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Ancona

Vaccinazione 5-11 anni, Storti di Asur Marche: «Adesione non alta. Puntiamo sulla sensibilizzazione»

Il direttore generale Asur Marche fa il punto sulla vaccinazione per la fascia 5-11 anni, che vede numeri più bassi come adesione rispetto alle altre classi d'età. Asur alla ricerca di nuove sedi per la vaccinazione

Nadia Storti
Nadia Storti

ANCONA –  «La fascia d’età dagli 11 anni in su risponde di più (della 5-11 anni, ndr) forse perché ha la possibilità di organizzare la propria vita». Il direttore generale Asur Marche Nadia Storti ha fatto il punto sulla vaccinazione dei bambini con i giornalisti a margine della conferenza stampa di presentazione del nuovo assetto organizzativo della Clinica di Ortopedia Adulta e Pediatrica dell’ospedale Salesi di Ancona che si è ieri mattina.

L’adesione dei bambini under 11 anni non segna ancora numeri importanti nelle Marche: «Dipende innanzi tutto dalla sensibilità che c’è nella popolazione e nei genitori» ha detto Storti, sottolineando che «i pediatri di libera scelta ci stanno dando una mano molto grande, e questo è importante perché i genitori hanno fiducia nei confronti dei pediatri».

A tal proposito ha ricordato: «Abbiamo messo loro a disposizione le nostre strutture, come avverrà in questo fine settimana, in modo che possano vaccinare più persone: noi puntiamo sulla sensibilizzazione dell’importanza della vaccinazione. Chiaramente non possiamo imporre, ma dobbiamo dare delle giustificazioni scientifiche che portano al convincimento di procedere con la vaccinazione».

Intanto però la campagna vaccinale degli adulti segna numeri importanti con record di somministrazioni delle terze dosi, ma anche con nuove prime dosi, incentivate anche dall’introduzione dell’obbligo vaccinale per gli over 50. Per questo l’Asur è al lavoro per reperire nuovi spazi più ampi.

«Abbiamo fatto una procedura di evidenza pubblica per individuare nuovi spazi e cerchiamo in ogni capoluogo di provincia e nelle città maggiori, di trovare gli spazi più adeguati» ha detto spiegando che «la stagione invernale, non favorisce, chiaramente, i piccoli spazi», ma «se all’inizio avevamo grandi disponibilità di strutture, adesso riprendendo l’attività normale, queste sono ristrette» e occorre trovare «ulteriori soluzioni».