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Ancona

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Aggressione omofoba di Ancona, la condanna delle Femministe: «Basta violenza, maschilismo e patriarcato. Serve ascoltare e conoscere»

Rete femministe Marche, Contini: «Sì alla libertà di essere sé stesse. All'aggressore chiederei il perché. La vittima? L'abbraccerei. Cara ragazza, non farti condizionare dagli altri». Il punto su ddl Zan, educazione all'affettività e teoria gender

La "Rete femministe Marche - Molto più di 194" durante una iniziativa

ANCONA – «L’aggressione a sfondo omofobo di agosto ci lascia perplesse e preoccupate». A parlare è Concetta Titty Contini, della «Rete femminista Marche – Molto più di 194». «Sembra che due persone dello stesso sesso – prosegue – non possano tenersi per mano. Quelle due ragazze sarebbero potute essere due sorelle, due amiche, non necessariamente due fidanzate. E comunque, fatico a capire quale fastidio possano dare. In fondo, parliamo della libertà di tenersi la mano».

A fine agosto, in corso Garibaldi, un 14enne ha preso a pugni una ragazza che teneva per mano un’altra ragazza. Pare che una delle due indossasse una borsa arcobaleno, simbolo della comunità lgbtqia+. Per l’aggressore è scattata la denuncia e indagano i Carabinieri.

«Come persona, mi inquieta quest’episodio. Una situazione di intolleranza preoccupante, se pensiamo che il giorno prima, contro i membri di Arcigay, è stata scagliata una bottiglia di vetro».

Centrale, secondo le Rete femminista, è il ruolo della scuola: «Occorre parlare, spiegare, educare e ascoltare. Parole come ‘accettare e tollerare’ presuppongono un atteggiamento di supremazia, superiorità e predominanza di un essere sull’altro. Invece, bisogna ambire alla comprensione della pari dignità di essere al mondo e alla libera espressione di ciò che si è. Nella realtà, c’è una mescolanza meravigliosa e le differenze vanno conosciute e rispettate».

Una delle attiviste della “Rete femministe Marche – Molto più di 194”

«E là dove la famiglia non arriva, dev’esserci la scuola». La Rete femminista dice sì all’educazione all’affettività, per scardinare «pregiudizi, valori ipocriti e cultura patriarcale e maschilista. L’educazione all’affettività è ancor più un’utopia con l’invenzione della teoria gender. Qualcuno dice che nelle aule ci sarebbe un indottrinamento, invece noi vorremmo solo spiegare la realtà e insegnare il rispetto, per evitare il ripetersi di episodi simili a quelli di Ancona. Nessun convincimento, ma educazione. Certamente, coi bimbi si useranno parole diverse rispetto a quelle usate con gli adolescenti».   

«Da madre – evidenzia Contini – vengono i brividi a pensare ciò che è successo. Vanno promosse azioni di sensibilizzazione affinché ci si possa confrontare su qualsiasi tema con rispetto e senza violenza. Cosa direi alla vittima dell’aggressione? La abbraccerei, le direi che noi della Rete ci siamo e che non deve lasciarsi condizionare dagli altri. Quel pugno è il gesto di una persona che non sa ciò che fa». All’aggressore? «Beh, gli chiederei i motivi del gesto e gli spiegherei che la violenza è il mezzo che usa chi non ha altri strumenti per affermarsi. È sbagliato concepire la violenza come unico mezzo per affrontare un conflitto. Noi umani abbiamo la razionalità e la parola, usiamole». Necessario è «partire dal basso, creando comunità e reti sociali vive. Ognuno, nel proprio piccolo, dovrebbe prendersi la responsabilità di cambiare e superare ideologie retrograde».

A breve, in Senato, riprenderà il dibattito sul ddl Zan (già approvato alla Camera, ndr) e Contini dice la sua: «All’interno del contesto plurale della Rete ci sono posizioni diverse, ma questo, per me, è un provvedimento importante. La società e lo sport sono pronti, è la politica ad arrancare». Il ddl prevede aggravanti per aggressioni fondate su genere, orientamento, identità sessuale e disabilità: «Così, si tutela una fetta di popolazione costretta a convivere con la paura. Escludere dal testo le persone trans? Beh, prima si ascoltino e si capiscano le sofferenze quotidiane che attraversano. Solo dopo potremmo chiederci se è davvero giusto escluderle dal testo». E sul reato di opinione sostiene: «Chi pensa che i gay facciano schifo, potranno continuare a dirlo. Ma non si potrà incitare alla violenza dicendo, ad esempio, di ‘volerli mettere al rogo’. Quella che sarà punita è l’istigazione a delinquere, non la libertà di espressione».