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Ancona

Addio a Francesco Scarabicchi, le Marche piangono il grande poeta

Si è spento uno dei più grandi poeti di fine '900. Nato ad Ancona, aveva 70 anni. Il ricordo dell'amministrazione, di colleghi e tanti amici che ne hanno apprezzato eleganza, umanità e intelligenza

Francesco Scarabicchi

ANCONA – Le Marche intere, il mondo della poesia italiana, la città di Ancona piangono la scomparsa dell’amato poeta Francesco Scarabicchi. Si è spento ieri sera, 21 aprile, all’età di 70 anni, dopo aver combattuto tenacemente contro un’orrenda malattia. È stato uno dei più grandi poeti italiani di fine Novecento. Nacque nel capoluogo dorico il 10 febbraio del 1951. Oltre che per i suoi capolavori di straordinaria raffinatezza, nei quali ha affrontato con eleganza e gentilezza le tematiche del tempo, della natura e del ricordo, è stato anche traduttore delle opere di García Lorca e Machado.

Nella propria produzione si ricordano in particolare «La porta murata», degli esordi (1982), «Il viale d’inverno» (1989), «Il prato bianco» (1987, poi nel 2017), «L’esperienza della Neve» e «L’ora felice» (Donzelli, rispettivamente 2003 e 2010). Si è sempre interessato anche alle arti figurative. Oggi lo piangono con commozione davvero tutti, in città e non solo. Domattina alle 10 il funerale nella chiesa di via del Conero.

«La scomparsa del grande poeta Francesco Scarabicchi non ci coglie impreparati, ma questo non diminuisce la tristezza in cui ci fa sprofondare – scrive il sindaco Valeria Mancinelli su Facebook -. Scarabicchi è uno dei più grandi poeti italiani. Un uomo sincero, di immensa onestà intellettuale, che con le sue opere ha dato lustro alla città di Ancona, che amava e voleva sempre migliore, e su cui ha scritto pagine bellissime. La sua attenzione verso il ricordo dei grandi del Novecento è quello che prendiamo come impegno, mentre la sua capacità di rendere solida ogni parola scritta e pronunciata, resta la testimonianza per tutta la comunità. Gli dobbiamo molto, e ci stringiamo attorno alla moglie Liana, donna di grande tempra e dolcezza, e ai loro figli».

«Molti scrivono poesie, pochi sono veri poeti – aggiunge l’assessore alla Cultura, Paolo Marasca -. Un vero poeta ha parole verticali, anche per ordinare un caffè. Non racconta storie, ma fissa la profondità dell’animo umano. La poesia di Francesco Scarabicchi è nella storia della letteratura, e vi resterà per sempre. Lui è nei suoi versi. Nei manoscritti che teneva fra le mani già incerte, porgendoli alle persone fidate e attendendo fiducioso e consapevole un cenno di assenso mentre lo leggevano. Un pugno di amici fidati e innamorati; un desiderio incontrastabile nei confronti della parola; una famiglia amata senza tregua. Era un uomo capace di sostanza e bellezza, di severità e mitezza. La poesia lo pervadeva in ogni istante della giornata. Siamo molto tristi».

Sui social il ricordo della docente e amica Patrizia Caporossi, tra le prime a riportare la tragica notizia, che dice: «Ciao Francesco, ti ricordo non solo in quanto nostro grande poeta del Novecento, ma come quell’amico di gioventù, oltre alla tua disponibilità, fin dai tempi della rivista “Marka” con Scataglini, D’Elia e altri amici, sempre pronto a venire a scuola a parlare ai miei studenti/esse di poesia. E vita. Grazie». O ancora quello dell’autore Gianni Montieri, che lo apprezzava per la sua immensa umanità, come chiunque abbia avuto la fortuna di “viaggiare” assieme a lui: «Uno degli incontri più belli ed emozionanti della mia vita è stato quello con Francesco Scarabicchi al KUM Festival. Una commozione e una profondità che mi mettono ancora i brividi. Francesco da qualche ora non c’è più, una volta ha scritto “Ti mancherà ciò che è con te per sempre”. E mi mancherà e sarà con me per sempre».

Era amatissimo. Ad Ancona, in particolare. Ma anche fuori dai confini comunali e regionali, perché quanto ha realizzato in vita rappresenta un’eredità culturale e letteraria destinata a vivere in eterno. Non è un caso che ci sia chi lo celebra con i suoi capolavori, le sue arti, le sue poesie. Come questa, estratta da «Il prato bianco». Che, nel momento del saluto, assume ancora più valore.

«Ci vorrà
tutto il tempo necessario
prima che possa anch’io
fare a meno di me
senza voltarmi,
andando,
per lasciare»
.