Abolizione della Caccia) Marche, nella figura del delegato Danilo Baldini, ha voluto ribadire il proprio punto di vista sull’argomento: «Uno dei motivi per cui i cinghiali si avvicinano ai centri abitati è perché nelle nostre città essi trovano cibo gratis nei pressi dei cassonetti dei rifiuti o delle discariche abusive presenti nelle periferie. Quindi, per risolvere il problema, basterebbe semplicemente eliminare la fonte, ovvero i rifiuti».

E ancora: «Il motivo principale della presenza dei cinghiali nelle città è perché in esse vi trovano rifugio e scampo dalle braccate dei cacciatori! Infatti le “braccate”, che sono la forma di caccia meno selettiva, destrutturano i branchi dei cinghiali, composti prevalentemente da femmine e dai loro cuccioli e guidati dalla femmina più anziana chiamata “matriarca”. Questa è l’unica del branco che va in estro e quindi si accoppia con i maschi, che vivono solitari e per cui sono chiamati in dialetto “solenghi”. Quando, nel corso delle loro braccate, i cacciatori ammazzano la femmina matriarca, che è la capobranco, il branco si disgrega e le altre femmine che prima erano sottomesse, vanno in estro e si accoppiano con i maschi, andando poi a formare altri branchi di cinghiali di cui diventeranno a loro volta le capobranco».

In conclusione: «Questo è, in sintesi, il meccanismo che ha determinato negli ultimi 50 anni la proliferazione e la diffusione su tutto il territorio italiano della specie cinghiale, che peraltro non è quella autoctona, ma quella balcanica, molto più grossa e prolifica, introdotta dai cacciatori negli anni ‘70 del secolo scorso per i loro scopi venatori. Per quanto riguarda invece la presunta pericolosità del cinghiale, si tratta di una leggenda metropolitana. Infatti, il cinghiale non è affatto un animale aggressivo, anzi, è molto confidente ed intelligente e quindi sa benissimo che non gli conviene rapportarsi con l’uomo».