Pesticidi e fitofarmaci: come arrivano sulla tavola e quali danni provocano nei bambini (e non solo)

In Italia siamo più tutelati rispetto ad altri paesi d'Europa e del mondo ma il 53% dei cibi contiene più d'una traccia di sostanze tossiche usate in agricoltura. L'intervista all'ex primaria di pediatria di Senigallia Luciana Migliozzi

SENIGALLIA – Da decenni si parla dell’argomento pesticidi, fitofarmaci e di tutte le sostanze tossiche presenti negli alimenti che ingeriamo. Tuttavia delle ricadute sui bambini la popolazione è poco sensibilizzata. A sostenerlo è la dottoressa Luciana Migliozzi, primario per 20 anni (è andata in pensione pochi giorni fa) del reparto di pediatria dell’ospedale di Senigallia. Una consapevolezza “blanda” per così dire che non permette di approfondire un tema che invece riveste un’importanza primaria soprattutto nelle fasce più giovani della popolazione, sempre più affette da disturbi cronici, celiachia in primis. Sì perché se la crisi economica riesce a incidere sulla scelta dei cibi che somministriamo ai nostri figli che hanno meno difese, potrebbe voler dire che ci sentiamo del tutto o abbastanza protetti.

Dottoressa Migliozzi, siamo davvero protetti in Italia?
«C’è da dire che tra tutti i paesi d’Europa e del mondo, l’Italia è il paese che tutela maggiormente i bambini tramite il divieto assoluto di introdurre negli alimenti per bambini sostanze che possano in qualche modo essere contaminate da fitofarmarci e altri prodotti che vengono utilizzati in agricoltura. Nonostante tutte le accortezze in materia di sicurezza alimentare, però, il 53% degli alimenti che mangiamo hanno residui di pesticidi. Se poi pensiamo a tutti i prodotti d’importazione che arrivano dall’estero, la percentuale si alza notevolmente: con essa crescono però tutti i disturbi alimentari cronici, le intolleranze e le allergie che nel mondo sono in aumento esponenziale».

L'ex primario di pediatria all'ospedale di Senigallia Luciana Migliozzi
L’ex primario di pediatria all’ospedale di Senigallia Luciana Migliozzi

Ma cosa sono realmente i fitofarmaci?
«Dal nome sembra quasi che siano farmaci, in realtà sono sostanze tossiche, come erbicidi e pesticidi. In pratica ogni sostanza, singola o miscelata, che possa controllare gli organismi nocivi e quindi evitare danni alle colture. A distruggere i microrganismi sono tante sostanze, compreso il glifosato che viene prodotto da una multinazionale potente. Il suo uso ha determinato erbe resistenti ai fitofarmaci, tanto da costringere a utilizzarne sempre di più per poter controllare le cosiddette erbacce. Non solo, si è scoperto che più viene usato e più aumenta la produzione di grano dei terreni, quindi l’uso è massiccio. Quindi molti cereali ne contengono più di qualche traccia».

Oltre agli erbicidi quali sono le sostanze con cui i bambini vengono più spesso a contatto?
«Beh sicuramente la macrocategoria dei pesticidi è quella che ha un maggiore impatto, ma a volte non sappiamo se il cibo ne è contaminato e in quale misura. Oltre a questi vi sono per additivi chimici, conservanti, coloranti e tante altre sostanze molto presenti in cibi che i giovanissimi mangiano a grandi quantità. Pensiamo alle merendine, alle caramelle, ai dolci confezionati».

pesticidi usati nell'agricoltura
pesticidi usati nell’agricoltura

Come ci danneggiano pesticidi e sostanze tossiche che ingeriamo, a volte inconsapevolmente, tramite cibi contaminati, poco controllati o lavorati dall’industria alimentare?
«Queste sostanze distruggono la nostra microflora intestinale, dei germi che producono gli aminoacidi essenziali per il nostro organismo. Di pari passo aumentano disturbi come la celiachia, ed è una tendenza in aumento negli ultimi dieci anni. Ecco perché tra gli adulti l’1% soffre di celiachia, ma tra i bambini la percentuale sale al 6%: non è tanto l’intolleranza al grano ma alle sostanze che esso – modificato – contiene e su come viene coltivato.
C’è poi tutto il discorso delle allergie e intolleranze, che sono decuplicate negli ultimi anni, anche ai cibi “normali” che abbiamo sempre mangiato. Alcuni studi hanno trovato correlazioni anche con autismo e con la sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), disturbi che fino a pochi anni fa erano quasi sconosciuti o comunque meno frequenti.
Tra gli organi del nostro corpo, i danni maggiori li hanno l’intestino, i reni, il fegato, polmoni e bronchi. L’adulto ha degli enzimi che lo proteggono da queste sostanze, mentre i bambini fino a dieci anni non li hanno: ecco perché nei cosiddetti prodotti “baby food” deve essere assente ogni residuo di pesticidi e altre sostanze tossiche».

pesticidi usati nell'agricoltura
pesticidi usati nell’agricoltura

Quali categorie di alimenti sono più soggetti alla contaminazione da pesticidi e simili?
«Tutti i prodotti ortofrutticoli con la buccia molto sottile, dalla fragola alla lattuga, dai pomodori ai peperoni, dai mirtilli al sedano, dalla mela alla pesca, dagli spinaci alle patate. E poi l’acqua potabile. Ma non è che possiamo eliminare tutti questi prodotti, né evitare di bere: sono comunque alimenti importanti».

Cosa possiamo fare allora per evitare cibi contaminati soprattutto nel piatto dei nostri figli?
«Possiamo adottare alcuni accorgimenti. Sicuramente possiamo lavare bene con acqua e bicarbonato e, dove si può, togliere la buccia. Possiamo certamente scegliere alimenti di stagione e dalla filiera corta o a km 0, riducendo così il rischio che sia contaminato con conservanti per poter affrontare lunghe trasferte. L’altro accorgimento è acquistare prodotti che non abbiano decine di sostanze miscelate e soprattutto cibi biologici, perché devono essere coltivati in terreni senza l’uso di pesticidi, erbicidi e altre sostanze. Ovviamente anche in questo settore vi è chi tenta di far passare per biologico del cibo che in realtà non lo è, però noi dovremmo scegliere prodotti bio certificati. Anche qui c’è da fare i conti con un costo più alto, così come nei baby food. Però d’altro canto, siamo più sicuri che nei piccoli di uno o due anni non entrino sostanze cancerogene, che possono poi rimanere “latenti” anche per anni. Quindi tenere alta la guardia sarebbe, anzi, è una buona norma».