«Il decreto sicurezza mina il sistema di accoglienza e relegherà i migranti nell’illegalità»

Dopo l'appello dell'Anci Marche contro il decreto sicurezza di stampo leghista, anche "Diritti al Futuro", formazione politica cittadina costituita da "La Città Futura" e "Art. 1-MDP", si fa sentire

integrazione e accoglienza degli stranieri
integrazione e accoglienza degli stranieri

SENIGALLIA – Dopo l’appello dell’Anci Marche contro il decreto sicurezza di stampo leghista, anche “Diritti al Futuro”, formazione politica cittadina costituita da “La Città Futura” e “Art. 1-MDP” oltre che da singoli cittadini, si è detta fortemente preoccupata per le ricadute negative che il decreto potrebbe avere anche nel nostro territorio, pur privo sino ad oggi da fenomeni di intolleranza ed anzi storicamente caratterizzato dalla attitudine alla accoglienza ed inclusione.

La preoccupazione nasce da tre considerazioni, spiegate in una lettera aperta al sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi per chiedergli l’adozione di ogni iniziativa politico-istituzionale idonea a contrastarne i pericolosi effetti.

«La previsione – scrivono gli esponenti di “Diritti al Futuro” Massimiliano Giacchella ed Euclide Sartini – per cui gli SPRAR non potranno più accogliere i richiedenti protezione internazionale (ma solo chi già l’ha ottenuta e i minori non accompagnati) metterà in crisi quel modello di accoglienza diffusa, a vantaggio del modello “campo di concentramento” rappresentato dai CARA e dai CAS, in assenza di ogni iniziativa per favorire l’integrazione».

Il permesso di soggiorno per motivi umanitari, che in questi anni ha rappresentato la risposta a tutte quelle situazioni (nel 2017 il 25% del totale dei richiedenti protezione internazionale) meritevoli di tutela, verrà sostanzialmente abolito: ciò «relegherà nell’illegalità decine di migliaia di esseri umani dal momento in cui i loro permessi di soggiorno andranno in scadenza. Anche nel nostro territorio avremo persone private dei loro diritti fondamentali (salute, lavoro, istruzione). Senza accoglienza, nella loro condizione di vulnerabilità, saranno potenziale manodopera per la criminalità».

«La previsione contenuta all’art. 13 del decreto – per cui coloro che hanno presentato richiesta di protezione internazionale e dispongono quindi di un permesso di soggiorno per richiedenti asilo, non hanno diritto alla iscrizione anagrafica e di conseguenza al rilascio della carta di identità – relega queste persone in una sorta di limbo privandole di diritti costituzionalmente riconosciuti».

Da qui l’esigenza di scrivere al sindaco di Senigallia perché non si può restare con le mani in mano, in attesa che intervenga una pronuncia della Corte Costituzionale, scrivono Giacchella e Sartini: «questa legge ingiusta, disumana e criminogena impone infatti ad ogni democratico di mobilitarsi e di fare quanto in suo potere per sventare la minaccia. Abbiamo richiesto al Sindaco di intraprendere ogni possibile azione sia politica che istituzionale per impedire che il decreto dispieghi i propri nefasti effetti in tema di accoglienza ed in particolare gli abbiamo chiesto di dare disposizione agli uffici competenti, in analogia con l’azione intrapresa da altri Sindaci, perché non rifiutino l’iscrizione anagrafica ai titolari di permesso per richiedenti asilo e di intraprendere un’azione politico-istituzionale, anche nelle sue vesti di Presidente Anci, nei confronti del Presidente e della Giunta regionale perché propongano ricorso alla Corte costituzionale per conflitto di attribuzione. Confidiamo che le nostre richieste non rimarranno inascoltate perché la posta in gioco è troppo alta essendo messi a rischio i principi fondamentali e sostanziali della nostra democrazia, sanciti e garantiti dalla nostra Carta Costituzionale».