Karim combatte per liberare Raqqua

Il partigiano anti-Isis è tornato a dare sue notizie attraverso una lunga lettera postata sul suo profilo Facebook. Karim Franceschi da Senigallia è tornato a Kobane per combattere il califfato nero

Karim Franceschi

SENIGALLIA- Il suo libro, “Il combattente“, è diventato un best seller. Il 28enne senigalliese Karim Franceschi, nome di battaglia Marcello, sta combattendo l’Isis. Papà italiano e mamma marocchina, la sua lotta contro il califfato inizia nel 2015, quando parte per Kobane e decide di unirsi alle milizie curde. Al rientro in Italia viene accolto come un eroe, ma a Karim la popolarità non basta, lui vuole lottare contro l’Isis e per questo torna a combattere. Ora Marcello, è diventato comandante di brigata: con amici e parenti riesce a comunicare attraverso i social, o via skype non appena arriva in una zona dove c’è connessione. Karim non si ferma e prima di rientrare in Italia, nella sua Senigallia, vuole liberare Kobane.

Una pagina di guerra

«Un filo rosso mi lega a quell’occidente che mi sono lasciato alle spalle. Lega me, e tutti i miei compagni della brigata internazionale che sto guidando. Ma non lega solo noi volontari occidentali. Lega anche gli arabi delle Forze Democratiche Siriane, i curdi delle Unità di Protezione del Popolo, le yazide YBŞ venute a liberare le proprie sorelle in catene, le unità cristiane MFS, un filo rosso ci unisce tutti. Unisce i popoli di questa terra, gli uomni e le donne che aspirano ad un mondo più luminoso.
Qui il ritmo degli attacchi suicidi con autobomba è di tre al giorno. Squotono e divelgono i nostri edifici. Eppure gli arabi con cui combattiamo trovano ancora il modo di rimanere indignati quando sentono di attentati in occidente. Di civili uccisi indiscriminatamente.

Di fronte alla brutalità dell’ISIS, qui rispondiamo fuoco con il fuoco, fucile contro fucile. Ma questa risposta non è la nostra soluzione all’entità ISIS. La liberazione di Raqqa è alle porte, questa è l’ultima roccaforte ISIS, capitale dell’erroneamente definito Stato Islamico.

I bombardamenti americani sono senza dubbio un contributo importante per la battaglia di liberazione di Raqqa. Ma sta nel progetto Democratico, Confederalista, Autonomo, la ragione del nostro successo. Ciò ha permesso al nostro esercito multilinguistico di materializzarsi. L’alleanza formata su un’aspirazione comune. Lega cristiani, musulmani, yazidi. Unisce popoli che altrove si fanno la guerra. E sta ridisegnando i confini del Medio Oriente.

Abdullah Öcalan nel suo libro Confederalismo Democratico parla di un esperimento democratico, ambientalista, femminista, anti-capitalista che sfida la società patriarcale dello stato nazione. Parla di un mondo migliore, più democratico, sfidando quell’ordine prestabilito delle cose, che anche a noi europei sembra così immutabile.

Oggi questo piano ambizioso è la costituzione fondante di queste moltitudini di autonomie.

E io da comunista italiano, che combatte l’ISIS, avanzo metro per metro, con la mia brigata internazionale, sostituendo il fascismo del califfato nero, con questo progetto socialista.

E se come dicono la tempesta viene prima della calma, allora ben venga la tempesta.

Ben venga questa brutale battaglia per l’umanità, se una democrazia senza precedenti può liberare la stessa umanità dalle catene.

E mi cambio la mimetica lorda di sangue di nemici e compagni. E continuo così nella stessa direzione, sempre avanti. Fino alla vittoria».

Raqqa 21 Agosto, prima linea.
Comandante Marcello