«L’assistenza ai disabili è un diritto, non può esservi compartecipazione alle spese»

Critiche da una giovane senigalliese con disabilità al linguaggio espresso dai responsabili di due associazioni che stanno avanzando richieste al Comune

Maria Chiara Paolini
Maria Chiara Paolini

SENIGALLIA – Critiche su critiche. Alle prime, rivolte dall’associazione “Amici Disabili” e dall’Unione Nazionale Consumatori al regolamento che disciplina la compartecipazione alle spese per i servizi di assistenza domiciliare alle persone disabili si aggiungono le seconde, osservazioni rivolte da una ragazza disabile al dibattito in corso in questi giorni a Senigallia.

Il tutto nasce dalla necessità derivata dai continui tagli statali ai servizi sociali – ma è anche sancita dalla legge nazionale – che le famiglie di utenti disabili compartecipino alle spese per i servizi di assistenza domiciliare. A Senigallia l’aumento dei costi per disabili e famiglie è passato da un contributo finora minimo di 15-20-30 € mensili a un massimo previsto di anche 800 €. Nella proposta che “Amici Disabili” e Unc hanno avanzato al Comune il tetto massimo viene fissato a 400 euro mensili, su cui l’assessore al welfare locale Girolametti si è detto disponibile a ragionare.

«Non possiamo accettare – scrive Maria Chiara Paolini – il fatto che venga sdoganata la compartecipazione alle spese, quando l’assistenza per gli atti quotidiani è un diritto che non dovrebbe essere basato sulla disponibilità economica delle persone. Allo stesso tempo si dice che “il sistema dei servizi sociali fino ad oggi nel nostro territorio è stato estremamente elevato”: di Comuni davvero attenti alla disabilità qualcuno se ne trova, ma Senigallia non è tra questi. Ho ventisette anni e le ore di assistenza erogate dal Comune sono sempre state largamente insufficienti per le necessità mie e di moltissime persone che conosco».

I referenti dell'associazione Amici Disabili e dell'Unione Nazionale Consumatori
I referenti dell’associazione Amici Disabili e dell’Unione Nazionale Consumatori

L’associazione Amici Disabili e l’Unione Nazionale Consumatori, durante una conferenza stampa tenutasi lo scorso 6 novembre (in FOTO), avrebbe secondo la giovane senigalliese tenuto un linguaggio che, pur inconsapevolmente, sminuisce ulteriormente le persone disabili come “l’educatore rappresenta spesso l’unico amico che i disabili hanno”, “per una famiglia con figli normodotati ad un certo punto della vita le spese si riducono perché i figli spiccano il volo, per noi famiglie con la disabilità, invece, questo non accadrà mai“.
«Chi ha una disabilità – continua Paolini – può avere amicizie come chiunque altro. Se messo in condizione di farlo, ovviamente. Il punto sta tutto qui: se non si ha l’assistenza per poter uscire di casa, farsi degli amici può effettivamente diventare complicato. Inoltre, non se ne può più di questa retorica dei figli disabili che non spiccano il volo. Detto in questo modo è un po’ ambiguo, sembra quasi una conseguenza connaturata alla disabilità. I figli disabili possono spiccare il volo eccome, con un supporto adeguato».

Due osservazioni arrivano anche sull’aspetto economico e sulle richieste portate avanti dalle due associazioni. La compartecipazione dei disabili alle spese per l’assistenza domiciliare (che può arrivare a massimo 12 ore la settimana) per molte persone e famiglie è estremamente onerosa anche perché spesso qualche genitore rinuncia al lavoro proprio per sopperire alla carenza di servizi assistenziali. Quindi con un solo stipendio è già difficile sbarcare il lunario, figuriamoci aumentare la quota di spese a carico delle famiglie. «Si sta parlando di famiglie normali, non certo di magnati del petrolio. Anzi, la disabilità è una delle principali cause di impoverimento: è assolutamente ingiusto chiedere di compartecipare».

«Sono questioni complesse – conclude Maria Chiara Paolini – ma quello di cui sono certa è che chiedere poco sperando di ottenere qualcosa è una scelta che porta ad ottenere pochissimo, o niente. Secondo la mia esperienza, più si chiede e più si ottiene».