Centro Pagina - cronaca e attualità

Ancona

L’Anpi Marche: il 25 aprile è la memoria attiva della Liberazione

L'intervista al coordinatore regionale Lorenzo Marconi: «Spesso vediamo solo il presente, l’immediato, non ragioniamo su ciò che è stato, ce ne dimentichiamo. E non riguarda solo i giovani. Su questo la politica non fa abbastanza»

Una scena del documentario dell'Anpi Tolentino sull'eccidio di Montalto pubblicato per il 25 aprile
Una scena del documentario dell'Anpi Tolentino sull'eccidio di Montalto

ANCONA – Condivisione, partecipazione, riflessione. Questi i cardini attorno a cui ruota, quest’anno più che mai, l’impegno delle Anpi locali, provinciali e regionale per la festa della liberazione. Le celebrazioni per il 25 aprile sono state “spostate” in gran parte on line ma questo non ha fatto venire meno la voglia di rimboccarsi le maniche perché un importante momento della storia d’Italia venga non solo ricordato ma vissuto il più possibile da tutti, grazie anche alle nuove tecnologie.

A spiegare il senso di questo rinnovato impegno è il coordinatore regionale dell’Anpi Marche, Lorenzo Marconi. «Per questo 25 aprile, come negli anni passati, sono state attivate le sezioni provinciali e locali: nonostante i problemi legati alla pandemia da covid sono state proposte diverse iniziative, dei veri e propri strumenti di riflessione anche sui social e di condivisione. Alcune sono a carattere più storico, altre più culturali o musicali, ma tutte vogliono offrire ricordi e suggestioni, dando così modo a ognuno di ritrovarsi nei valori che portiamo avanti e di esprimersi in prima persona sul senso del 25 aprile». 

Le iniziative dell’Anpi regionale e delle varie sezioni marchigiane per questo 25 aprile si legano a quanto messo in atto dal nazionale, che ha pubblicato il memoriale della resistenza italiana con centinaia di interviste a partigiane e partigiani: un insieme unico di storie di vita e scelte raccontate dai diretti interessati, allora giovanissimi ribelli “contro il regime fascista e l’invasore tedesco”. A ogni livello, dal nazionale al locale, è stato inoltrato l’invito a deporre un fiore, alle ore 16 del 25 aprile, sotto le targhe delle vie e delle piazze dedicate ad antifasciste/i e partigiane/i. C’è chi come la sezione senigalliese ha organizzato una mappa, con tanto di Qr code, per illustrare i luoghi collegati a episodi storici, alla resistenza, agli eroi caduti per la liberazione dell’Italia.

Iniziative di vario genere perché questa è la missione dell’Anpi: «Ci organizziamo per stimolare la memoria attiva – spiega ancora Marconi – Non si tratta solo del confronto con il passato per riscoprire i valori, il contesto e le esperienze specifiche che hanno poi generato quei sentimenti di rinascita dell’Italia; si tratta di un’attività che vuole legare la memoria del passato alla situazione attuale perché possa essere interpretata al meglio, diventando tutti più consapevoli su cosa ci aspetta in futuro. Lo facciamo articolando più proposte con vari linguaggi, cercando di allacciare legami e relazioni con il tessuto associativo, con le agenzie dell’educazione e formazione, con il mondo della cultura, con i giovani». 

Lorenzo Marconi
Lorenzo Marconi

La società, secondo Marconi, ha grosse difficoltà non solo a ricordare ciò che è stato ma anche a studiarlo perché certi comportamenti non si verifichino più. E difatti le cronache quotidiane ci raccontano che il meccanismo si è inceppato, che il processo di metabolizzazione degli eventi relativi al 25 aprile e alla Liberazione è stato troppo veloce e in molti tendono a dimenticare o quanto meno a sottovalutarne i rischi: «è evidente che c’è un problema dell’intero paese. Noi vogliamo essere un esempio per i giovani perché possano costruire la propria identità con gli strumenti adeguati per poter interpretare al meglio il mondo in cui vivono». 

Per farlo però servono non solo nuovi strumenti ma anche nuovi linguaggi. «Sappiamo purtroppo che mancano le testimonianze dirette di chi ha vissuto quei momenti, quindi dobbiamo sfruttare al meglio anche le modalità che la pandemia, suo malgrado, ci offre. Vogliamo anche se a distanza favorire l’interscambio di punti di vista ed esperienze. Contro di noi rema il tempo, ovviamente: più cresce la distanza temporale tra gli eventi e il contesto attuale, più diviene difficile saldare un legame con i giovani. Oggi vediamo tutti quanta difficoltà si faccia a rapportarsi con il passato, con gli eventi, con la storia: vediamo solo il presente, l’immediato, il contingente, spesso non ragioniamo su ciò che è stato, ce ne dimentichiamo e questo è un ulteriore problema perché senza radici, nessuno sa muoversi nel mondo attuale, veloce e complesso. E’ anche chiaro che la risposta a problemi di carattere strutturale non può essere trovata nel contingente ma vanno studiate approfonditamente le cause che portano oggi a tutta una serie di contraddizioni per poterne avere quindi consapevolezza. Ecco, forse oggi c‘è poca consapevolezza sugli eventi negativi tra odio e intolleranza che si stanno moltiplicando anche nel nostro paese, su certi episodi preoccupanti». 

Eppure si rischia davvero tanto: sono in molti – storici, politici, associazioni – a lanciare l’allarme, come se dalla storia non fossero stati tratti utili insegnamenti. Le conseguenze della pandemia che vediamo ogni giorno impongono subito riflessioni importanti sugli strumenti per giungere a una risoluzione di tali problematiche. Ma il problema non riguarda solo i ragazzi. «Anche altre fasce d’età sono poco coinvolte: prima c’era molta partecipazione alle vicende e alle iniziative che ne seguivano. Gli anziani in questo senso erano toccati direttamente o avevano visto su di loro o sui propri familiari le conseguenze dirette di certi eventi. Ma le successive generazioni, che non hanno vissuto per fortuna i momenti bui, non hanno purtroppo nemmeno visto i momenti positivi e quindi compreso a pieno ciò che è stato. I 30-40enni, per esempio, sembrano al di fuori di questi discorsi ed è un tema che come Anpi stiamo affrontando con grande consapevolezza».

Una lotta condotta da soli? «No – risponde sicuro Marconi – collaboriamo con tante associazioni, istituzioni, enti di storia e realtà giovanili. Dal basso vedo tanta voglia di impegnarsi per il 25 aprile, sulle tematiche della Liberazione, della Resistenza, della memoria da preservare: mi sembra che invece sia la politica a non fare abbastanza. Il ruolo dei partiti e delle istituzioni in questo senso dovrebbe essere, come individua la Costituzione, molto più attivo nella promozione della cultura della partecipazione e dell’antifascismo che è alla base della nostra Repubblica». 

L'Anpi Marche a una Marcia della Pace Perugia - Assisi
L’Anpi Marche a una Marcia della Pace Perugia – Assisi

E poi l’affondo sulla nuova compagine di governo regionale: «I rapporti mi sembrano freddi. Abbiamo chiesto da due mesi un incontro con il presidente Acquaroli proprio per incominciare a riflettere insieme per esempio su alcune leggi regionali, ma oltre alla risposta non si è andati avanti. Capisco la pandemia, ma non c’è stata la volontà di organizzare nemmeno due ore in due mesi da dedicare all’attuazione delle leggi sui parchi della memoria storica della resistenza (L.R. 35/2020) o sulla affermazione dei valori della resistenza, dell’antifascismo e dei principi della Costituzione Repubblicana (L.R.15/2013)».

«Sono temi importanti – conclude Marconi, coordinatore Anpi Marche – perché mettono in moto un meccanismo di valorizzazione degli episodi storici che ci sono stati nella regione e dei luoghi teatri di eventi tragici che non possiamo in alcun modo dimenticare. A tutte le iniziative serve poi una rete di supporto, anche sotto forma di contributi che potrebbero dare anche una continuità nella programmazione come per esempio le iniziative a Colle San Marco o la marcia per l’eccidio di Montalto e tutte quelle che da anni vengono organizzate con lo sforzo delle Anpi provinciali e locali».

Proprio l’Anpi Macerata, di cui lo stesso Marconi è anche presidente, ha pubblicato una serie di registrazioni del memoriale sul patriota chiamato “Verdi”, Mario Fattorini. Il testo è stato pubblicato solo nel 2005 grazie alla caparbia volontà di Enzo Torresi che coinvolgendo Vittorio Gianangeli è riuscito nell’impresa di ottenere le risorse da parte del Comune e della Provincia di Macerata per la pubblicazione. «Poiché il libro non è facilmente reperibile, ho avuto l’idea che forse avrei potuto registrarne la lettura. Ma questo è solo un esempio di ciò che serve per poter conservare la memoria e diffonderla alle generazioni attuali e future».

Perché il rischio è che la partecipazione venga meno, con il passare degli anni. «Io sono convinto che, non appena possibile, ci sarà una risposta molto forte e significativa da parte delle persone – afferma Marconi – e non solo perché questa è la seconda volta che il 25 aprile dev’essere trasformato per la pandemia in atto. Appena sarà possibile camminare insieme concretamente, troveremo riscontri positivi: non ho alcun dubbio su questo. Le persone sono consapevoli di dover costruire le condizioni per un percorso che ponga al centro gli obiettivi fondamentali che noi come Anpi ci siamo dati: comprendere le trasformazioni del paese ma impegnandosi sempre nell’alveo dei valori dell’antifascismo e della democrazia. Questo è lo scopo del 25 aprile presente, questa è la memoria attiva, questo è l’Anpi».